(MIGUEL MEDINA/AFP/Getty Images)

Le librerie indipendenti francesi stanno bene

Soprattutto grazie alle leggi che limitano lo sconto sul prezzo di copertina al 5 per cento e impediscono le spedizioni gratuite dei rivenditori online

(MIGUEL MEDINA/AFP/Getty Images)

La Francia è il paese con il maggior numero di librerie indipendenti – cioè quelle che non appartengono a un grande gruppo editoriale – al mondo: sono circa tremila, di cui più di 600 nella sola Parigi (nonostante abbiano chiuso oltre 80 dal 2011). Secondo un rapporto del 2015 dell’Atelier parisien d’urbanisme (l’agenzia che si occupa di pianificazione urbana di Parigi) le librerie indipendenti francesi coprono circa il 40 per cento del mercato, contro il 28 per cento delle grandi catene, il 16 della grande distribuzione e il 16 degli operatori online. Già a fine 2014 sono uscite dalla recessione e nel 2015 sono cresciute del 2,7 per cento.

Il successo delle librerie indipendenti francesi è favorito sia dalle abitudini delle persone, poco inclini a leggere su schermo e particolarmente affezionate all’oggetto libro, sia da alcune leggi statali che da anni proteggono il settore dalla concorrenza di Amazon e delle catene di librerie. La prima in tal senso fu la legge Lang del 1981, voluta dall’allora ministro della cultura francese Jack Lang in risposta all’apertura delle prime grandi catene di librerie. La legge limita lo sconto applicabile sul prezzo di copertina a un massimo del 5 per cento, favorendo così le piccole librerie: i grandi gruppi hanno un margine di profitto minore su ogni prodotto venduto rispetto alle piccole librerie, ma vendono molti più libri e per questo hanno interesse ad abbassare il prezzo. Dal 2011 esiste in Italia qualcosa di simile: è la legge Levi, che limita lo sconto sui libri al 15 per cento, sostenuta dai piccoli librai per limitare Amazon e le vendite online.

Nel 2013 il tetto massimo di sconto sui libri francesi fu esteso anche alle vendite online e agli ebook, e furono anche vietate le spedizioni gratuite. La legge fu accolta molto favorevolmente dai librai francesi mentre Amazon Francia la definì discriminatoria nei confronti di chi compra online. Molte librerie indipendenti hanno formato associazioni e consorzi – il più grande è il sindacato delle librerie indipendenti – per permettere ai clienti di ordinare i libri su internet e passarli a ritirare in libreria: a Parigi esiste per esempio il sito Paris librairies, che raccoglie i cataloghi di oltre 70 librerie indipendenti. Vincent Monadé, il presidente del Centre Nationale du Livre, è convinto che «la legge è la ragione principale per cui le librerie resistono, ma anche i motivi culturali sono importanti: noi amiamo i libri di carta». In Francia infatti il numero di copie di ebook vendute rispetto ai cartacei è tra i più bassi al mondo: solo il 2,8 per cento del totale, contro per esempio il 20 per cento degli Stati Uniti.

In Italia le librerie indipendenti sono molte meno che in Francia, anche se non esiste un censimento aggiornato. Gli ultimi dati mostrano però che il settore sta uscendo dalla crisi più velocemente: secondo i dati Nielsen relativi ai primi mesi del 2015, nelle librerie indipendenti sono aumentate sia le copie vendute (+2,3 per cento) sia il valore del libri venduti (+1,9 per cento). All’opposto, negli stessi mesi, le catene di librerie – come Feltrinelli o Mondadori o Giunti – hanno registrato un calo sia di copie (-3,7 per cento) sia di valore (-3,9), mentre la grande distribuzione – supermercati e gli autogrill – è scesa del 14,8 per cento per le copie vendute e del 12,2 per cento per il loro valore.

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