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Il Regno Unito ha autorizzato le ricerche per modificare geneticamente gli embrioni umani

È la prima autorizzazione al mondo di questo tipo, consentirà di comprendere meglio le cause degli aborti spontanei

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La Human Fertilisation & Embryology Authority (HFEA) – l’ente del ministero della Salute britannico che tra le altre cose regolamenta la ricerca su embrioni e fertilità – ha autorizzato un gruppo di ricercatori di Londra a modificare geneticamente gli embrioni umani. È la prima autorizzazione al mondo di questo tipo e consentirà di comprendere meglio le cause che portano agli aborti spontanei, dicono i ricercatori, ma secondo i detrattori potrebbe costituire un precedente pericoloso nell’ambito dell’ingegneria genetica legata alla procreazione. Il permesso della HFEA riguarda comunque la sola sperimentazione nei primi sette giorni dalla fecondazione in vitro e gli embrioni non potranno essere impiantati in nessuna paziente.

L’embrione è il primo stadio dello sviluppo di un organismo, nel caso degli esseri umani quello successivo alla fecondazione, quindi all’incontro tra uno spermatozoo e una cellula uovo. Il termine è in realtà piuttosto generico perché nelle prime fasi di sviluppo dell’organismo umano ci sono diversi stadi appartenenti al periodo embrionale (zigote, morula, blastula, gastrula), che termina intorno alla nona – dodicesima settimana con la formazione e l’inizio dello sviluppo del feto. Parte della comunità scientifica ritiene che non si possa parlare di embrione come di “futura persona” prima della seconda settimana di gravidanza, perché le cellule non sono ancora differenziate a sufficienza per distinguere quelle del futuro bambino da quelle della placenta, per esempio. Il tema è molto dibattuto perché spesso a seconda di questa definizioni gli organismi di controllo autorizzano, o meno, ricerche e trattamenti di vario tipo da attuare nella fase embrionale.

La HFEA ha autorizzato la ricerca rispondendo a una specifica richiesta presentata da Kathy Niakan, del Francis Crick Institute di Londra, e dal suo gruppo di ricercatori. Niakan si occupa dello studio della prime fasi di sviluppo dell’embrione e il suo piano di ricerca prevede di modificare i geni che si attivano nei primi giorni dopo il concepimento. Ogni test potrà avere al massimo la durata di una settimana, dopodiché gli embrioni dovranno essere distrutti. L’obiettivo, a questo stadio della ricerca, è capire quali siano le cause che portano alla fine spontanea di una gravidanza e quali altri approcci possano essere seguiti per migliorare i trattamenti contro l’infertilità.

Niakan e colleghi avevano già ottenuto un permesso dalla HFEA per effettuare esperimenti con gli embrioni, di solito donati da coppie con difficoltà ad avere figli e conservati nei congelatori delle cliniche dove si eseguono gli impianti. Ora l’autorizzazione consente di lavorare con il genoma e secondo Niakan le prime sperimentazioni potrebbero iniziare tra pochi mesi. Nell’aprile del 2015, i ricercatori dell’Università Sun Yat-sen avevano annunciato di avere modificato per la prima volta il genoma di un embrione umano, evidenziando molte difficoltà nel lavorare con i metodi sviluppati finora per modificare le informazioni genetiche nelle cellule.