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  • sabato 12 dicembre 2015

Sei atleti forti in più di uno sport

Li ha scelti il Guardian, c'è un norvegese che fu sia gran maestro di scacchi che calciatore della nazionale, un australiano che praticò 29 sport diversi e anche un famoso pilota scozzese

Jackie Stewart nel 1964 (Ronald Dumont/Express/Getty Images)

In un suo recente articolo il Guardian ha raccontato le storie di sei atleti – cinque maschi e una donna – che nella loro carriera sportiva sono riusciti ad affermarsi in più di uno sport vincendo campionati, titoli internazionali e medaglie olimpiche. La maggior parte degli atleti scelti dagli autori dell’articolo, i giornalisti Michael Butler e Ian McCourt, sono vissuti nel Novecento (due nacquero addirittura nell’Ottocento), mentre un paio sono praticamente contemporanei. C’è ad esempio lo scacchista norvegese Simen Agdestein, che è stato anche un calciatore della nazionale norvegese. Un’altra storia notevole è quella del famoso pilota scozzese di Formula 1 Jackie Stewart – che si dedicò alle corse automobilistiche solo dopo alcuni anni di carriera nel tiro al piattello, e in particolare dopo un tiro sbagliato – così come quella dell’unica donna della classifica, Lottie Dod. E poi c’è Snowy Baker, un atleta australiano morto nel 1953 che praticò a livello nazionale 29 sport diversi.

Simen Agdestein
È norvegese, ha 48 anni ed è un ex calciatore e giocatore di scacchi. Sono due sport molto diversi, scrivono Butler e McCourt: «uno si gioca nel fango e sotto la pioggia, per l’altro non servono nemmeno delle scarpe da ginnastica». Gli scacchi sono stati riconosciuti come sport dal Comitato Olimpico Internazionale nel 2000, nonostante molti continuino a vedere questa disciplina più come un hobby. Agdestein iniziò a giocare a calcio a 8 anni, mentre si dedicò seriamente agli scacchi a partire dagli 11 anni. A 15 anni diventò campione nazionale di scacchi, e a 18 anni Agdestein ottenne il più alto riconoscimento attribuito agli scacchisti, quello di gran maestro: fu il primo norvegese a guadagnare questo titolo. Alla stessa età giocava nelle selezioni giovanili della nazionale norvegese di calcio. Agdestein ha spiegato: «Tornavo a casa da scuola, dormivo un po’ e poi andavo agli allenamenti di calcio. Tornavo la sera e studiavo libri sugli scacchi fino a notte fonda».

Dal 1982 al 2008 Agdestein partecipò a sette Olimpiadi degli scacchi, vincendo una medaglia d’oro nella sua prima partecipazione. Da calciatore Agdestein ha giocato per il Lyn Oslo e per la fine degli anni Ottanta aveva totalizzato otto presenze nella nazionale norvegese: dovette però ritirarsi a 23 anni dopo un grave infortunio al ginocchio. Nel 1996 spiegò al New York Times cosa secondo lui accomuna gli scacchi e il calcio: «Il modo in cui mi preparavo a una partita di calcio o di scacchi era molto simile. Mi concentravo, mi allenavo, anche da solo, e dormivo molto». Secondo il Guardian Agdestein è stato «sia un imponente attaccante di quasi un metro e novanta, sia un cordiale grande maestro, completamente a suo agio in quei due mondi agli antipodi».

Jackie Stewart
È noto soprattutto per essere stato un ottimo pilota di Formula 1: ha corso in 99 Gran Premi e ha vinto tre Mondiali – nel ’69, nel ’71 e nel ’73. Oggi Stewart, che è nato nel 1939 a Milton, in Scozia, ha 76 anni ed è ancora noto per il suo soprannome: “the flying Scot”, lo scozzese volante. Stewart è stato un pilota piuttosto spericolato, e lo è stato in un periodo in cui le corse automobilistiche erano molto più pericolose di quelle attuali. Butler e McCourt scrivono però che da ragazzo Stewart era tutto l’opposto: «anche a causa di quella che si scoprì essere una forma di dislessia acuta, nei suoi primi anni di vita ebbe problemi di autostima e socialità».

Nella sua autobiografia Stewart ha spiegato che uno dei pochi posti in cui si trovava a suo agio erano i boschi, dove andava insieme a suo nonno, che faceva il guardiacaccia. Fu grazie a lui che si appassionò al tiro al piattello: vinse molte gare nazionali e nel 1957 partecipò ai campionati europei di Parigi. Tre anni dopo Stewart arrivò molto vicino – sbagliò il tiro decisivo – a qualificarsi per le Olimpiadi del 1960 di Roma. Parlando di quell’errore disse – quando era già diventato un forte pilota di Formula 1 – che era stato «il più grande rimpianto della sua vita sportiva». Fu però proprio la mancata qualificazione alle Olimpiadi a convincerlo a dedicarsi alle corse automobilistiche.

