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Il giornalista e regista siriano Naji Jerf, autore di una serie di documentari contro l’ISIS, è stato ucciso a Gaziantep, città turca al confine con la Siria

Domenica 27 dicembre, il giornalista e regista siriano Naji Jerf, autore di una serie di documentari contro l’ISIS, è stato ucciso a Gaziantep, città turca al confine con la Siria: gli hanno sparato alla testa, ma l’omicidio non è stato ancora rivendicato. Jerf era atteso questa settimana a Parigi dopo avere ottenuto un visto da rifugiato per sé e per la sua famiglia.

Naji Jerf aveva 38 anni, era conosciuto per la sua opposizione al regime siriano e all’ISIS e per aver diretto numerosi documentari sulla crisi e la guerra in corso nel suo paese. Aveva appena terminato un film sulle atrocità commesse dallo Stato Islamico ad Aleppo. Jerf faceva parte del collettivo di giornalisti “Raqqa viene massacrata in silenzio”, che dall’aprile del 2014 documentava gli abusi dell’ISIS in questa città nel nord della Siria che è anche l’autoproclamata capitale dello Stato Islamico. Committee to Protect Journalists, un’organizzazione indipendente con base a New York che difende la libertà di stampa e i diritti dei giornalisti in tutto il mondo, ha detto che il gruppo era «una delle ultime fonti rimaste di informazione affidabile e indipendente». Dopo Bachir Abduladhim Al-Saado, Faisal Hussain Al-Habib e Ibrahim Abdel-Qader, Jerf è il quarto giornalista del gruppo ad essere stato assassinato in Turchia. Sulla sua morte è stata aperta un’inchiesta.

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