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Gli effetti su IKEA dell’arrivo di migliaia di richiedenti asilo in Svezia e Germania

«Stiamo finendo brandine, materassi e coperte», ha detto un portavoce della grande azienda svedese

Dal gennaio 2015 fino ad oggi in Svezia sono arrivati circa 120 mila migranti, mentre altri 70mila sono attesi entro la fine dell’anno. Sono numeri molto alti per un paese di soli 10 milioni di abitanti e che sta cercando di arrangiarsi per accogliere i richiedenti asilo che arrivano soprattutto tramite la cosiddetta “rotta balcanica”: per esempio negli ultimi giorni l’Agenzia per i migranti, organo del governo svedese, ha ospitato 50 richiedenti asilo nel suo ufficio centrale di Stoccolma, la capitale della Svezia. Gli arrivi sono stati così massicci che hanno influenzato anche IKEA, la grande catena svedese di negozi di arredamento per la casa che tra le altre cose da diversi mesi collabora con l’Alto commissariato dell’ONU per i rifugiati per la produzione di strutture provvisorie per i profughi.

Riguardo la difficoltà a sostenere l’aumento della domanda di strutture IKEA per i rifugiati – domanda che arriva per la maggior parte da organizzazioni ed enti che si occupano di accoglienza dei migranti – Josefin Thorell, portavoce di IKEA, ha detto:

«Stiamo finendo brandine, materassi e coperte»

Thorell ha risposto a una mail di Bloomberg News nella quale gli veniva chiesto come fosse stata influenzata IKEA dalla crisi dei rifugiati in Svezia e Germania. «Se continua così – ha aggiunto Thorell – avremo difficoltà a mantenere le forniture ai nostri negozi».