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Jackie Stewart, nel 1971 (Wikimedia)

Tadhg Kennelly
È un atleta irlandese di 34 anni: nella sua carriera sportiva è riuscito a vincere i più importanti trofei per club di due diversi sport, entrambi vagamente simili al rugby (ma entrambi ancora più “duri” del rugby): il calcio gaelico e il football australiano, che in Australia viene più spesso chiamato footy. Kennelly iniziò a giocare a calcio gaelico in Irlanda, ma nel 1999, quando aveva 18 anni, si trasferì in Australia per giocare da professionista: in Irlanda il calcio gaelico è uno sport molto praticato, ma non uno dei più seguiti; il football australiano, invece, è uno sport importante a livello nazionale, seguito e in cui gli stipendi per i giocatori sono più alti. Negli ultimi decenni ci sono stati molti casi di squadre australiane che – sfruttando le somiglianze tra il footy e il calcio gaelico – hanno portato in Australia giocatori europei: la pratica è nota come “Irish experiment”. Kennelly è però stato il migliore tra tutti i giocatori irlandesi arrivati in Australia, l’unico a vincere una finale del campionato di footy.

2005 AFL Grand Final - Sydney Swans v West Coast Eagles
Kennelly nel 2005, dopo la vittoria in Australia (Ryan Pierse/Getty Images)

Nel gennaio 2009 Kennelly annunciò di voler tornare in Irlanda per giocare a calcio gaelico: tornò e dopo pochi mesi giocò e vinse con la squadra Kerry GAA la finale del campionato nazionale di calcio gaelico. Disse che quella vittoria «superava ogni altra sua vittoria» e nel novembre 2009 firmò un nuovo contratto con i Sydney Swans, la sua squadra di football australiano.

Snowy Baker
È un atleta australiano nato nel 1884 e morto nel 1953. È riuscito a competere a livello nazionale in 29 sport diversi: dall’hockey al polo, passando per il rugby e l’equitazione. Tra le altre cose Baker è stato anche l’unico atleta australiano a competere in tre diverse discipline in una edizione delle Olimpiadi, quella del 1908 a Londra. Tra i 29 sport che ha praticato, la boxe è quella in cui ha ottenuto il miglior risultato: una medaglia d’argento nei pesi medi, dopo una sconfitta molto discussa nell’incontro che assegnò l’oro all’inglese Johnny William Henry Douglas. Terminata la sua carriera sportiva, Baker diventò un attore di film muti e gli capitò di insegnare alcuni degli sport che aveva praticato ad alcuni dei più importanti attori di quegli anni: Elizabeth Taylor, Shirley Temple, Greta Garbo e Rodolfo Valentino, per dirne qualcuno.

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Baker nel 1908 (Wikimedia)

Lottie Dod
È stata un’atleta inglese, nata nel 1871 e morta nel 1960: da tennista vinse cinque volte a Wimbledon e da golfista vinse un importante Open. Nel corso della sua storia sportiva fu anche una giocatrice di hockey di livello internazionale e la vincitrice di una medaglia d’argento per il tiro con l’arco alle Olimpiadi del 1908. Da tennista Dod divenne famosa anche per aver introdotto un modo di giocare diverso, caratterizzato da molti smash – una sorta di “schiacciata” – e da molti “volley” (i tiri al volo, fatti prima che la palla rimbalzi a terra). A Wimbledon Dod non perse mai un incontro (perse, una sola volta, un set) e nella sua carriera da tennista fu sconfitta solo quattro volte. Nel 1893 si ritirò dal tennis e si dedico all’alpinismo (scalando due vette sopra i 4mila metri) e praticando il pattinaggio e l’hockey. Il golf arrivò invece alcuni anni dopo.

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Lottie Dod nel 1891 (Wikimedia)

Vsevolod Bobrov
Nato nel 1922 e morto nel 1979, è stato un forte calciatore e un hockeista: alle Olimpiadi invernali del 1956 – organizzate a Cortina D’Ampezzo – vinse l’oro con la nazionale dell’Unione Sovietica. Da calciatore Bobrov giocò per alcune delle più importanti squadre russe: il CSKA di Mosca, lo Spartak Moskva, la VVS Mosca e per la squadra dell’aeronautica militare sovietica. Segnò 97 gol su 116 incontri disputati e vinse tre campionati. In nazionale giocò poco: solo tre partite, alle Olimpiadi di Helsinki del 1952, ma segnò cinque gol. Bobrov fu calciatore e hockeista negli stessi anni: dal 1947 vinse sette campionati russi di hockey. Giocò 130 partite di hockey con diverse squadre russe, segnando 254 gol. Con la nazionale sovietica di hockey segnò 89 gol in 59 partite. È una delle cinque persone che nella storia delle Olimpiadi moderne hanno disputato sia un’Olimpiade invernale che una estiva, vincendo una medaglia in almeno una delle due. Bobrov è stato votato come il terzo miglior atleta russo del secolo scorso: dietro al portiere Lev Yashin (anche lui giocò sia a calcio che a hockey) e al lottatore greco-romano Alexander Karelin, che restò imbattuto per 13 anni.

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