Un interprete parla ad alcuni richiedenti asilo al confine fra Germania e Danimarca. (Carsten Rehder/picture-alliance/dpa/AP Images)
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  • giovedì 12 novembre 2015

Ora anche la Svezia fa fatica coi migranti

Uno dei paesi storicamente più accogliente per i migranti comincia ad avere problemi a gestire i nuovi arrivi e da giovedì ha attivato controlli più severi alle frontiere

Un interprete parla ad alcuni richiedenti asilo al confine fra Germania e Danimarca. (Carsten Rehder/picture-alliance/dpa/AP Images)

Giovedì 12 novembre il governo della Svezia ha annunciato di aver introdotto controlli più severi per chi entra nel paese, nel tentativo di scoraggiare l’immigrazione clandestina. I controlli saranno attivati soprattutto sui treni e sui traghetti che arrivano dall’Europa continentale, la via principale che dai Balcani o dalla rotta “mediterranea” porta migranti e rifugiati in Svezia. Le nuove misure per ora dureranno solamente dieci giorni e sono state annunciate in un periodo in cui la Svezia – uno dei paesi europei storicamente più accogliente nei confronti di migranti e rifugiati – ha moltissime difficoltà a gestire quelli che stanno entrando nel suo territorio: dall’inizio dell’anno la Svezia ha già dato asilo a 50mila rifugiati e solo nella settimana fra il 2 e l’8 novembre sono arrivati nel paese 10mila richiedenti asilo. Il governo ha stimato che entro la fine dell’anno ne arriveranno complessivamente 200mila: sono numeri enormi, per un paese di poco meno di 10 milioni di abitanti.

Da circa dieci giorni il governo svedese ha detto di non essere più in grado di gestire l’enorme numero di richiedenti asilo che stanno arrivando ancora in questi giorni. Il Guardian ha scritto che l’agenzia governativa che si occupa di immigrazione in alcuni centri ha assunto il quadruplo della propria forza lavoro e che i suoi dipendenti stanno facendo gli straordinari: ma anche così l’agenzia è in grande difficoltà, e ha dovuto chiedere aiuto per gestire la situazione all’esercito e a un’altra agenzia governativa che normalmente si occupa di emergenze ambientali. Per dare un’idea dell’altissimo numero di arrivi, un portavoce di IKEA – una delle più famose aziende svedesi, che si occupa di arredamento – ha detto che a causa dell’alta domanda di mobili da parte di organizzazione ed enti che si occupano di rifugiati, stanno esaurendo le loro scorte di brandine, materassi e coperte. Racconta Patrick Kingsley, che da mesi sta seguendo per il Guardian la crisi dei migranti:

«Non abbiamo più spazio», ci dice il portavoce principale dell’agenzia per l’immigrazione Fredrik Bengtsson. Sostiene anche che gli alloggi statali sono pieni dal 2012, e che al momento i funzionari non riescono più a trovare soluzioni economiche rivolgendosi al mercato immobiliare privato: «in questo momento sono finiti anche quegli spazi: nelle ultime tre o quattro notti abbiamo avuto gente che ha dormito per terra nei nostri centri di accoglienza [non adatti per l’alloggio]. Al momento stiamo semplicemente cercando di fare avere a tutte queste persone un tetto sotto cui dormire».

Kingsley ha spiegato che nel medio termine la situazione dovrebbe essere sotto controllo: il governo ha individuato la possibilità di ricavare 66mila posti letto da uffici pubblici e palazzetti. I problemi però ci sono nel breve termine, dato che gli arrivi stanno proseguendo e che secondo l’agenzia per l’immigrazione trovare sistemazioni a breve è reso complicato dai tempi lunghi della burocrazia statale.

Alcuni funzionari svedesi hanno comunque spiegato a Kingsley che nessun richiedente asilo verrà respinto, e che le nuove misure servono per rendere più ordinato il flusso e impedire che nel paese passino migranti clandestini diretti verso altri paesi scandinavi. Diversi importanti politici hanno mantenuto la stessa posizione: Stefan Loften, il primo ministro che è a capo di una coalizione fra il partito Social democratico e i Verdi, ha spiegato che «non si tratta di una recinzione», e che «dobbiamo essere sicuri di avere la situazione sotto controllo». Il ministro degli Interni Anders Ygeman ha spiegato a BBC che le nuove misure sono state studiate «per ottenere sicurezza e stabilità, e non per limitare il numero di richiedenti asilo».

La Svezia ha da anni una politica fra le più accoglienti in Europa in fatto di immigrazione. Solo nel 2014 ha avuto il tasso più alto di accettazione di richieste di asilo fra i paesi dell’Europa occidentale. Nello stesso anno ha accettato il numero più alto di rifugiati pro capite in tutta Europa, approvando la richiesta di 317 persone ogni 100mila abitanti.

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L’atteggiamento estremamente accogliente dell’attuale governo svedese e di quelli passati ha però generato reazioni negative soprattutto nelle zone periferiche del paese, e secondo il Wall Street Journal è una delle cause degli aumenti dei consensi per i Democratici Svedesi, un partito di estrema destra di radici neonaziste che secondo sondaggi di questa estate ha superato il 20 per cento. Le zone agricole e periferiche sono proprio quelle dove vengono inviati i richiedenti asilo in attesa che la loro domanda venga esaminata. Solamente nel mese di ottobre dieci edifici che ospitavano alloggi temporanei per richiedenti asilo sono stati incendiati. L’ultimo di questi attacchi è accaduto venerdì a Floda, un paese alla periferia di Göteborg, la seconda città più grande della Svezia. Nessuna persona è ancora stata arrestata in relazione a questi attacchi, ma in molti sospettano che siano legati all’insofferenza contro i rifugiati.

In questi giorni è in corso a Malta un summit che comprende le delegazioni di circa 60 governi europei e africani, durante il quale si è deciso di istituire un fondo di 1,8 miliardi di euro da distribuire ai paesi africani che riaccoglieranno i migranti espulsi dall’Europa. Parlando del summit, il Guardian ha scritto che i delegati svedesi sembravano i più «disperati» e che hanno spiegato agli altri paesi presenti che il loro sistema di accoglienza «sta per collassare».

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