Siriani in attesa degli aiuti umanitari a Madaya. (AP Photo)

Ban Ki-moon sulla grave situazione di Madaya

Il segretario dell'ONU ha parlato della città siriana assediata dai soldati di Assad dove gli abitanti stanno morendo di fame: ha definito la situazione come "totalmente inconcepibile"

Siriani in attesa degli aiuti umanitari a Madaya. (AP Photo)

Il segretario dell’ONU Ban Ki-moon ha parlato oggi a New York della situazione di Madaya, una città siriana che si trova a pochi chilometri da Damasco e che dal luglio scorso è assediata dai soldati e combattenti fedeli al regime del presidente Bashar al Assad. Gli abitanti di Madaya si trovano da tempo in condizioni molto gravi, soprattutto per la mancanza di cibo e medicine: negli ultimi giorni – dopo che il governo siriano ha trovato un accordo con l’ONU – sono arrivati in città almeno due convogli di aiuti umanitari, ma la situazione non sembra essere migliorata troppo. Il New York Times ha parlato per esempio di corsi scolastici sospesi dopo che gli studenti erano troppo deboli per andare a fare lezione e il Guardian ha scritto che gli abitanti si stanno alimentando con “foglie, erba e acqua aromatizzata da alcune spezie”. Riferendosi alla grave situazione di Madaya, Ban Ki-moon ha detto:

«Potrei dire che sono tenuti in ostaggio – ma è anche peggio. Agli ostaggi viene dato da mangiare»

Ban Ki-moon ha aggiunto che alcuni gruppi dell’ONU che si occupano di aiuti umanitari hanno visto quello che sta succedendo a Madaya e che si tratta di una situazione “totalmente inconcepibile”: hanno visto «anziani e bambini, uomini e donne, che sono poco più che pelle e ossa; scarni, gravemente malnutriti, così deboli da riuscire a malapena a camminare e assolutamente disperati per un minimo boccone di cibo». Il segretario generale dell’ONU ha anche detto che oggi in Siria quasi 400mila persone vivono sotto assedio – circa la metà in aree controllate dallo Stato Islamico, 180mila in aree controllate dal governo siriano e dai suoi alleati, e 12mila in aree controllate dai gruppi dell’opposizione.

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