La storia dei trailer

Da quando erano muti e si vedevano alla fine dei film – sapete cosa vuol dire "trailer"? – fino all'epoca dei "BRAAAM" e di YouTube

Da quando esistono i cinema, cioè dalla fine dell’Ottocento, esiste anche il problema di convincere le persone ad andare al cinema. Il modo più famoso ed efficace per farlo è da anni il “trailer”, cioè un video di un paio di minuti che prova a convincere gli spettatori che un film è un bel film. I trailer sono insomma degli spot pubblicitari: però spot piacevoli, con un loro culto e una loro grammatica. La storia di come i trailer sono stati inventati e di come sono cambiati è a sua modo una specie di trailer della storia del cinema: ogni volta che nel cinema c’è stato un grande cambiamento, sono cambiati anche i trailer. I primi trailer sono arrivati negli anni Dieci del Novecento. Si vedevano alla fine dei film e non all’inizio: in inglese trailer significa “rimorchio”.

I primi trailer

I trailer nacquero negli Stati Uniti all’inizio del Novecento. All’epoca i cinema erano noti come Nickelodeon, una parola composta da “odeon” (il nome usato nell’antica Grecia per gli edifici in cui c’erano rappresentazioni teatrali) e “nickel” (nichelino, la moneta da cinque centesimi di dollaro). Il nichelino era il prezzo da pagare per entrare al cinema. Nei cinema non c’erano film come li intendiamo oggi. C’erano tanti brevi filmati, proiettati uno dopo l’altro e magari intervallati da pubblicità, di solito di alcolici o tabacco. Si pagava il nichelino, ci si sedeva e si stava nel cinema per tutto il tempo che si voleva, magari fino alla chiusura.

Il primo trailer della storia del cinema è considerato quello proiettato nel 1912 alla fine di The Adventures of Kathlyn, una serie di brevi episodi collegati l’uno con l’altro, ed era molto semplice. Alla fine di un episodio in cui Kathlyn, la protagonista, finisce in una fossa di leoni, fu proiettato un testo che, per convincere gli spettatori a tornare per l’episodio successivo, chiedeva: «Ce la farà a scappare dalla fossa? Venite a vedere i prossimi emozionanti capitoli». Il primo trailer fece quindi in modo esplicito quello che quasi ogni serie tv fa in modo implicito da anni. Il sito Hopes and Fears – che alla storia del trailer ha dedicato un lungo articolo – scrive che il primo trailer con le immagini fu mostrato nel 1913 a New York, ma non serviva a promuovere un film bensì un musical di Broadway. Lo si considera “trailer” perché mostrò alcuni spezzoni dello spettacolo, per convincere la gente ad andare a vederlo: lo realizzò il pubblicitario Nil Granlund, che poi ne fece altri simili e nel 1914 iniziò a fare trailer per i film di Charlie Chaplin, cioè per la più grande personalità cinematografica di quegli anni.

I primi trailer erano molto semplici, anche perché promuovevano film muti: quindi erano formati da brevi spezzoni di film e parti di testo che mostravano i nomi del cast e spiegavano parti della trama. In altri casi le parti testuali promettevano momenti “emozionanti”, “sconvolgenti”, “sorprendenti”, e così via.

La NSS e Il cantante di jazz

merI primi trailer erano fatti da chi faceva i film, ma dagli anni Venti le cose cambiarono: a New York fu fondata la National Screen Service (NSS), una società che iniziò a produrre e vendere trailer a chi ne aveva bisogno, cioè soprattutto ai cinema: riempivano i buchi di programmazione e invogliavano la gente a tornare per vedere nuovi film. La NSS faceva comodo anche a chi produceva e distribuiva film, anche perché da un certo punto in poi iniziò a pagare piccole royalties per poter produrre i trailer dei loro film. Le case cinematografiche finirono insomma per subappaltare alla NSS la produzione dei trailer, ricavandoci pure qualcosa.

Nel 1927, quando la NSS si occupava della maggior parte dei trailer statunitensi, uscì Il cantante di jazz, il primo film sonoro della storia; che fu quindi accompagnato dal primo trailer sonoro della storia, che iniziava con una voce che invitava la gente ad andare a vedere il film.

I trailer del sonoro

Il sonoro fu una novità così grande che in alcuni casi furono realizzati addirittura trailer senza scene del film. Tornarono le schede testuali dei tempi del cinema muto, accompagnate però dal suono: è per esempio il caso del trailer di Nemico pubblico, un film del 1931 di William A. Wellman.

Anche in quegli anni i trailer continuarono a puntare sul sensazionalismo più che sulla trama. Veniva svelato poco o nulla di quello che succedeva nel film, ci si limitava a dire che quello che succedeva era “nuovo”, “diverso”, “emozionante”, “sconvolgente”. I trailer avevano poi quasi tutti lo stesso stile perché – almeno negli Stati Uniti – erano quasi tutti fatti dalla NSS. Hopes and Fears scrive:

All’apice dell’era-NSS, i trailer facevano promesse come “Il Mostro Parla” (succede per esempio nel trailer di The Bride of Frankenstein). Oggi i trailer sono invece una versione accorciata del film; poi alla fine del trailer vediamo una scena in cui il mostro parla.

