Bernie Sanders a Madison, Wisconsin (Scott Olson/Getty Images)

Bernie Sanders resta a galla

Ha vinto dove doveva vincere per rimanere in corsa, e cioè a Washington, alle Hawaii e in Alaska: ora però deve replicare in stati più grandi e popolati, e sarà dura

Bernie Sanders a Madison, Wisconsin (Scott Olson/Getty Images)

Sabato sera si sono svolte le primarie dei Democratici per la presidenza americana in Alaska, nello stato di Washington e alle Hawaii. Bernie Sanders, il senatore 74enne molto di sinistra, ha vinto con ampio margine su Hillary Clinton in tutti e tre gli stati. Secondo Politico, è il periodo migliore per Sanders da settimane a questa parte: al di là del risultato in termini di delegati per la convention finale – i delegati vengono assegnati in base ai risultati nei singoli stati – l’esito delle ultime primarie consentirà a Sanders di godere di una nuova spinta e maggiori attenzioni dei media in vista di votazioni più importanti, come quelle di New York e Pennsylvania. Diversi giornali americani hanno fatto comunque notare che Sanders rimane molto indietro a Clinton nella conta dei delegati, e che tuttora è indietro nei sondaggi nei prossimi stati che assegnano un gran numero di delegati. Parlando ai suoi sostenitori dopo le vittorie di ieri, Sanders ha detto: «non permettete a nessuno di dirvi che non possiamo ottenere la nomination o vincere le elezioni. Faremo entrambe le cose».

Sanders ha ottenuto l’82 per cento dei voti in Alaska – che assegna in tutto 16 delegati – e il 73 per cento a Washington, che ne assegna invece 101 su base proporzionale. Per le Hawaii non ci sono ancora risultati definitivi: secondo il giornale online hawaiiano Star Adviser, con l’88 per cento delle schede scrutinate Sanders ha oltre 40 punti di vantaggio su Clinton. Solo a Washington Sanders dovrebbe ottenere una settantina di delegati contro i circa 30 di Clinton: il vantaggio di Clinton dovrebbe ridursi quindi a circa 250 delegati o poco meno. La vittoria di Sanders a Washington e in Alaska era ampiamente attesa: la demografia di entrambi gli stati giocava a favore di Sanders – poche minoranze etniche, una recente storia “di sinistra” – e in entrambi si è votato tramite caucus, una forma particolare di votazione che finora ha avvantaggiato i sostenitori di Sanders.

La possibilità che Sanders ottenga la nomination rimane comunque piuttosto remota: Clinton per ora è in vantaggio a New York – di cui è stata senatrice per otto anni – che assegna 247 delegati e dove si vota fra tre settimane; e in generale ha dimostrato di sapere ottenere risultati migliori di Sanders in stati molto popolati e con una rilevante componente etnica, cosa che la rende anche un candidato molto più appetibile in vista dell’elezione generale. Appena due settimane fa, Clinton aveva vinto con un buon margine in Florida, Illinois e Ohio, tre stati grandi e generalmente decisivi alle elezioni presidenziali. Il New York Times ha spiegato che gli ottimi risultati di ieri «consentiranno a Sanders di rimanere in corsa e di continuare a fare pressione su Clinton per i suoi legami con Wall Street e le sue posizioni passate sulla politica estera».

Le prossime primarie si terranno il 5 aprile in Wisconsin, che assegna 86 delegati e dove secondo i sondaggi Sanders può giocarsela. A New York si voterà il 19 aprile, mentre il 26 aprile si voterà in cinque stati compresa la Pennsylvania (dove per ora i sondaggi danno Clinton in vantaggio di una ventina di punti).