(ROLF VENNENBERND/AFP/Getty Images)
  • Mondo
  • venerdì 15 Aprile 2016

La Germania processerà un comico

Aveva letto in tv una poesia satirica contro il presidente turco Erdogan: oggi Angela Merkel ha autorizzato la formalizzazione delle accuse

(ROLF VENNENBERND/AFP/Getty Images)

Venerdì mattina la cancelliera tedesca Angela Merkel ha dato parere positivo sull’inizio del processo nei confronti del comico Jan Böhmermann, accusato di aver offeso il presidente della Turchia Recep Tayyip Erdogan con una poesia letta durante una trasmissione satirica dell’emittente pubblica ZDF. Diffamare un capo di stato estero in Germania è un reato: dopo un esposto formale della Turchia al governo tedesco e l’apertura d’ufficio di un’indagine preliminare da parte della procura di Magonza, oggi Merkel ha autorizzato la formalizzazione delle accuse nei confronti di Böhmermann.

Il 31 marzo scorso il popolare comico Jan Böhmermann aveva letto durante la sua trasmissione televisiva Neo Magazin Royale una poesia in cui, tra le altre cose, suggeriva che il presidente turco Erdogan facesse sesso con le capre e guardasse film pedopornografici mentre si divertiva a “reprimere le minoranze, prendere a calci i curdi e picchiare i cristiani”. La poesia aveva subito causato proteste formali del governo turco ed era stata trasmessa poche settimane dopo un altro episodio simile: il 17 marzo la trasmissione Extra 3 della televisione NDR aveva mandato in onda una canzoncina che prendeva in giro il presidente turco e lo accusava di repressione della stampa e di gestione dispotica del potere, e già in quel caso il governo turco aveva chiesto la rimozione del video della canzone dal sito dell’emittente convocando l’ambasciatore tedesco in Turchia per spiegazioni.

La poesia di Böhmermann era stata presentata come una risposta all’intransigenza della Turchia e Böhmermann aveva detto di voler spiegare ad Erdogan la differenza tra satira e diffamazione. La sua poesia, dal contenuto parecchio più duro nei confronti di Erdogan rispetto alla canzone di Extra 3, era stata recitata in studio con una bandiera della Turchia e un ritratto di Erdogan sullo sfondo. Dopo le prime proteste, alcune arrivate anche da cittadini tedeschi, il video della canzone era stato tolto dal sito di ZDF (e al momento è introvabile anche attraverso altri canali).

La legge che vieta la diffamazione di capi di stato esteri, tuttavia, prevede che le accuse possano essere formalizzate solo dopo un reclamo del diretto interessato, la Turchia in questo caso, e un via libera del governo, che è quello arrivato oggi. Angela Merkel ha spiegato oggi la sua decisione di autorizzare il procuratore federale tedesco a formalizzare le accuse nei confronti di Böhmermann dicendo di non voler interferire con il sistema giudiziario con una decisione politica e dicendo che permettere la formalizzazione delle accuse e l’eventuale inizio di un processo non corrisponde a una decisione sulla sua colpevolezza. «In una democrazia costituzionale», ha detto oggi Merkel «bilanciare i diritti personali con la libertà di stampa e di espressione non è una questione che riguarda il governo, ma il sistema giudiziario». Negli ultimi giorni Merkel era stata molto sotto pressione per prendere una posizione a favore della libertà di espressione e di stampa, dato che molti considerano un’ingerenza della Turchia la richiesta di processare Böhmermann.

Merkel però ha detto anche che considera sbagliata la legge che permette azioni penali per insulti a capi di stato esteri e ha annunciato che verranno presi provvedimenti per cancellarla. Nella stessa conferenza stampa Merkel ha anche espresso preoccupazione per la situazione della libertà di stampa in Turchia: da tempo Erdogan è molto criticato per l’atteggiamento del suo governo nei confronti della stampa turca, in particolar modo dopo che una sentenza secondo molti pilotata dal governo aveva commissariato il principale giornale di opposizione turco, Zaman. I rapporti tra l’Unione Europea e la Turchia, tuttavia, sono resi più complicati dal fatto che la Turchia sia diventato il principale partner dell’Unione Europea nella gestione del flusso dei migranti.