(MAHMUD TURKIA/AFP/Getty Images)
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  • martedì 19 Gennaio 2016

La Libia ha un nuovo governo

È il terzo, di fatto, dopo quelli di Tripoli e Tobruk: è il risultato della mediazione dell'ONU ma ha sede a Tunisi – in Libia non lo fanno entrare – ed è già diviso

(MAHMUD TURKIA/AFP/Getty Images)

Il consiglio di presidenza libico, l’organo composto da nove persone che fa le funzioni di un capo di stato, ha nominato oggi i membri del nuovo governo. La nomina è stata accolta con favore dal ministro degli Esteri italiano Paolo Gentiloni e dall’inviato dell’ONU Martin Kobler, due dei principali artefici dell’accordo che ha portato alla nomina di oggi, ma nonostante l’ottimismo la situazione del paese resta estremamente complicata.

Oggi la Libia è quello che si definisce uno “stato fallito“, dove non esiste un potere centrale e il territorio è nelle mani di milizie e gruppi armati. Fino a un mese fa, quando la mediazione dell’ONU ha portato alla formazione del consiglio di presidenza, il paese era grossomodo diviso in due. Da un lato il parlamento islamista di Tripoli, uscito dalle elezioni del 2012, e le milizie più o meno sotto il suo controllo; dall’altro il parlamento eletto nel 2014 e riconosciuto dalla comunità internazionale, con sede a Tobruk. In mezzo, una serie di gruppi armati più o meno indipendenti e più o meno radicali: uno dei più forti è l’ISIS, che in Libia controlla la città di Sirte.

La nomina del consiglio e di un governo di unità nazionale è il frutto del tentativo della comunità internazionale di comporre le divisioni tra i due parlamenti e formare un governo unico che possa rimettere ordine nel paese. Soltanto alcuni dei membri dei due parlamenti hanno accettato il processo di pace, mentre altri si sono opposti in maniera a volte anche violenta. Di fatto, quindi, oggi la Libia è divisa fra tre “governi” differenti: la fazione composta dai “duri” del parlamento di Tripoli, quella dei “duri” del parlamento di Tobruk e il nuovo governo nominato oggi che, dei tre, appare al momento il più debole.

Il nuovo governo, infatti, si trova in “esilio” a Tunisi, in Tunisia, perché le milizie di Tripoli al momento ne impediscono l’insediamento nella capitale libica. Come se non bastasse, è già diviso al suo interno: la lista con i nomi dei componenti è arrivata due giorni in ritardo rispetto alla scadenza fissata lo scorso dicembre, perché il consiglio di presidenza non è riuscito a trovare un accordo in tempo. La composizione del governo riflette questa difficoltà: tra ministri, vice-ministri e segretari il nuovo governo è composto da 32 persone. Nonostante questo sforzo inclusivo, il consiglio di presidenza si è diviso comunque: BBC racconta che due membri su nove non hanno firmato il documento e hanno dichiarato che il nuovo governo è illegittimo.

I componenti del governo in esilio a Tunisi stanno faticosamente cercando di ottenere l’appoggio delle figure più importanti che attualmente sostengono gli altri due governi. Per il nuovo governo è altrettanto importante continuare ad avere la fiducia dei leader delle milizie e dei capi tribali che lo scorso dicembre si sono accordati per formare il consiglio di presidenza, un’alleanza che è tutto meno che stabile e scontata. Nel migliore dei casi il nuovo governo otterrà l’appoggio politico che gli serve e le trattative che l’ONU sta conducendo con i leader delle milizie di Tripoli gli permetteranno di insediarsi nella capitale: da lì potrebbe fare una richiesta formale per ricevere il sostegno – anche militare, se necessario – da parte della comunità internazionale. Questa strada però, sembra oggi ancora lunga e soprattutto molto incerta.