Un seggio a Brazzaville, in Congo. (MARCO LONGARI/AFP/Getty Images)
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  • mercoledì 23 Marzo 2016

Com’è andato il “Super Sunday” in Africa

Domenica ci sono state importanti elezioni in sei diversi stati africani: quelle regolari sono state poche, e nella maggior parte dei casi i risultati sono contestati

Un seggio a Brazzaville, in Congo. (MARCO LONGARI/AFP/Getty Images)

Domenica 20 marzo ci sono state delle elezioni in sei diversi stati africani, in un giorno che è stato chiamato “Super Sunday”, in riferimento al “Super Tuesday” americano, il giorno in cui si vota in una dozzina di stati per le primarie americane. In Congo-Brazzaville, Niger, Zanzibar e Benin ci sono state le elezioni presidenziali, in Senegal si è svolto un importante referendum e a Capo Verde si è votato per rinnovare il Parlamento. Sabato ci sono state anche delle apparentemente poco rilevanti elezioni locali in Nigeria, durante le quali però sono stati rapiti e uccisi da uomini armati alcuni scrutatori.

Benin
In Benin, uno stato centrafricano che si affaccia sul golfo di Guinea, si votava per il secondo turno delle elezioni presidenziali. L’imprenditore Patrice Talon ha battuto il primo ministro uscente Lionel Zinsou. Al primo turno Zinsou aveva ottenuto il 27 per cento dei voti, contro il 24 per cento di Talon. È stato un risultato un po’ inaspettato, anche perché Zinsou appartiene al partito del presidente uscente, Boni Yayi, che non si è candidato perché aveva già svolto i due mandati previsti dalla costituzione (che non aveva cercato di modificare, come hanno fatto spesso altri leader africani). Nel 2012 Talon era stato accusato di aver organizzato un complotto per avvelenare il Yayi: dovette scappare in Francia, ed è ritornato in Benin solo l’anno scorso, dopo avere ricevuto il perdono presidenziale. Ha 57 anni e si è arricchito con il mercato del cotone e gestendo il porto di Cotonou, la capitale del paese. Durante la campagna elettorale si era presentato come il vero candidato del Benin, attaccando Zinsou per la sua nazionalità francese. Zinsou infatti ha studiato in Francia, dove ha vissuto a lungo lavorando come speechwriter per l’ex primo ministro francese Laurent Fabius.

Capo Verde
A Capo Verde, un piccolo arcipelago dell’Oceano Atlantico sul quale vivono circa 500mila persone, si votava per rinnovare il parlamento. Ha vinto il Movimento per la Democrazia, che da 15 anni era all’opposizione, e al quale però appartiene l’attuale presidente della Repubblica Jorge Carlos Fonseca. L’attuale primo ministro appartiene invece all’altro partito che domina la politica di Capo Verde, il Partito Africano per l’Indipendenza di Capo Verde. Il Movimento per la Democrazia ha ricevuto il 53,7 per cento dei voti, mentre il Partito Africano per l’Indipendenza di Capo Verde il 37 per cento. Quest’anno a Capo Verde, che è considerato uno dei paesi più stabili, liberi e democratici dell’Africa, si terranno anche le elezioni presidenziali, in una data che non è ancora stata decisa.

Zanzibar
Domenica si è votato anche per eleggere il nuovo presidente di Zanzibar, una regione autonoma della Tanzania. Ali Mohamed Shein, presidente in carica e appartenente al partito Chama Cha Mapinduzi, che è al potere anche nel governo centrale della Tanzania, è stato dichiarato vincitore. Il suo sfidante era Seif Sharif Hamad, candidato del Fronte Civico Unito (CUF). Le opposizioni – e lo stesso Hamad – avevano chiesto agli elettori di boicottare le elezioni, per protesta contro l’annullamento di un’altra tornata di elezioni che si era tenuta lo scorso ottobre e che le opposizioni avevano sostenuto di avere vinto. Shein ha quindi ottenuto, prevedibilmente, oltre il 91 per cento dei voti, e i giornalisti stranieri hanno scritto che la gente ai seggi era poca.

