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  • mercoledì 8 giugno 2016

Maria Sharapova è stata squalificata per due anni

Non aveva superato un controllo anti-doping durante gli Australian Open: lei ha detto che farà ricorso

(AP Photo/Aaron Favila)

Maria Sharapova, tennista russa di 29 anni, è stata squalificata oggi per due anni dalla federazione internazionale di tennis per aver violato le norme antidoping: a gennaio, durante gli ultimi Australian Open, era risultata positiva al meldonium, un farmaco molto usato dagli atleti russi e proibito dal primo gennaio del 2016. Sharapova è una delle tenniste più note degli ultimi anni e al momento della positività nel test antidoping era in settima posizione nel ranking mondiale della WTA. Dopo la notizia della sua positività, Sharapova aveva organizzato una conferenza stampa in cui aveva detto di prendere quei medicinali da dieci anni e di non sapere che fossero stati vietati. Si era assunta la piena responsabilità dell’errore, spiegando di aver ricevuto a dicembre una mail dall’Agenzia mondiale antidoping con un link che rimandava all’elenco delle sostanze proibite, e di non averlo aperto. Il test in questione è stato fatto a Sharapova il 26 gennaio, giorno in cui agli Australian Open aveva giocato e perso i quarti di finale contro Serena Williams. Sharapova ha già pubblicato un comunicato in cui ha detto che presenterà ricorso contro la squalifica della ITF.

Nel comunicato della ITF si legge:

Un tribunale indipendente, incaricato secondo l’articolo 8.1 del programma antidoping tennistico del 2016, ha dichiarato che Maria Sharpova ha infranto le regole antidoping e, di conseguenza, l’atleta è stata squalificata per due anni a partire dal 26 gennaio del 2016.

Sharapova, tennista russa di 29 anni, ha fornito un campione di urine durante i controlli del 26 gennaio, dopo i quarti di finale degli Australian Open. Il campione è stato inviato ad un laboratorio antidoping di Montreal accreditato dalla WADA (l’Agenzia mondiale antidoping), che lo ha analizzato e vi ha trovato tracce di meldonium, un modulatore ormonale che è incluso nelle sostanze proibite della WADA e nel programma della federazione tennistica.

Che cos’è il meldonium?
La WADA ha incluso il meldonium nella lista dei modulatori ormonali e metabolici, cioè delle sostanze che modificano le reazioni enzimatiche e ormonali. La proibizione del farmaco è stata molto criticata dagli atleti e dai preparatori atletici russi, che ne hanno fatto sempre uso. Il meldonium è stato legale per molti anni e solo nel 2015 la WADA ha iniziato a monitorare la sua somministrazione: iniziò a essere commercializzato nel 1975 come cura ai problemi cardiaci, in quanto aiuta la circolazione e aumenta la quantità di ossigeno presente nel sangue, cosa che però permette agli atleti di recuperare velocemente le energie durante gli allenamenti.

L’inventore del farmaco fu Ivars Kalvins, professore dell’Istituto per la sintesi organica lettone. Negli Stati Uniti la Food and Drug Administration, l’ente governativo che regolamenta i prodotti alimentari e farmaceutici, ne ha proibito la vendita: Sharapova abita negli Stati Uniti da quando ha sette anni e i dottori della federazione tennistica russa hanno detto che non erano al corrente del suo uso di meldonium. Anche in Italia e nel resto d’Europa il meldonium non è commercializzato ed è un farmaco sconosciuto, mentre può essere acquistato facilmente e ad un prezzo molto basso in tutte le farmacie russe.

Il principale produttore di meldonium è l’azienda lettone Grindex, che nel suo sito spiega che può essere usato per curare malattie cardiovascolari e che il periodo consigliato per la sua assunzione è al massimo sei settimane. Sergei Sheremetiev, medico della squadra russa di salto con lo sci, sostiene di averci lavorato per vent’anni e di averlo somministrato ai suoi atleti almeno un paio di volte all’anno. Ha detto inoltre che in Russia è usato regolarmente nell’hockey, nello sci, in vari sport invernali e nell’atletica. Dopo la positività di Sharapova, la Grindex aveva dichiarato in un comunicato ufficiale che il meldonium non avrebbe dovuto essere proibito agli atleti, perché non utile ad aumentare il livello delle prestazioni. Secondo alcuni però, il meldonium aiuterebbe anche a “coprire” nei controlli le tracce di EPO, una delle sostanze dopanti più diffuse fra gli atleti.

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