Facebook paga i giornali per i suoi Live

Però soltanto alcuni, che sono un po' reticenti a spiegarlo ai loro lettori

di Emanuele Menietti – @emenietti

Facebook sta investendo molto su Live, il suo strumento per le dirette video, e negli ultimi due mesi ha avviato collaborazioni con alcuni dei più grandi siti di notizie al mondo, per convincerli a usarlo, a trasmettere dal vivo e a fare conoscere al loro pubblico il nuovo servizio. Gli accordi non sono solamente di tipo tecnico: seppure in modo generico e stando sul vago, lo scorso aprile il responsabile di Live ha ammesso che “in alcuni casi” Facebook offre “un incentivo economico” alle testate per produrre le dirette. Dal punto di vista del social network è una strategia comprensibile per diffondere e fare crescere il servizio, ma per i giornali che ricevono gli “incentivi” si pone qualche problema, se non di opportunità, per lo meno di trasparenza: gli accordi con Facebook sono riservati e poche testate hanno comunicato in modo chiaro ai loro lettori di ricevere denaro, e che questo sia l’incentivo alle cose che pubblicano.

Grazie alla strategia piuttosto aggressiva promossa da Facebook, nelle ultime settimane il numero di dirette è aumentato sensibilmente, soprattutto negli Stati Uniti: si è prodotto di tutto, dalle domande e risposte con i giornalisti in redazione alle riprese di eventi di vario tipo, compreso l’esperimento dell’anguria di BuzzFeed, che per l’enorme seguito ricevuto ha riaperto la discussione sul futuro del giornalismo e sul suo presente. Tra visualizzazioni in diretta e in differita quel video è stato visto quasi 10 milioni di volte, e ha contribuito più di qualsiasi altra cosa a far conoscere e parlare di Facebook Live.

buzzfeed-anguria

Gli “incentivi” di Facebook
Secondo le informazioni raccolte da Recode, proprio BuzzFeed è una delle testate che ha ricevuto denaro da Facebook per le dirette, un investimento che si è rivelato lungimirante da parte del social network per farsi pubblicità. Recode ha fatto qualche verifica e ha scoperto che diverse altre testate ricevono soldi da Facebook per le dirette: nel suo articolo ha citato il New York Times, lo Huffington Post e i siti di Vox Media. Il Guardian ha avuto informazioni su una collaborazione di Facebook con Sky. I giornali interessati non hanno diffuso dettagli, ma alcuni loro giornalisti hanno ammesso, o fatto intendere, che dietro l’utilizzo di Facebook Live attualmente c’è un incentivo economico per la loro testata. Questo è per esempio un tweet di Mike Isaac, giornalista del New York Times.

Il New York Times ha spiegato al Post che la redazione ha “deciso di citare l’accordo quando questo è rilevante nel racconto di una notizia su Facebook”. In questo articolo sullo strumento per le dirette, per esempio, viene ricordata la collaborazione tra il giornale e il social network e si dice che “l’accordo comprende forme di pagamento da Facebook verso le testate, New York Times compreso”. Non è stato invece diffuso un articolo o un comunicato dell’editore per annunciare formalmente l’accordo.

Il fatto che il New York Times, una testata sempre molto attenta a rendere espliciti gli accordi commerciali che determinano la pubblicazione di alcuni contenuti, non sia stato completamente trasparente sulla sua collaborazione con Facebook ha portato a qualche critica. Emily Bell, esperta di media che ha lavorato con diversi giornali in passato curandone strategie e affari, ha chiesto in più occasioni al New York Times di dichiarare esplicitamente gli incentivi economici da parte di Facebook per fare le dirette. Secondo altri osservatori, il giornale dovrebbe per lo meno mettere meglio in evidenza nei suoi articoli che parlano del social network una nota, in cui comunica ai lettori di avere rapporti commerciali con Facebook. Dichiarazioni di questo tipo sono frequenti sui grandi giornali statunitensi ed è lo stesso New York Times a farvi spesso ricorso.

In pochi anni Facebook è del resto diventato essenziale per le economie di buona parte dei giornali online. Centinaia di milioni di persone arrivano sul sito di una testata dopo avere letto l’anteprima di un articolo sul social network, e gli editori competono per avere i loro articoli nelle posizioni migliori all’interno della pagina principale di Facebook (la sezione Notizie). Il rapporto si è fatto ulteriormente stretto in seguito al lancio degli “articoli istantanei”, che le testate possono decidere di pubblicare direttamente all’interno di Facebook in modo da sfruttare le sue tecnologie per renderli più veloci da caricare, in cambio della cessione di parte dei ricavi derivanti dalla pubblicità al social network. I Live al momento non hanno pubblicità se non quelle nelle pagine, quindi gli “incentivi” economici aiutano a compensarne la mancanza, facendo in modo che le dirette siano ugualmente utilizzate dalle testate. Quando Facebook avrà sperimentato a sufficienza, studierà il modo di inserire la pubblicità nei Live e verrà meno la necessità di dare soldi alle testate, o almeno questa è l’ipotesi prevalente.

