AP Photo/Dieu Nalio Chery
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  • venerdì 27 Novembre 2015

Cosa sta succedendo ad Haiti

Nell'isola disastrata che passa da una crisi all'altra ora ci sono grandi proteste per presunti brogli del governo durante il primo turno delle elezioni presidenziali

AP Photo/Dieu Nalio Chery

Ad Haiti, una piccolo stato caraibico situato sull’isola di Hispaniola, nelle Antille, nei giorni scorsi ci sono state diverse proteste in seguito alla diffusione dei risultati ufficiali del primo turno delle elezioni presidenziali del 25 ottobre. Nessun candidato ha ottenuto la maggioranza dei voti, e quindi il 27 dicembre si terrà un ballottaggio: in centinaia però hanno protestato per le strade di Port-au-Prince, la capitale del paese, perché ritengono che all’imprenditore Jovenel Moise, il candidato sostenuto dall’attuale presidente Michel Martelly, siano stati assegnati più voti di quelli ottenuti realmente. Secondo un giornalista locale durante gli scontri un manifestante e due poliziotti sono rimasti feriti.

Moise ha vinto col 33 per cento, mentre al secondo posto è arrivato Jude Celestin, l’ex capo della società di costruzioni statale. I risultati delle presidenziali sono stati comunicati dalla commissione elettorale statale solo il 24 novembre: il giorno stesso ci sono stati scontri fra manifestanti anti governativi e polizia, che sono continuati anche nei giorni successivi.

Le foto si ingrandiscono con un clic:

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Haiti è da anni un paese con moltissimi problemi. Negli ultimi cinque anni è successo un po’ di tutto: nel 2010 c’è stato un terremoto devastante che ha ucciso almeno 230mila persone e distrutto Port-au-Prince, la capitale dello stato: al terremoto è seguita un’epidemia di colera, poi l’isola è stata coinvolta dall’uragano Sandy e più di recente ci sono state proteste violente per chiedere le dimissioni del presidente Michel Martelly, che dallo scorso 14 gennaio governa per decreto e assieme a diverse persone a lui vicine è accusato di corruzione. Oggi Haiti è il paese americano con il più basso indice di sviluppo umano, cioè un indice comparativo dello sviluppo dei vari paesi, calcolato tenendo conto di diversi fattori tra cui aspettativa di vita, istruzione e reddito nazionale lordo pro capite. Dallo scorso 14 gennaio, da quando cioè il Parlamento è stato sciolto in seguito al fallimento di un accordo sulla nuova legge elettorale, Martelly ha governato tramite ordini esecutivi.

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La percezione che l’amministrazione Martelly abbia fatto dei brogli per avvantaggiare Moise, un esportatore di banane con poca esperienza in politica, è dimostrata anche da un sondaggio elettorale compiuto da un rispettato istituto brasiliano chiamato Igarape. Il giorno del primo turno delle elezioni presidenziali – in cui si votava anche per alcuni seggi parlamentari – aveva intervistato 1.991 persone, contattandole di nuovo il giorno stesso della diffusione dei risultati preliminari, cioè il 5 novembre. Il 25 ottobre l’82 per cento delle persone contattate si era detta d’accordo con l’affermazione «per quel che ho visto, il processo elettorale è stato giusto e non ci sono state ingiustizie». Il 5 novembre, quasi il 90 per cento delle persone intervistate ha detto di essere in disaccordo con l’affermazione proposta dal sondaggio.

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Uno dei responsabili della ricerca ha detto che il sondaggio non prova che ci siano stati dei brogli, ma «quanto meno solleva dei dubbi sulla percezione della gente sulla credibilità dei risultati». Uno degli osservatori elettorali inviati ad Haiti dall’Organizzazione degli Stati Americani, una lega internazionale composta da 35 stati americani, ha detto che durante le elezioni ha notato delle «irregolarità» – il giorno delle elezioni secondo un giornale online haitiano sono state arrestate 234 persone – ma che in generale i risultati preliminari erano in linea con quanto osservato il 25 ottobre. Non è chiaro cosa succederà al ballottaggio, e chi in questo momento sia favorito fra Moise e Celestin.

Le altre foto scattate a Port-au-Prince in questi giorni: