Il presidente algerino Abdelaziz Bouteflika. (AP Photo/Sidali Djarboub, File)
  • Mondo
  • giovedì 24 dicembre 2015

Chi sta governando in Algeria?

Il presidente Abdelaziz Bouteflika non si fa vedere in giro da più di un anno, neanche dai suoi alleati e consiglieri: molti sospettano ci sia stato un golpe "soft"

Il presidente algerino Abdelaziz Bouteflika. (AP Photo/Sidali Djarboub, File)

Da alcune settimane in Algeria si parla di un presunto colpo di stato “soft” che sarebbe avvenuto contro il presidente Abdelaziz Bouteflika, che è a capo del paese dal 1999. Bouteflika ha 78 anni e negli ultimi tempi ha avuto diversi problemi di salute, tra cui due ictus. I suoi consiglieri più vicini – che non lo vedono da oltre un anno – hanno chiesto pubblicamente di poterlo incontrare per verificare che sia ancora lui a prendere le decisioni. Al momento non si sa molto, ha scritto Carlotta Gall sul New York Times, ma alcuni fatti recenti hanno fatto aumentare i sospetti che un gruppo di persone o una sola persona – forse il fratello – stiano lavorando per estromettere Bouteflika e prendere il potere.

Negli ultimi tempi la presidenza algerina ha preso alcune decisioni che a molti non sono sembrate compatibili con le linee politiche di Bouteflika, che è al suo quarto mandato presidenziale dopo una serie di modifiche costituzionali che gli hanno permesso di ricandidarsi più volte. Per esempio a settembre sono stati licenziati diversi membri dell’intelligence, tra cui anche Mohamed Mediène, il potente generale che ne stava a capo da 25 anni: Mediène – scrive il New York Times – è considerato l’uomo «che ha condotto la guerra brutale contro i ribelli islamisti negli anni Novanta, che ha manipolato le elezioni e che ha controllato la politica grazie alle informazioni che ha su quasi tutti». Altri generali sono stati arrestati e sono state approvate diverse leggi che stabiliscono nuove severe pene per i giornalisti che disturbano “la morale della nazione”.

Il New York Times racconta che un’altra circostanza piuttosto strana si è creata quando il gruppo degli stretti consiglieri di Bouteflika – conosciuto come “Gruppo dei 19” – ha chiesto di poter incontrare il presidente, senza però ricevere risposta. Louisa Hanoune, una politica che fu imprigionata che durante gli anni della dittatura e che è membro del “Gruppo dei 19”, ha detto a El Watan, un giornale indipendente che in passato ha pubblicato diverse rivelazioni riguardanti il circolo ristretto di Bouteflika: «Sono convinta che se lui [Bouteflika] avesse letto la lettera avrebbe chiamato qualcuno del gruppo. Quando qualcuno è indebolito dalla malattia e non può muoversi, diventa dipendente dagli altri». I membri del “Gruppo dei 19” non sono gli unici a credere che Bouteflika di fatto non governi più l’Algeria. Ali Benflis, ex primo ministro algerino e principale sfidante di Bouteflika alle elezioni presidenziali del 2014, ha detto al New York Times di credere che le condizioni di salute del presidente hanno lasciato un “vuoto di potere” sfruttato dalle persone attorno a lui.

Gli ultimi avvenimenti in Algeria stanno cominciando a preoccupare anche gli altri governi del Nord Africa e alcuni stati occidentali: l’Algeria, oltre ad avere delle importanti risorse petrolifere, viene considerato un paese stabile e importante nella lotta contro il jihadismo, soprattutto dopo il peggioramento della situazione in Libia. C’è anche un’altra questione: Adlene Meddi, il direttore del giornale algerino El Watan Weekend, ha detto riferendosi agli ultimi arresti contro membri dell’esercito e ai licenziamenti nell’intelligence: «Le recenti mosse potrebbero creare un confronto pericoloso nel paese», perché si rischia di rompere il tradizionale equilibrio che esiste in Algeria tra presidenza, esercito e servizi segreti. Meddi ha aggiunto che il rischio ora potrebbe essere la creazione di una presidenza controllata dagli oligarchi algerini o condizionata dagli interessi della Francia, di cui l’Algeria era una colonia.

Abbonati al

Dal 2010 gli articoli del Post sono sempre stati gratuiti e accessibili a tutti, e lo resteranno: perché ogni lettore in più è una persona che sa delle cose in più, e migliora il mondo.

E dal 2010 il Post ha fatto molte cose ma vuole farne ancora, e di nuove.
Puoi darci una mano abbonandoti ai servizi tutti per te del Post. Per cominciare: la famosa newsletter quotidiana, il sito senza banner pubblicitari, la libertà di commentare gli articoli.

È un modo per aiutare, è un modo per avere ancora di più dal Post. È un modo per esserci, quando ci si conta.