(Steve Jennings/Getty Images for Civic Entertainment Group)

Come miagolano i gatti

E soprattutto, vogliono dirci qualcosa? L'intonazione può farcelo capire? Cosa dicono gli studi e gli esperti in materia (esistono)

di Karin Brulliard – Washington Post
(Steve Jennings/Getty Images for Civic Entertainment Group)

Per le persone che l’hanno conosciuto, il mio gatto è una specie di leggenda. Enzo è un bell’esemplare maschio dal pelo bianco e nero, ma quello che colpisce di lui è il suo miagolio: un suono rauco e baritonale che sembra un rimprovero (potete ascoltarlo voi stessi nel video qui sotto, se i vostri timpani ne hanno il coraggio). Enzo miagola sonoramente tutto il giorno. i miei ospiti riprendono lo spettacolo e mi chiedono perché miagoli in quel modo.

È un’ottima domanda. A differenza dei cani – che hanno versi proporzionati alla loro dimensione, che può variare da razze che possono stare comodamente in una borsetta come i chihuahua ai terranova, grandi come orsi – i gatti hanno grossomodo tutti la stessa grandezza (con qualche eccezione). Eppure alcuni miagolano in modo tranquillo mentre altri ululano con passione e vigore, come i gatti del video. Nonostante non ci siano molti studi sui versi dei gatti, per gli esperti di miagolio (e ce ne sono) la spiegazione risiede probabilmente nello stesso complicato insieme di fattori che porta gli esseri umani ad avere voci diverse: aspetti anatomici, come la dimensione del corpo o la lunghezza delle corde vocali; il genere; l’intensità dello sforzo che il gatto fa per miagolare; e il carattere. Anche la razza probabilmente ha la sua importanza, nonostante la maggior parte dei gatti siano incroci.

Sembra che nonostante i suoi miagolii sembrino un lamento, Enzo potrebbe in realtà essere felice. Ma ci arriviamo. Prima alcune nozioni di base sulle conversazioni dei gatti, o vocalizzi, come li chiamano i ricercatori. Nel 1944 la ricercatrice Mildred Moelk ha stilato quello che ancora oggi è considerato il lessico dei gatti definitivo (sebbene sia ancora discusso). Moelk individuò 16 modelli di suoni, ripartiti in tre categorie, che comprendono molto di più dei semplici miagolii. Esistono suoni a bocca aperta – emessi con un respiro intenso, come i fischi o le urla, che i gatti usano quando vogliono essere aggressivi – e suoni che i gatti fanno a bocca chiusa, come le fusa o vibrazioni, che sembrano essere un segnale di felicità. Per produrre i loro miagolii tipici, invece, i gatti aprono e chiudono la bocca: questi suoni possono essere amichevoli o rappresentare una richiesta. I gatti adulti però miagolano solo agli esseri umani, e non tra di loro, probabilmente perché le madri smettono di rispondere ai miagolii dopo lo svezzamento. «I gatti sono così bravi a “parlarci” perché hanno imparato che noi esseri umani non siamo esattamente sul pezzo quando si tratta di capire cosa significano i movimenti che fanno con la coda o le orecchie», ha detto Gary Weitzman, presidente e CEO della San Diego Humane Society e autore del libro How to Speak Cat (“Come parlare ai gatti”).

Gli essere umani rispondono ai gatti, aprendo la bocca o le loro scatolette, in parte anche perché sono affascinati da un suono che sembra quasi un linguaggio, ha raccontato Nicholas Nicastro, che oltre dieci anni fa ha pubblicato due studi molto citati sui miagolii. Ma non è così, ha aggiunto. «Ovviamente i gatti non ci “dicono” cose in particolare. Per alcune persone questa è un’idea difficile da capire: le persone mi dicono in continuazione che sono in grado di capire i loro gatti», ha detto Nicastro, che ha condotto uno studio per capire se ascoltando i versi dei gatti le persone possono essere in grado di capire le circostanze in cui sono stati emessi, riuscendoci solo poco più della metà delle volte. I gatti «cercano di ottenere quello che vogliono. Ma i loro suoni si possono definire linguaggio solo in senso lato, e dal punto di vista emotivo».

