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  • domenica 13 Dicembre 2015

I gravi scontri in Burundi

La polizia dice di avere ucciso in un'unica operazione 87 "ribelli", mentre secondo la popolazione locale si è trattato di uccisioni ingiustificate

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Almeno 87 persone sono state uccise sabato a Bujumbura, la capitale del Burundi, in quelli che il governo ha definito come una serie di attacchi da parte di una milizia “non identificata” contro tre centri militari. Secondo la polizia, 79 dei miliziani che hanno compiuto gli attacchi sono stati uccisi. Altri 45 sono stati catturati e quattro poliziotti sono stati uccisi. Alcuni testimoni però raccontano che diverse persone sono state uccise dopo essere state catturate dalla polizia, che hanno compiuto perquisizioni casa per casa e arrestato decine di persone. Alcune fotografie diffuse sui social network mostrano corpi di persone con le mani legate dietro la schiena. Non è ancora chiaro se il governo del Burundi sta indagando sull’attacco, e se diffonderà ulteriori informazioni su quanto accaduto.

Quelli di Bujumbura sono gli scontri più violenti degli ultimi mesi nel paese. Gli scontri in Burundi sono avvenuti in seguito a recenti divisioni politiche, che da mesi provocano proteste e polemiche. Da un lato ci sono il presidente Pierre Nkurunziza e i suoi sostenitori, dall’altro l’opposizione che contesta la sua elezione ad un terzo mandato presidenziale avvenuta in agosto: allora l’opposizione boicottò le elezioni spiegando che la Costituzione prevedeva un limite di due mandati (Nkurunziza rispose che era stato eletto tramite voto solamente una volta). Non è ancora chiaro se l’attacco avvenuto a Bujumbura abbia delle motivazioni politiche.

Secondo l’ONU in Burundi rischiano inoltre di verificarsi violenze etniche simili a quelle che 20 anni fa portarono alla morte di 800mila persone nel vicino Ruanda, dove esiste la stessa divisione tra hutu e tutsi. Il presidente del Burundi Pierre Nkurunziza è un hutu, un gruppo che forma la maggioranza degli abitanti del Burundi e che per 12 anni fino al 2005 ha portato avanti una guerra civile contro la minoranza tutsi (Nkurunziza stesso era uno dei leader dell’esercito hutu).

In Ruanda nel 1994 la maggioranza hutu portò avanti un genocidio contro le minoranze del paese e contro gli hutu moderati. La strage venne fermato soltanto quando un esercito di tutsi riuscì a conquistare il paese.