Il primo ministro indiano Narendra Modi abbraccia il CEO di Facebook, Mark Zuckerberg, durante un incontro a Menlo Park, California, Stati Uniti (AP Photo/Jeff Chiu)

I guai di Mark Zuckerberg in India

La sua iniziativa per dare accesso gratuito ma limitato a Internet sta ricevendo grandi critiche in un paese essenziale per la crescita di Facebook

Il primo ministro indiano Narendra Modi abbraccia il CEO di Facebook, Mark Zuckerberg, durante un incontro a Menlo Park, California, Stati Uniti (AP Photo/Jeff Chiu)

Aggiornamento dell’8 febbraio – L’autorità indiana per le comunicazioni (TRM) ha bloccato il progetto “Free Basics” di Facebook, sostenendo che i provider non possono permettere l’accesso solo ad alcuni servizi di internet e non ad altri. Il progetto era già stato sospeso in attesa di questa decisione, che di fatto impedirà a “Free Basics” di proseguire in India nella forma attuale.

***

“Free Basics” – il progetto di Facebook per rendere gratuito l’accesso a parte dei servizi di Internet nei paesi in via di sviluppo – deve fare i conti con una dura opposizione in India, uno dei mercati più importanti per il social network con quasi 130 milioni di utenti e la prospettiva di arrivare almeno a mezzo miliardo di iscritti nei prossimi anni. L’iniziativa è contestata da vari attivisti, contrari a un servizio che fornisce Internet gratuitamente ma di fatto limita l’accesso a una selezione di siti e di applicazioni. Nelle prossime settimane l’autorità per le comunicazioni in India (TRAI) stabilirà se “Free Basics” potrà proseguire o se invece viola le regole sulla neutralità della rete (net neutrality).

Soprattutto nei paesi in via di sviluppo, ancora oggi centinaia di milioni di persone non hanno la possibilità di accedere a Internet, di solito perché non si possono permettere un abbonamento dati per il loro telefono cellulare. Come altre iniziative simili già avviate in passato, “Free Basics” è nato con l’obiettivo di rendere per lo meno accessibili una selezione di siti e di applicazioni, senza che ci siano costi aggiuntivi per chi possiede un cellulare. Facebook negli ultimi anni ha stretto accordi con diversi operatori mobili e produttori di applicazioni per estendere il suo “Free Basics”: tra i siti utilizzabili liberamente senza costi di connessione mobile ci sono il suo social network e altre app di sua proprietà come WhatsApp, per scambiarsi messaggi sulla rete dati al posto dei tradizionali e più costosi SMS, oltre a siti di news, di informazioni sanitarie e di pubblica utilità.

Finora Facebook ha stretto accordi con più di 35 operatori in 30 paesi, dando accesso gratuito a una selezione di servizi Internet a oltre 15 milioni di persone. Le cose sono andate avanti senza particolari intoppi fino a quando il social network ha iniziato a sperimentare “Free Basics” in India, dove ha ricevuto moltissime critiche per le sue limitazioni. A dicembre la TRAI ha imposto a un operatore di sospendere il servizio e ha deciso di avviare una consultazione prima di renderlo nuovamente disponibile. Lo scorso aprile fu anche aperta una petizione online, cui hanno partecipato centinaia di migliaia di persone, per chiedere un collegamento gratuito e libero a Internet.

Facebook ha risposto alle critiche avviando una campagna promozionale in India su grande scala, pubblicando pubblicità su cartelloni e pagine di giornale nelle quali sono illustrati i vantaggi di “Free Basics”. Lunedì 28 dicembre il CEO e cofondatore del social network, Mark Zuckerberg, ha scritto un editoriale sulle opportunità date da “Free Basics” sul Times of India, uno dei giornali più letti in India. Zuckerberg spiega che in tutte le società ci sono servizi base così importanti per il bene comune che meritano di essere accessibili gratis: “abbiamo collezioni di libri base gratuite: sono chiamate biblioteche. Non contengono tutti i libri, ma offrono comunque un sacco di benefici. Abbiamo servizi sanitari di base gratuiti. Gli ospedali pubblici non offrono tutti i tipi di trattamenti, ma salvano comunque le vite. E abbiamo un’istruzione gratuita di base. Tutti i bambini meritano di andare a scuola”.

