(Carl Court/Getty Images)
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  • domenica 22 novembre 2015

A Lesbo non c’è più spazio per seppellire i morti

A causa dei molti tentativi di sbarco sull'isola greca nel 2015: gli spazi sono esauriti e anche gli obitori non hanno più posto

(Carl Court/Getty Images)

Nel cimitero dell’isola greca di Lesbo, uno dei principali punti d’ingresso dei migranti in Europa, lo spazio per seppellire i morti è quasi terminato. Nektari Stamouli, una giornalista del Wall Street Journal, ha raccontato che presto non ci sarà più posto per seppellire i migranti affogati mentre attraversano il pezzo di mare che separa Lesbo dalle coste turche. Nelle prossime settimane, con il tempo che peggiora e il mare che diventa sempre più agitato, la situazione potrebbe peggiorare ulteriormente.

Solo nel 2015 sono stati seppelliti nel cimitero dell’isola 101 migranti e 103 abitanti locali, su una popolazione di 85 mila persone. Due degli ultimi spazi disponibili sono stati usati questa settimana per seppellire due bambini provenienti dalla Siria. Le cerimonie funebri per altri tre morti nella traversata sono state sospese per mancanza di spazio. I corpi ora si trovano all’obitorio di Mitilena, la città principale di Lesbo, ma anche lì lo spazio sta per terminare e il container refrigerante in cui vengono conservati i corpi prima della sepoltura, donato all’isola da un cittadino britannico, è oramai pieno.

Nel corso del 2015 la Grecia ha ampiamente sorpassato l’Italia come principale punto di ingresso per i migranti in Europa. Nei primi dieci mesi del 2015, in Italia sono arrivati circa 150 mila migranti. Nello stesso periodo in Grecia – un paese con un sesto della popolazione italiana e una situazione economica notevolmente peggiore – ne sono arrivati più di mezzo milione. Più della metà di loro è sbarcata sull’isola di Lesbo.

Con la crisi economica che ha colpito la Grecia, Spyros Galinos, il sindaco di Mitilene, è stato costretto a gestire la situazione sfruttando quasi esclusivamente le poche risorse a sua disposizione. Il suo compito è particolarmente complesso: oltre al problema dei corpi dei migranti, Galinos deve anche cercare di gestire le richieste dei suoi cittadini. Tradizionalmente, gli spazi nel cimitero vengono affittati dalle famiglie locali. Dopo tre anni trascorsi nelle tombe, i corpi vengono rimossi e deposti in un ossario. Alcune famiglie spendono molto denaro per affittare le aree più prestigiose del cimitero. Proprio in quest’area, lo scorso ottobre il sindaco ha fatto seppellire i corpi di cinque migranti, una pratica che secondo Christos Mavrakidis, il custode del cimitero, potrebbe provocare una reazione da parte dei residenti.

Secondo il sindaco, però, non ci sono molte altre soluzioni. Seppellire i corpi negli altri cimiteri dell’isola sarebbe ancora più problematico, visto che ognuno di quei cimiteri ha problemi di spazio e la popolazione locale sta rapidamente invecchiando. Una soluzione potrebbe essere quella di ingrandire il cimitero di Mitilene, comprando del terreno da un vicino ospedale, ma le pratiche burocratiche sono lunghe e complicate e a meno di una legge che renda la costruzione più semplice quella di allargare lo spazio per le sepolture non può essere considerata una soluzione a breve termine. Galinos dice che al prossimo naufragio sarà costretto a seppellire i migranti al di fuori degli spazi consentiti, violando così la legge.

Anche l’Italia ha dovuto affrontare un problema simile nell’isola di Lampedusa. Migliaia di migranti sono morti nel 2015 nel tentativo di attraversare il canale di Sicilia, ma non è il primo anno in cui accade e le autorità italiane si sono mostrate in una certa misura più preparate a gestire l’emergenza. I corpi sono stati quasi sempre trasportati in Sicilia e molti sono stati sepolti in provincia di Agrigento. Anche in Italia, però, spesso i cimiteri sono arrivati vicino al massimo delle loro capacità.

L’unica altra soluzione che al momento hanno disposizione i migranti è quella di far rimpatriare i corpi dei loro familiari morti. È una soluzione estremamente costosa che può costare fino a 5 mila euro. «Soltanto pochi giorni prima, ognuno di loro ha pagato agli scafisti migliaia di euro per raggiungere Lesbo, una cifra che non cambia se sull’isola arrivano vivi oppure morti», ha scritto Stamouli.

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