Niger
In Niger lo spoglio dei voti non è ancora finito, ma a quasi due terzi delle schede contate il presidente in carica, Mahamadou Issoufou del Partito Nigerino per la Democrazia e il Socialismo, è al 93 per cento dei voti. L’elezione, come quella di Zanzibar, è stata una specie di formalità: lo sfidante di Issoufou, Hama Amadou, aveva chiesto ai suoi elettori di boicottare le elezioni. Amadou è stato arrestato lo scorso novembre con l’accusa di traffico di bambini, e qualche giorno fa è stato trasportato in Francia in un ospedale, dopo che le sue condizioni di salute erano peggiorate. Amadou, che sostiene che le accuse a suo carico siano motivate da un complotto politico, al primo turno delle elezioni aveva ricevuto circa il 17 per cento dei voti, contro il 48 per cento di Issoufou. L’affluenza totale alle elezioni è stata intorno al 61 per cento, ma le opposizioni stanno protestando, sostenendo che in molte zone del paese è stata molto più bassa. Issoufou è presidente del Niger dal 2011, e questo sarebbe il suo secondo mandato: il Niger è un paese alleato dell’Occidente contro il terrorismo islamico nella regione del Sahara, ma da anni ha problemi di corruzione ed è uno dei paesi nei quali opera Boko Haram.

Congo-Brazzaville
Anche per il Congo-Brazzaville non sono ancora disponibili i risultati definitivi, ma a circa due terzi dello spoglio è avanti il presidente in carica Denis Sassou Nguesso, con il 67 per cento dei voti. Nguesso è al potere in Congo dal 1979 (con una piccola pausa tra il 1992 e il 1997), e nel giorno delle elezioni ha aumentato molto la presenza di soldati, soprattutto nel sud di Brazzaville, la capitale, roccaforte dell’opposizione. Charles Bowao, presidente di una coalizione di opposizione, ha definito i risultati «parziali, esagerati e totalmente distaccati dalla realtà», e ha annunciato che verranno pubblicati mercoledì dei risultati alternativi. Prima delle elezioni aveva ordinato la chiusura di tutte le telecomunicazioni – non hanno funzionato telefoni e internet – per evitare “pubblicazioni illegali dei risultati” e scontri. Ciononostante, il Dipartimento di Stato degli Stati Uniti ha detto di aver ricevuto molte segnalazioni di irregolarità, e ha chiesto al governo di ripristinare le comunicazioni. C’erano otto altri candidati oltre a Nguesso: Guy-Brice Parfait Kolelas, un ex primo ministro, è quello più avanti, con il 16,8 per cento. Lo scorso ottobre c’era stato un referendum per cambiare la costituzione e permettere a Nguesso di candidarsi di nuovo quest’anno: era stato approvato dalla popolazione, ma il voto era stato fortemente contestato e 18 persone erano state uccise dalla polizia nelle proteste.

Senegal
In Senegal si è votato per un referendum costituzionale che, tra le altre cose, metterà un limite di due mandati alla carica di presidente della Repubblica e accorcerà la sua durata da sette a cinque anni. Il referendum era stato voluto dall’attuale presidente Macky Sall, che era stato eletto con la promessa di accorciare il mandato presidenziale e introdurre limiti di età: i giornali locali, citando i risultati ancora non definitivi, dicono che ha vinto il “sì”, cioè la posizione sostenuta dal governo. Ciononostante, la nuova regola non sarà applicata al mandato attuale di Sall, ma solo dal prossimo: per questo Sall – che aveva sostenuto di non avere potuto fare diversamente – era stato molto criticato, e secondo gli osservatori il referendum era più che altro un test sulla popolarità del presidente. Le opposizioni avevano infatti sostenuto il “no”, considerandolo una farsa e una scappatoia per Sall. L’affluenza, scrivono le agenzie di stampa, è stata comunque molto bassa, e i risultati definitivi saranno diffusi venerdì. Il Senegal è considerato uno dei paesi più stabili e democratici dell’Africa occidentale.

Nigeria
Nel Rivers, uno degli stati della Nigeria, si sono tenute invece sabato 19 marzo delle elezioni locali apparentemente poco rilevanti, che però lo sono diventate dopo che la commissione elettorale nigeriana ha detto che alcuni membri del suo staff presenti ai seggi sono stati rapiti e uccisi da bande di uomini armati e mascherati. Si votava per eleggere il parlamento locale e i rappresentanti in quello nazionale, dopo che le elezioni tenute nel 2015 erano state annullate per violenze e irregolarità. Un portavoce di una commissione elettorale indipendente ha detto che gli uomini hanno agito «a quanto si dice per conto di qualche politico». Il voto è stato sospeso, e i risultati non sono stati annunciati. Il Rivers è uno degli stati nigeriani più importanti per l’estrazione di petrolio, e i due partiti principali, il Partito Democratico Popolare e il Congresso di Tutti i Progressisti, si accusano reciprocamente per le frequenti violenze. BBC scrive che si parla di altri morti nelle elezioni di sabato, oltre alle persone rapite dalla banda di uomini armati.