Dopo la Seconda guerra mondiale la NSS fu accusata di monopolio del mercato. Registi e case di produzione, vedendo anche che in Europa le cose si facevano in modo diverso, riuscirono a riprendersi il controllo dei trailer per i loro film. Per alcuni decenni comunque i trailer vennero fatto in stile-NSS, diciamo: per esempio quello di Casablanca, che uscì nel 1942.

Il trailer di Quarto Potere di Orson Welles, uscito qualche anno prima di Casablanca, è invece completamente diverso: più originale e moderno.

Hitchcock e Kubrick

Tra i registi che dopo la fine della NSS decisero di farsi da soli i trailer dei loro film – e di farli in modo radicalmente diverso, sulla scia di Welles – ci sono due dei più grandi della storia del cinema: Alfred Hitchcock e Stanley Kubrick. Nel trailer per Psyco Hitchcock scelse di mostrarsi e accompagnare gli spettatori per il Bates Motel, la famosa ambientazione del film. Quel giro finiva davanti all’ancor più famosa tendina della doccia: Hitchcock l’apriva e dietro c’era una donna che urlava. Non era Jane Leigh, la protagonista del film, ma un’altra attrice, Vera Miles, che fu chiamata perché Leigh era impegnata altrove.

Nel 1964, quattro anni dopo Psyco, uscì Il dottor Stranamore – Ovvero: come ho imparato a non preoccuparmi e ad amare la bomba, uno dei più famosi e apprezzati film di Stanley Kubrick. È un trailer di più di mezzo secolo fa: a guardare il ritmo del montaggio potrebbe essere stato fatto ieri.

E poi Lo squalo

Negli anni Settanta arrivò una nuova generazione di registi: i quattro più famosi erano George Lucas, Francis Ford Coppola, Martin Scorsese e Steven Spielberg, che nel 1975 diresse Lo squalo, un film che – per la storia del trailer così come per tante storie di cinema – è considerato un punto di svolta. Hopes and Fears ha scritto: «Il trailer di Lo squalo era molto vicino a quello che i trailer sarebbero diventati poi: mini-film di tre minuti che spiegano nel dettaglio al pubblico quello che succederà nel film».

I mini film

I trailer – che intanto si erano presi il loro posto attuale, prima dei film – seguirono la strada aperta da Lo squalo mostrando sempre più cose e diventando piccole storie con un inizio, uno sviluppo e una fine. Col tempo sono finiti per mostrare anche troppe cose: The Dissolve ha definito il trailer di Terminator 2 – Il giorno del giudizio, uscito nel 1991, «il più grande spoiler del mondo», perché svelava che il robot killer interpretato da Schwarzenegger era diventato buono, rovinando in pochi minuti un’attesa che durava da sette anni, da quando era uscito il primo Terminator.

Il più efficace esempio di quello che i trailer diventarono negli anni Novanta è però il trailer di Independence Day, che uscì nel 1996. Questo trailer tra l’altro mostra anche un’altra tendenza, definita «lo stile di montaggio MTV».

Nel 1999 uscì il trailer di Star Wars: Episodio I – La minaccia fantasma, il quarto film della saga di Star Wars. Ancor prima che uscisse il film, si notò un aumento delle vendite dei biglietti per i film prima di quali veniva mostrato il suo attesissimo trailer: in certi casi le persone compravano il biglietto, guardavano il trailer e poi uscivano dal cinema.

Poi per fortuna è arrivato YouTube, che ha portato i trailer al loro livello successivo e attuale. Non ci sono dati ufficiali ma è ragionevole pensare che il numero di trailer che ognuno di noi oggi vede in un anno sia molto più grande del numero di film effettivamente visti al cinema. Nell’era di YouTube – che esiste dal 2005 – i trailer sono rimasti stilisticamente simili a quelli dei primi anni Novanta: effetti speciali dove servono e tante informazioni sul film. Sono aumentati di quantità – per i film più importanti ne escono diverse versioni – e sono arrivati i teaser trailer, dei trailer che annunciano l’arrivo di altri trailer. E poi è arrivato il BRAAAM, quel suono reso famoso nel 2010 dal trailer di Inception e poi ripreso da decine di altri trailer.

Non più mini film

È difficile trovare il trailer di un importante film che si distanzi dallo stile corrente. In alcuni casi sta cambiando la sostanza, non la forma: uno degli esempi più citati in questo caso è il trailer di Mad Max: Fury Road, originale tanto quanto il film. Mad Max: Fury Road ha una trama piuttosto semplice – vanno tutti di là e poi tornano tutti di qua – ma il trailer non la spiega, appositamente, preferendo lasciare spazio alle scene d’azione. Non è più un mini film: non si capisce bene chi va dove e perché ci va.

Un altro importante e ancora più recente caso riguarda il trailer di Star Wars: Il risveglio della Forza, in questo caso il primo dei tantissimi usciti. Non è più una mini storia: è una sfilza di ammiccamenti al pubblico – c’è lui, c’è questo pianeta, si vede quell’astronave – che non ha più lo scopo primario di far sapere alla gente che uscirà un film e che potrebbe essere il caso di andarlo a vedere. Serve a far parlare del film.

Per capire cosa è cambiato nel modo in cui si fanno i trailer, la sintesi più efficace l’ha fatta un video che nel 2010 aveva immaginato come sarebbe stato il trailer di L’Impero colpisce ancora – un film del 1980 – se fosse uscito nel 1950.

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