(Photo credit LOIC VENANCE/AFP/Getty Images)
  • Cultura
  • mercoledì 16 dicembre 2015

Libri per chi a Natale va via

Un po' di consigli su cosa leggere durante le feste, organizzati a seconda che andiate a Parigi, Londra, New York o San Marino

(Photo credit LOIC VENANCE/AFP/Getty Images)

Nonostante gli attentati, la crisi economica e la pigrizia, durante la feste di Natale in molti andranno in vacanza in giro per l’Europa. E siccome in viaggio ci sono i tempi morti degli spostamenti, spesso i viaggiatori si illudono di occuparli con letture fluviali e qualche volta ci riescono. A casa nel corso dell’anno si sono accumulate pile di libri, ma ognuno ha il dubbio che se non si sono letti un motivo ci sarà. Di seguito ne proponiamo qualcun altro adatto a chi sta per partire. La lista di libri è suddivisa per 9 destinazioni europee, oltre a New York.

PARIGI. I tempi non sono granché, e farà molto freddo perché Parigi a dicembre può essere uno dei posti più freddi del mondo. Ma magari no, magari per reazione la gente sarà allegra, i bar saranno pieni e anche il sole splenderà. Festa mobile di Ernest Hemingway – che in francese si intitola Paris est un fête, cioè Parigi è una festa – è uno dei romanzi più venduti degli ultimi mesi in Francia. Se non l’avete mai letto, è l’occasione giusta. Il libro è un’immersione nel mondo letterario e artistico della Parigi degli anni Venti (qui c’è un estratto). Molto più malinconico e intonato ai tempi, Dora Bruder di Patrick Modiano, premio Nobel per la letteratura del 2014, un’inchiesta letteraria che entra ed esce dal tempo, intorno a una ragazzina scomparsa durante l’occupazione nazista. Anche gli altri libri di Modiano sono ambientati a Parigi (qui c’è l’inizio de L’orizzonte). Altri libri belli (senza scomodare Proust, l’opera omnia di Flaubert, Balzac e Hugo, oppure i Passages Walter Benjamin, che da portarsi in vacanza sono un po’ voluminosi): se in viaggio ci sono ragazzine, Zazie nel metro di Raymond Queanau; se ci sono signorine Lettera a una signorina di Parigi in Bestiario di Julio Cortazar (ma se ci sono jazzisti Il persecutore); se si è inclini alle profezie Il Signore di Parigi di Alexander Lernet Holenia; se si è inclini alle lacrime e all’amore La schiuma dei giorni di Boris Vian; se invece a Parigi ci si passa il 25 dicembre, c’è sempre Un Natale di Maigret, per dire.

LONDRA. Anche Londra, quanto a libri, è un continente. Nella categoria libri sulla città se la giocano due semi-classici: London Orbital. A piedi attorno alla metropoli di Iain Sinclair e Londra. Una biografia di Peter Ackroyd. Il primo è un viaggio a piedi di 225 chilometri sulla M25, la tangenziale a dieci corsie di Londra, un’esplorazione urbana della periferia e delle campagne che circondano la città. Quello che Sinclair fa con lo spazio intorno a Londra, Peter Ackroyd lo fa con il tempo che ha creato Londra. In Londra la città è raccontata come se tutto, in qualche modo, permanesse: dal dente di mammut ritrovato a King’s Cross, ai soldati romani, i marinai inglesi, gli attori di Shakespeare, la nebbia di Dickens e i bankers di oggi. Sfortunatamente il primo è lungo 575 pagine, e il secondo 690 (sempre di Ackroyd, per chi non se la sentisse, ci sono le 157 pagine di I sotterranei di Londra). Chi cercasse qualcosa di più contemporaneo – e su Nick Hornby avesse già dato – può scegliere Londra in nero, una recente raccolta di racconti variamente macabri di scrittori, illustratori, fumettisti come Alan Moore, Neil Gaiman, David McKean e Iain Sinclair (vedi sopra). Chi a Londra ci va con bambini si porti il GGG di Roald Dahl, perché si incontra la Regina in vestaglia e perché molto presto il film di Spielberg imprigionerà personaggi e cetrionzoli in un’unica faccia.

VARSAVIA, CRACOVIA, DANZICA. Per chi avesse in programma un giro lassù al nord, c’è un libro italiano che può funzionare da guida e che è un viaggio di per se stesso: Vado a vedere se di là è meglio di Francesco Cataluccio, scrittore e blogger del Post, è un’immersione in quel mondo e in quella cultura, così sorprendente e dettagliata da sembrare quasi un’opera di fantasia. Interpellato sul libro che consiglierebbe a chi fosse in partenza per la Polonia, lo stesso Cataluccio consiglia La mia Europa di Czeslaw Milosz, Ferdidurke o Cosmo di Gombrowicz e, per chi avesse voglia di poesie, quelle di Wislawa Szymborska o dello stesso Milosz.

RIGA, TALLINN, VILNIUS. Andare nelle Repubbliche Baltiche tra Natale e Capodanno è uno sport estremo, ma qualcuno che lo pratica esiste. Se non c’è troppo freddo e c’è abbastanza luce per leggere, un libro strano che in Italia ha avuto un certo successo è Anime baltiche di Jan Brokken, che però è olandese. Il libro è una serie di ritratti e biografie di baltici famosi, da Emmanuel Kant a Mark Rotchko, da Hannah Arendt, a Gidon Kramer, a Romain Gary al padre architetto di Sergej Ėjzenštejn ad Alessandra Wolff, moglie psicanalista di Giuseppe Tomasi di Lampedusa. Nell’insieme i ritratti compongono una specie di guida storica, artistica e geografica della zona.

