Il libro più consultato nella biblioteca dell’ONU nel 2015

Parla dell'immunità di capi di stato e di governo davanti alla legge internazionale, e la cosa non dovrebbe stupirci

Il quartier generale delle Nazioni Unite a New York, nel marzo 2015. (TIMOTHY A. CLARY/AFP/Getty Images)

La biblioteca Dag Hammarskjöld si trova nella sede delle Nazioni Unite a New York, è intitolata al secondo segretario generale dell’ONU, raccoglie i documenti e le pubblicazioni dell’organizzazione e altro materiale su argomenti di suo interesse, ed è a disposizione degli impiegati dell’ONU e dei delegati delle nazioni che vi fanno parte. La scorsa settimana la biblioteca ha fatto sapere su Twitter qual è stato il suo libro più richiesto del 2015: si tratta di Immunity of Heads of State and State Officials for International Crimes, la tesi di dottorato scritta dalla studiosa Ramona Pedretti per l’Università di Lucerna, in Svizzera. Il libro, pubblicato nel 2014, è il compendio più approfondito sul tema dell’immunità di capi di stato e di governo a livello internazionale, e spiega come funziona la legge internazionale quando un tribunale cerca di incriminare un capo di stato straniero.

Vox riassume la tesi del libro dicendo che ci sono due tipi di immunità: «l’immunità ratione personae impedisce che un capo di stato in carica sia soggetto alla giurisdizione penale straniera. Invece l’immunità ratione materiae protegge gli atti ufficiali, cioè fatti nel nome dello stato, dallo scrutinio dei paesi stranieri». Il primo tipo di immunità è assoluto e significa che un tribunale nazionale non può incriminare il capo in carica di un’altra nazione; la seconda decade quando decadono dalla carica gli imputati: ha permesso per esempio a Israele di processare il nazista Adolf Eichmann e alla Spagna l’ex dittatore cileno Augusto Pinochet. Pedretti prende in esame anche il caso più complesso degli organismi internazionali, come la Corte penale internazionale, che nel 2009 ha incriminato l’attuale presidente sudanese Omar al-Bashir nel 2009. In questo caso, spiega, i leader dei paesi che riconoscono la corte possono perdere l’immunità ratione materiae e consentire l’incriminazione dei loro capi di stato e di governo in carica.
Molti hanno sottolineato sui social network l’argomento non proprio edificante del libro, ricordando anche che parecchi delegati dell’ONU rappresentano dittatori violenti e sanguinari.