Una scatola di meldonium (AP Photo/Harriet Morris)
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  • giovedì 10 Marzo 2016

Cos’è il meldonium

Dopo Maria Sharapova altri sette atleti russi sono stati trovati positivi a questo farmaco molto comune in Russia e proibito solo quest'anno

Una scatola di meldonium (AP Photo/Harriet Morris)

Pochi giorni fa la tennista russa Maria Sharapova ha annunciato in una conferenza stampa di essere stata trovata positiva a una sostanza dopante nei controlli durante l’Australian Open di Melbourne, lo scorso gennaio. La sostanza a cui è risultata positiva è il meldonium, un farmaco diffuso quasi esclusivamente negli stati dell’ex Unione Sovietica e creato per curare problemi cardiaci, ma che dal primo gennaio 2016 è stato inserito dall’Agenzia Mondiale Antidoping (WADA) nella lista delle sostanze dopanti perché migliora il metabolismo e la resistenza.

Sharapova ha detto che prendeva il meldonium da circa dieci anni e che non sapeva che il farmaco era entrato nella lista delle sostanze proibite dal primo gennaio. Sharapova si è assunta la piena responsabilità dell’errore, spiegando di aver ricevuto a dicembre una mail dall’Agenzia mondiale antidoping con un link che rimandava all’elenco delle sostanze proibite, e di non averlo controllato.

Che cos’è il meldonium?

La WADA ha incluso il meldonium nella lista dei modulatori ormonali e metabolici, cioè delle sostanze che modificano le reazioni enzimatiche e ormonali. La proibizione del farmaco è stata molto criticata dagli atleti e dai preparatori atletici russi, che ne hanno fatto sempre uso. Il meldonium è stato legale per molti anni e solo nel 2015 la WADA ha iniziato a monitorare la sua somministrazione: iniziò a essere commercializzato nel 1975 come cura ai problemi cardiaci, in quanto aiuta la circolazione e aumenta la quantità di ossigeno presente nel sangue, cosa che però permette agli atleti di recuperare velocemente le energie durante gli allenamenti. L’inventore del farmaco fu Ivars Kalvins, professore dell’Istituto per la sintesi organica lettone.

Negli Stati Uniti la Food and Drug Administration, l’ente governativo che regolamenta i prodotti alimentari e farmaceutici, ne ha proibito la vendita: Sharapova abita negli Stati Uniti da quando ha sette anni e i dottori delle federazione tennistica russa hanno detto che non erano al corrente del suo uso di meldonium. Anche in Italia e nel resto d’Europa il meldonium non è commercializzato ed è un farmaco sconosciuto, mentre può essere acquistato facilmente e ad un prezzo molto basso in tutte le farmacie russe.

Il principale produttore di meldonium è l’azienda lettone Grindex, che nel suo sito spiega che può essere usato per curare malattie cardiovascolari e che il periodo consigliato per la sua assunzione è al massimo sei settimane. Sergei Sheremetiev, medico della squadra russa di salto con lo sci, sostiene di averci lavorato per vent’anni e di averlo somministrato ai suoi atleti almeno un paio di volte all’anno. Ha detto inoltre che in Russia è usato regolarmente nell’hockey, nello sci, in vari sport invernali e nell’atletica. La Grindex ha dichiarato in un comunicato ufficiale che non crede che l’uso del meldonium dovrebbe essere proibito agli atleti, perché non può aumentare il livello delle prestazioni. Secondo alcuni, poi, il meldonium aiuterebbe anche a “coprire” nei controlli le tracce di EPO, una delle sostanze dopanti più diffuse fra gli atleti.

Ci sono altri casi di positività?

Dopo la conferenza di Sharapova, è stata comunicata la positività al meldonium di altri sette atleti russi, fra cui la medaglia d’oro olimpica nello short-track Semion Elistratov e il suo compagno di squadra, il campione del mondo Pavel Kulizhnikov. Il ministro dello sport russo, Vitaly Mutko, oltre a criticare le decisioni della WADA, ha detto che con ogni probabilità altri atleti verranno trovati positivi al meldonium. Fra questi non ci sarebbero solo atleti russi ma anche svedesi, etiopi e ucraini. Secondo le parole di Mutko, il ministero dello Sport ha informato per tempo tutte le federazioni della proibizione dell’uso del meldonium.

Uno studio condotto lo scorso anno durante i Giochi Europei di Baku, pubblicato pochi giorni fa dal British Journal of Sport Medicine, evidenzia “un allarmante uso di meldonium tra gli atleti”. Sempre secondo lo studio, tredici atleti che hanno vinto una medaglia avevano usato meldonium, e in totale 66 atleti erano positivi. Il meldonium allora non era ancora vietato ma era solamente monitorato dalla WADA.

L’ultimo documentario del canale televisivo tedesco ARD, lo stesso che aveva scoperto lo scandalo doping della federazione di atletica leggera russa, raccontava che l’uso del meldonium è molto popolare in tutta l’Europa dell’est. Il documentario citava uno studio russo del 2015 in cui il 17 per cento di 4.316 campioni prelevati dagli atleti era stato trovato positivo al meldonium.