(ANSA/GIUSEPPE LAMI)
  • Italia
  • giovedì 2 Giugno 2016

Il PD che non vuole i partiti nella RAI, a parte il PD

Paolo Conti sulla assurda pretesa del partito di governo di dirsi vittima della Rai che ha costruito

(ANSA/GIUSEPPE LAMI)

Sul Corriere della Sera di oggi, Paolo Conti critica il Partito Democratico per le recenti proteste – arrivate fra gli altri dai vicesegretari Debora Serracchiani e Lorenzo Guerini, e dal deputato del PD e membro della Commissione vigilanza RAI Michele Anzaldi – che ha avanzato contro la gestione della RAI e la direzione di alcuni suoi programmi politici. Secondo Conti negli ultimi anni il PD ha partecipato attivamente alla “lottizzazione” degli organi dirigenti della RAI. L’attuale dirigente generale è Antonio Campo dell’Orto, considerato molto vicino al segretario del PD e presidente del Consiglio Matteo Renzi, e anche la presidente Monica Maggioni è considerata vicina a Renzi. Conti scrive che al posto di invocare riforme e una RAI “libera dai partiti”, «occorrerebbe semplicemente votare (in Vigilanza) i vertici della Rai e poi lasciare che l’autonomia aziendale faccia il proprio corso».

Se, in Italia, ti capita di detestare qualcuno, esiste un formidabile strumento per dimostrare il tuo odio: batterti perché il tuo nemico venga nominato ai vertici della Rai. Trascorse appena quarantott’ore di auguri, applausi e untuose lusinghe, gli apparirà l’inferno. Non solo la fila di questuanti e di sedicenti geni incompresi ed emarginati dalle precedenti gestioni. Soprattutto comincerà a farsi sentire quella politica che, fino al giorno prima, ha gridato «giù le mani dalla Rai», uno dei più ipocriti e corrotti luoghi comuni della nostra vita pubblica dai tempi della riforma del lontano 1975, anno in cui cominciò la lottizzazione (neologismo di Alberto Ronchey) della tv pubblica. Prima le piccole avvisaglie, poi i primi distinguo, infine le risse e le urla scomposte.

Sta capitando anche alla tv pubblica presieduta da Monica Maggioni e guidata dal direttore generale (con poteri da amministratore delegato) Antonio Campo dall’Orto, più un Consiglio di amministrazione eterogeneo e a tratti incomprensibile (di alcuni consiglieri si sono letteralmente perse le tracce).

I nuovi vertici si sono insediati nell’agosto 2015, quindi mancano pochi giorni al primo dei tre anni di mandato. Ma gli attacchi somigliano sempre di più a un assedio finale. In particolare cresce di ora in ora la qualità e la quantità di fuoco amico politico che bombarda il quartier generale di viale Mazzini. I colpi più violenti arrivano da quel Pd che, di fatto, ha indicato Campo dall’Orto, o CdO, come lo chiamano alla Rai: uomo della Leopolda, quindi del segretario-presidente del Consiglio Matteo Renzi.

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