Zuckerberg pensa che per Internet dovrebbe essere la stessa cosa: un certo numero di servizi di base online accessibili a tutti e gratuitamente, soprattutto nei paesi in cui gli alti livelli di povertà non consentono a tutti di permettersi una connessione a pagamento. Scrive anche che in altri paesi “Free Basics” ha incentivato l’attivazione di nuovi abbonamenti dati a Internet, da parte di persone che se lo potevano permettere ma che non erano a conoscenza delle effettive opportunità offerte dalla Rete. In questo senso, secondo Zuckerberg, l’accesso gratuito a Internet – per quanto limitato – apre le porte in prospettiva a Internet nel suo complesso, senza limitazioni. Secondo i dati raccolti da “Free Basics”, il passaggio a un abbonamento dati si verifica nella metà dei casi ed entro 30 giorni dalla prima connessione ai servizi gratuiti.

Nel suo editoriale, Zuckerberg se l’è presa espressamente con i critici della sua iniziativa:

Sorprendentemente, nell’ultimo anno c’è stato un grande dibattito sul tema in India. Invece di voler dare l’accesso gratuito a una serie di servizi base, quelli che criticano il progetto continuano a diffondere informazioni false, anche se questo significa lasciare indietro un miliardo di persone. Invece di riconoscere il fatto che “Free Basics” sia una porta verso Internet, continuano a sostenere – falsamente – che metterà Internet dentro a un recinto. Invece di accogliere “Free Basics” come una piattaforma aperta in collaborazione con gli operatori, che permette a ogni sviluppatore di offrire servizi gratuitamente alla gente, dicono – falsamente – che tutto questo poterà a meno scelta. Invece di riconoscere il fatto che “Free Basics” rispetta totalmente la net neutrality, dicono – sempre falsamente – l’esatto opposto.

Zuckerberg conclude il suo editoriale ricordando che, da quando esiste, “Free Basics” ha cambiato alcune delle sue politiche accogliendo suggerimenti e richieste ricevuti dagli utenti e da chi collabora al progetto. Ma invita comunque gli indiani a diffidare da alcune affermazioni fatte dagli attivisti contrari al suo progetto, ricordando che dipenderà dalla consultazione avviata dalla TRAI il futuro dello sviluppo di Internet nel paese.

L’editoriale di Zuckerberg non ha però convinto gli oppositori del progetto. Nikhil Pahwa, uno dei principali critici dell’iniziativa, ha risposto dicendo che l’approccio seguito da “Free Basics” è sbagliato, perché a chi sperimenta per la prima volta Internet bisognerebbe dare totale accesso per farsi un’idea di come funziona e delle effettive opportunità che offre. Secondo Pahwa sarebbe molto più efficace un modello nel quale viene lasciata agli utenti la possibilità di “decidere che cosa vogliono, tra milioni di siti e di app tra cui scegliere per diciamo tre giorni, invece di ricevere un accesso illimitato a una selezione limitata di risorse”. Pahwa sostiene inoltre che con “Free Basics” non ci sono garanzie a sufficienza per gli utenti, perché la scelta di che cosa può essere raggiunto o meno dal servizio viene deciso da Facebook con le sue aziende partner.

Anche se con qualche difficoltà, il numero delle connessioni a Internet in India è in crescita sostenuta. Secondo le stime più recenti, si ipotizza che nel 2017 gli indiani che si collegano regolarmente alla Rete potrebbero essere circa mezzo miliardo. Per le aziende più grandi, come appunto Facebook, si tratta di un’opportunità enorme per ampliare il proprio mercato, ma perché ciò avvenga è necessario incentivare ulteriormente l’accesso a Internet, rendendolo il più economico possibile.

Abbonati al

Dal 2010 gli articoli del Post sono sempre stati gratuiti e accessibili a tutti, e lo resteranno: perché ogni lettore in più è una persona che sa delle cose in più, e migliora il mondo.

E dal 2010 il Post ha fatto molte cose ma vuole farne ancora, e di nuove.
Puoi darci una mano abbonandoti ai servizi tutti per te del Post. Per cominciare: la famosa newsletter quotidiana, il sito senza banner pubblicitari, la libertà di commentare gli articoli.

È un modo per aiutare, è un modo per avere ancora di più dal Post. È un modo per esserci, quando ci si conta.