Il finanziamento diretto verso le testate è però per alcuni una cosa diversa dai ricavi della pubblicità e – anche se temporaneamente – implica un rapporto più stretto e vincolante tra le testate e il social network. Sono state quindi sollevate perplessità sul piano etico e professionale per i giornalisti, e sulla capacità dei media di essere trasparenti coi lettori nel chiarire le motivazioni alla base della produzione di questo genere di contenuti. Al tempo stesso, i Live restano comunque un’opportunità per sperimentare nuove forme di giornalismo, angurie comprese, che potrebbero contribuire a rilanciare l’interesse dei lettori verso le testate e l’informazione in generale.

Facebook Live e il gruppo Espresso
Da qualche settimana alcuni giornali del gruppo Espresso hanno iniziato a sperimentare i Live, nell’ambito di un accordo avviato direttamente con Facebook per fare conoscere il nuovo strumento anche in Italia. L’iniziativa era stata inizialmente bloccata dai comitati di redazione di Finegil, l’editrice del Gruppo per i quotidiani locali, a causa di alcune incomprensioni sui termini dell’accordo che sembrava essere vincolante e quindi con un minimo di dirette di una certa durata da produrre al mese. In seguito a un chiarimento, la cosa era rientrata e attualmente i giornali locali producono a loro discrezione i Live per coprire eventi di vario tipo, dalle feste di paese agli incontri con le autorità, passando per le riunioni di redazione.

Il Post ha chiesto al Gruppo Espresso se l’accordo preveda il pagamento di “incentivi” da parte di Facebook per realizzare le dirette. La risposta è che la collaborazione attualmente “non prevede contropartite economiche” ed è più che altro di natura tecnica: Facebook fornisce codici e assistenza per trasmettere le dirette sia sulle pagine Facebook dei giornali locali sia sui loro siti, e rinuncia ai diritti sulle registrazioni, invece di farseli cedere come avviene di solito per qualsiasi contenuto pubblicato nei suoi spazi. Il Gruppo l’Espresso confida comunque di ricavare qualcosa dalla pubblicità che viene mostrata sulle pagine delle singole testate.

Non ci sono notizie di accordi simili con altre testate in Italia, né di pagamenti effettuati da Facebook verso alcuni giornali. Il Post ha chiesto a Facebook qualche informazione in più su eventuali accordi commerciali per le dirette, ricevendo una risposta un po’ evasiva:

Attualmente stiamo sperimentando questo prodotto e vogliamo sapere dai produttori di contenuti come rendere migliori e più coinvolgenti i video in diretta su Facebook. Trattandosi di un nuovo formato, siamo al lavoro con un piccolo gruppo di partner nell’ambito di un programma temporaneo per avere riscontri sul prodotto e iniziare a creare un modo sostenibile, nel lungo termine, per monetizzare le dirette video.

A domande più dirette circa i finanziamenti e gli incentivi, una portavoce di Facebook ha risposto: “Non abbiamo altri dettagli da aggiungere”.

Il Corriere e Snapchat
Da questa settimana, il sito del Corriere della Sera ha intanto iniziato a sperimentare la pubblicazione di contenuti su Snapchat, l’applicazione che è una via di mezzo tra un social network e un sistema per scambiarsi messaggi, i cui contenuti spariscono dopo essere stati visualizzati. La sperimentazione in questo caso è partita spontaneamente dal Corriere senza che ci fossero contatti con Snapchat, sul modello di quanto fatto da altre testate all’estero di recente, come Le Figaro in Francia. Il servizio ha quindi qualche limitazione, perché il Corriere non può accedere agli stessi strumenti che utilizzano i media negli Stati Uniti, compresa la possibilità di essere messi in evidenza nella sezione “Discover”. Per ora è una sperimentazione che impegna due giornaliste della redazione, che si occupano anche di travasare i contenuti più adatti sul sito del giornale, in modo da creare un archivio che su Snapchat non può essere mantenuto, perché ogni contenuto viene cancellato al massimo 24 ore dopo la sua pubblicazione.

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