La divisa degli atleti russi nel 2013 (AP Photo/Ivan Sekretarev)
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  • lunedì 9 novembre 2015

Il grosso rapporto sul doping nell’atletica

L'Agenzia mondiale anti doping ha chiesto alla federazione internazionale di atletica di sospendere la Russia da ogni competizione

La divisa degli atleti russi nel 2013 (AP Photo/Ivan Sekretarev)

È stato reso pubblico lunedì pomeriggio il rapporto dell’indagine indipendente commissionata dall’Agenzia mondiale anti doping (WADA) riguardo l’uso sistematico di sostanze dopanti fra gli atleti russi. L’indagine è stata guidata da Dick Pound, avvocato canadese ed ex presidente della WADA, che ha detto durante la conferenza stampa di ieri pomeriggio a Ginevra che “la situazione è peggiore di quanto ci si potesse aspettare” e che questa “è solo la punta dell’iceberg”. Pound ha confermato che le conclusioni delle indagini modificheranno i risultati delle ultime competizioni di atletica leggera: molti atleti russi infatti hanno gareggiato anche se le autorità sportive russe erano al corrente della loro positività ad alcune sostanze dopanti e di conseguenza anche i risultati delle Olimpiadi di Londra sono stati pesantemente influenzati da questo.
Pound ha specificato che il doping non è un problema solo della Russia, così come non lo è esclusivamente dell’atletica.

Secondo il rapporto, l’uso di doping fra gli atleti russi coinvolge il comitato olimpico, il ministero dello sport e l’agenzia anti-doping russa (RUSADA) e alcuni membri della IAAF e dalla WADA. Alcune parti del rapporto non verranno rese pubbliche per non intralciare le indagini, coordinate dall’Interpol e dalla polizia francese.

Le 300 pagine del rapporto contengono molti dettagli sul sistema messo in piedi dalla federazione russa per coprire l’uso di sostanze dopanti. Il direttore di un laboratorio antidoping di Mosca ha ordinato la distruzione di 1417 campioni di test anti doping per sottrarli alle indagini. Il rapporto dice inoltre che il direttore del laboratorio “è stato personalmente istruito e autorizzato” alla distruzione delle prove tre giorni prima che i commissari della WADA arrivassero a Mosca lo scorso dicembre. Il ministro dello sport russo Vitaly Mutko avrebbe avuto un ruolo importante in questa organizzazione. La commissione sospetta inoltre che la Russia abbia usato un laboratorio parallelo nei dintorni di Mosca per aiutare a coprire l’uso massiccio di doping, esaminando gli atleti prima dei controlli ufficiali. Il laboratorio parallelo sarebbe controllato dall’amministrazione comunale di Mosca. Pound ha affermato che durante le sue indagini “ci sono state delle interferenze e delle intimidazioni da parte del governo russo, specialmente durante le indagini sul laboratorio parallelo”.

La IAAF ha comunicato che, in seguito alla pubblicazione del rapporto della commissione nominata dalla WADA, inizierà presto a considerare possibili sanzioni nei confronti nella federazione russa di atletica leggera. Le sanzioni potrebbero includere una sospensione provvisoria e l’esclusione da ogni evento IAAF, comprese le Olimpiadi di Rio de Janeiro, in programma la prossima estate. Pound ha ribadito il suo sostegno a Sebastian Coe, presidente della IAAF dallo scorso agosto.

Le indagini di Dick Pound sono iniziate nel dicembre 2014, quando un documentario trasmesso dal canale tedesco ADR dal titolo “Top-secret Doping: How Russia makes its Winners” raccontò attraverso la storia di Vitaliy Stepanov e Yulia Stepanova, un dipendente dell’agenzia antidoping russa e un’ex-atleta squalificata per doping, il vasto e regolare uso di doping fra gli atleti russi. Nel documentario veniva raccontata la facilità con cui gli atleti russi potevano rimediare dell’EPO – l’eritropoietina, una sostanza dopante – e il sistema di corruzione messo in piedi per falsificare test e coprire casi accertati di positività.

Nell’agosto del 2015, l’ADR e il settimanale britannico Sunday Times dissero di essere in possesso di una serie di test biologici trafugati dalla IAAF – circa 12 mila esami del sangue di 5 mila atleti – che dopo essere stati analizzati da due scienziati australiani avevano evidenziato un uso capillare di sostanze dopanti fra gli atleti, di cui circa l’80 per cento di nazionalità russa. Sia Russia che Kenya — l’altra nazione maggiormente coinvolta dalle accuse — hanno sempre negato di aver qualcosa a che fare con l’uso di sostanze dopanti, mettendo in dubbio l’autenticità dei dati diffusi negli ultimi mesi.

La gravità del rapporto è stata anticipata la scorsa settimana, quando la polizia francese ha arrestato il predecessore di Coe, Lamine Diack, e altri importanti membri dell’organizzazione, tutti accusati di aver coperto diversi casi di doping negli ultimi anni e di aver ricevuto in cambio alcune grosse somme di denaro. Secondo le autorità francesi, Diack avrebbe ricevuto più di un milione di euro per coprire alcuni atleti risultati positivi ai controlli anti-doping. Diack è stato sospeso dalla carica di membro onorario del CIO.

Le indagini di Pound riguardano solo l’atletica e non altri sport: eventuali decisioni sull’organizzazione dei Mondiali di calcio del 2018 dipenderanno esclusivamente dalla FIFA.

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