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  • giovedì 7 luglio 2016

La storia di Emmanuel Chidi Namdi, ucciso a Fermo

Un nigeriano richiedente asilo è stato picchiato da un italiano che aveva insultato lui e la sua compagna chiamandoli "scimmie africane"

Emmanuel Chidi Namdi, con la compagna (ANSA)

Emmanuel Chidi Namdi, un uomo nigeriano di 36 anni che aveva chiesto asilo in Italia e da un giorno era in coma dopo essere stato aggredito e picchiato a Fermo, nelle Marche, è morto. L’aggressore, Amedeo Mancini, un uomo italiano di 35 anni, ultrà della Fermana descritto dai giornali come vicino a gruppi neofascisti e di estrema destra, già conosciuto dalle forze di polizia e sottoposto a Daspo, aveva incrociato Emmanuel Chidi Namdi e la sua compagna che passeggiavano per la strada e li aveva insultati con epiteti razzisti; Chidi Namdi aveva reagito ed era stato colpito violentemente. La mattina di giovedì 7 luglio Mancini – che in un primo momento era indagato ma era libero – è stato fermato con l’accusa di omicidio preterintenzionale.

Cosa sia successo esattamente, scrivono oggi i giornali, non è ancora del tutto chiaro: secondo una prima ricostruzione, da prendere quindi con cautela, la sera di martedì 5 luglio Emmanuel Chidi Namdi e la sua compagna, Chinyery, 24 anni, stavano camminando per la strada quando un uomo seduto su una panchina con un amico ha cominciato a provocarli e a insultarli chiamando la donna “scimmia africana”. Chidi Namdi avrebbe reagito prendendo un paletto della segnaletica stradale e avrebbe colpito l’ultrà facendolo cadere a terra. L’uomo si sarebbe rialzato e avrebbe colpito Chidi Namdi con un pugno al viso: cadendo, Emmanuel Chidi Namdi avrebbe battuto la testa e sarebbe stato colpito ancora. Anche la sua compagna è stata picchiata e ferita alle braccia e a una gamba, riportando lesioni giudicate guaribili in sette giorni. Secondo la testimonianza della donna, però, dopo gli insulti dei due uomini, Chidi Namdi si era semplicemente avvicinato per chiedere spiegazioni e le violenze fisiche sarebbero partite da Mancini e dal suo amico che sarà ascoltato come testimone: sarebbero stati loro, inoltre, a colpire Chidi Namdi alla nuca con un palo della segnaletica.

A proposito di Mancini, il Corriere della Sera scrive: «Mancini è titolare di una grossa azienda zootenica a Fermo, che conta una cinquantina di tori. Alto circa un metro e 90 e corpulento, è un volto noto della tifoseria ultras della locale squadra di calcio. Per le sue violenze sugli spalti era già stato raggiunto in passato da un provvedimento di Daspo del Questore di Ascoli Piceno».

Repubblica scrive: «I due si sono difesi dicendo di aver agito così poiché avevano visto la coppia guardare in modo sospetto dentro le macchine parcheggiate». I due richiedenti asilo vivevano dallo scorso novembre nel seminario arcivescovile della Fondazione “Caritas in veritate” guidata da don Vinicio Albanesi. La coppia, ha spiegato don Albanesi, era scappata dalla Nigeria dopo che l’organizzazione terrorista Boko Haram aveva incendiato una chiesa: nell’attacco erano morti i genitori di entrambi e una loro figlia. Emmanuel Chidi Namdi e Chinyery erano arrivati in Italia attraverso la Libia; durante la traversata verso Palermo la donna, che era incinta, aveva avuto un aborto.

Don Albanesi – che durante una conferenza stampa ha parlato di una «provocazione gratuita e a freddo» – ha detto che si costituirà parte civile e ha collegato l’aggressione a una serie di altri episodi che sono avvenuti a Fermo nei mesi scorsi: tra febbraio e maggio davanti a quattro chiese del centro sono state trovate delle bombe artigianali. Tutti i parroci di quelle chiese sono molto impegnati nell’aiuto dei richiedenti asilo o nell’assistenza sociale. Il prete ha spiegato: «È un chiaro episodio di razzismo. Ci sono piccoli gruppi, qui in città, che non hanno una vera e propria ideologia ma hanno in testa un mix di arroganza, razzismo, stupidità. Quello che ha aggredito Emmanuel è uno che picchia tutti. Alcuni di questi piccoli gruppi paladini della razza ariana fanno capo anche alla tifoseria locale. Secondo me si tratta dello stesso giro che ha messo le bombe davanti alle chiese».

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