BARCELLONA e MADRID. In Spagna attualmente vivono due grandi scrittori che hanno lo stesso nome: Javier Cercas, che è catalano, e Javier Marías, che è di Madrid. L’ultimo libro di Javier Cercas si intitola L’impostore ed è un’inchiesta su una vita inventata dal suo stesso protagonista, Enric Marco, un novantenne di Barcellona che per decenni si è fatto passare per un eroe antifranchista. Come nei suoi libri precedenti, Anatomia di un istante e Soldati a Salamina, Cercas continua a osservare al microscopio la storia della Spagna nel Novecento come un trauma che non passa dove dentro c’è tutto. I romanzi di Javier Marías, invece, parlano d’amore e lo sezionano: l’ultimo, Così inizia il male, è la storia di un matrimonio infelice negli anni Ottanta a Madrid, ma il suo più famoso è Domani nella battaglia pensa a me, sempre ambientato a Madrid, che racconta una storia di intimità dove amore e morte si sovrappongono fino a coincidere. Chi fosse alla ricerca di gialli ambientati a Barcellona può leggere uno dei libri di Alicia Giménez Bartlett sulla poliziotta di Barcellona, Pedra Delicado. Se invece ne avesse voglia a Madrid, può scegliere I misteri di Madrid di Antonio Muñoz Molina.
Nota Bene: i gialli di Manuel Vázquez Montalbán con Pepe Carvalho in Italia sono fuori catalogo, per cui – nel caso – ricordarsi di portarli da casa.

LISBONA. Le letture sono quelle classiche, tranne una più nuova. Quelle classiche sono: Storia dell’assedio di Lisbona di José Saramago, su un revisore che aggiungendo un “non” in un libro sulla storia della città cambia il corso della sua vita e della storia consegnando, di fatto, il Portogallo ai mori. Per chi non ama la fiction, Saramago ha anche scritto una guida: Viaggio in Portogallo. Altri universi possibili sono quelli di Fernando Pessoa e di tutti gli scrittori e i poeti che si inventò e di cui scrisse l’opera, ma anche Pessoa nel 1925 compose una guida – Lisboa. Quello che il turista deve vedere – che resiste e funziona, anche se molti posti sono scomparsi. Il terzo è Antonio Tabucchi, ovviamente: sulla storia di Lisbona c’è Sostiene Pereira, sulla Lisbona del sogno Requiem. La lettura nuova è il romanzo Il cimitero di pianoforti di Josè Luis Peixoto (che non ha scritto guide). Per una panoramica della città e degli scrittori che l’hanno abitata: Lisbona. Ritratto di una città è una guida turistica attraverso la letteratura.

AMSTERDAM. Il libro intellettuale è Rituali di Cees Noteboom, il ritratto di un uomo – Inni Wintrop– che assomiglia alla sua città – Amsterdam –  perché esiste senza fondamenta, galleggiando. In Amsterdam di Ian McEwan la città è lo sfondo di una storia di amicizia, amore e odio che incomincia con il funerale di una donna e continua raccontando quattro uomini che l’hanno amata. Il bestseller è La ragazza con l’orecchino di perla di Tracy Chevalier, che si volge nell’Olanda protestante del Seicento nella casa del pittore Johannes Vermeer. Sullo stesso periodo, ma per lettori un bel po’ più forti, c’è Un libro forgiato all’inferno di Steven Nadier, un libro storico scritto molto bene che ricostruisce destino e contesto sociale e storico del Tractatus theologicus politicus di Baruch Spinoza.

NEW YORK. Anche per l’unica città non europea di questa pagina è impossibile indicare un solo libro: New York Stories è un’antologia curata da Paolo Cognetti con racconti di Henry Miller, Don Delillo, Truman Capote e altri. Il libro contiene una mappa dove sono segnati i luoghi in cui si svolgono i 22 racconti, quindi può funzionare come una specie di guida (qui trovate un estratto e la mappa). Tre libri su New York piuttosto famosi, letti e celebrati descrivono la città attraverso gli occhi di un ragazzo: il primo è Il giovane Holden, ovviamente, che magari qualcuno ha voglia di riprendere in mano per vedere se è invecchiato e controllare dove finiscono d’inverno le anatre del Central Park; il secondo è Molto forte incredibilmente vicino di Jonathan Safran Foer, che inizia l’11 settembre 2001; il terzo è Il Cardellino di Donna Tartt, che inizia con un attentato e gira intorno a un dipinto fiammingo del Seicento. Se invece dominate l’inglese il romanzo del momento è City on fire di Garth Risk Hallberg. È lungo 900 pagine, quindi compratelo là, anche perché la versione tradotta in italiano uscirà nel 2016 per Mondadori.

SAN MARINO. San Marino è una scusa, potrebbe essere Pécs in Ungheria o Nona, in Croazia. San Marino – dove c’è il Carcere dei cappuccini, la prigione più piccola del mondo chiamata “Seicell” perché ha solo sei celle – è una delle tappe di Mondo piccolo: Spedizione nei luoghi in cui appena entri sei già fuori di Valerio Millefoglie, una delle guide di viaggio più assurde che siano mai state scritte. L’assunto del libro è questo: «Il mondo misura un diametro equatoriale di 12.756.274 km», «il mio letto misura 170×200 cm di cui io occupo solo 70 cm»: «la comodità non ha mai portato a niente». Altri luoghi visitati sono un teatrino per nove famiglie a Monte Castello di Vibio, Perugia; una libreria a Pécs in Ungheria dove ci sono libri di 1,7 per 1,2 millimetri; un ristorante per due a Vacone, Rieti; e Nona, un’isola davanti a Zara, dove c’è una chiesa così piccola che per sposarsi bisogna entrarci uno per volta.

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