I ricercatori hanno tratto poche conclusioni in merito alle “voci” dei gatti, che però sono interessanti. Uno studio su dei gatti sudcoreani ha scoperto che i gatti di casa emettono miagolii più brevi e acuti rispetto a quelli selvatici, il che indicherebbe che la socializzazione avrebbe un peso. Anche i gatti selvatici africani producono suoni più bassi, che secondo le persone interpellate da Nicastro sono «meno piacevoli da ascoltare» rispetto a quelli prodotti dai gatti addomesticati. Nicastro, che oggi scrive anche romanzi ma dice che le sue opere che ricevono più attenzione sono gli studi sui miagolii, ritiene che nel corso dei millenni siano aumentati i miagolii più dolci perché le persone selezionavano i gatti di casa che emettevano suoni più gradevoli.

Tornando al mio gatto, forse lo strano miagolio di Enzo si deve ai suoi antenati semi-selvatici. Dopo tutto i suoi genitori erano gatti di strada del Pakistan. O forse ha un “accento”, come succede ad altri animali. Secondo Nicastro però non è così: probabilmente è solo una caratteristica individuale. Weitzman ne ha dedotto che Enzo potrebbe essere in parte siamese, una razza notoriamente “chiacchierona”.

L’ultima ricercatrice in ordine di tempo a occuparsi dei versi dei gatti è stata Susanne Schötz, professoressa associata all’università di Lund, in Svezia. Per studiare il miagolio dei gatti Schötz usa gli stessi strumenti di analisi acustica che di solito applica sulle persone, e di recente ha iniziato uno studio di cinque anni chiamato “Meowsic” (che in inglese suona come “music”), sul modo in cui i gatti usano la melodia e la voce per comunicare con gli esseri umani, e su come le persone facciano lo stesso per comunicare con loro. Tra le altre cose, Schötz è interessata a capire come i gatti modulino l’intonazione in modo crescente o calante per farsi capire, e ha l’obiettivo di definire una “classificazione prosodica dei vocalizzi dei gatti”.

Per contribuire allo studio di Schötz, e al nostro, abbiamo inviato in Svezia una registrazione audio di Enzo e altri gatti di alcuni giornalisti del Washington Post (Sharkey, Roger e Randy) per farla interpretare. Tanto per cominciare, Schötz ha detto che i gatti non miagolavano semplicemente, ma producevano quelle che definisce “espressioni complesse”. E forse il fatto che Schötz abbia sentito tutti e quattro i gatti fare una richiesta a un certo punto della registrazione non è una sorpresa. Secondo Schötz il miagolio da cucciolo di Sharkey potrebbe essere un modo per chiedere attenzione o cibo. Il verso di Roger è più tradizionale, un suono che si alza e si abbassa e segnala che il gatto potrebbe volere cibo, compagnia o «uscire in giardino» (sfortunatamente per lui, Roger è un gatto di casa). Randy, un altro gatto loquace, ha sfoderato un miagolio “interrogativo”, come per chiedere «puoi darmi da mangiare per favore?». Randy evidentemente è un gatto molto ben educato. Non si può dire lo stesso di Enzo. Sembra però che per una ricercatrice che studia i miagolii il suo verso non sia per niente detestabile: «è piuttosto insolito», ha detto Schötz, il che lo rende un soggetto molto interessante. Anche se non è riuscita a capirne il motivo, secondo Schötz «Enzo ha una bella voce bassa». Con mia sorpresa, però, ha aggiunto che il mio gatto emette «vocalizzi complessi che iniziano come un verso stridente per poi diventare un miagolio. E di solito questi suoni esprimono felicità».

© 2016 – Washington Post