Turisti in coda all'aeroporto di Sharm el-Sheikh. (AFP PHOTO / MOHAMED EL-SHAHED)
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  • venerdì 6 novembre 2015

La Russia ha sospeso i suoi voli verso l’Egitto

Lo ha deciso il presidente Vladimir Putin su raccomandazione dei servizi segreti russi, almeno finché non si chiariranno le cause dello schianto del volo di Metrojet nel Sinai

Turisti in coda all'aeroporto di Sharm el-Sheikh. (AFP PHOTO / MOHAMED EL-SHAHED)

Venerdì il presidente russo Vladimir Putin ha annunciato la sospensione di tutti i voli dalla Russia verso l’Egitto, su raccomandazione del capo dei servizi segreti russi. La decisione è stata presa quasi una settimana dopo che l’aereo russo della compagnia Metrojet si è schiantato nel Sinai, in Egitto, in circostanze ancora poco chiare. Negli ultimi due giorni è diventata sempre più probabile l’ipotesi di un attentato terroristico: fonti dei servizi segreti statunitensi ed europee avevano già detto nei giorni scorsi di credere all’ipotesi di un attentato e ieri il governo britannico aveva detto di considerare “probabile” che l’aereo sia precipitato a causa dell’esplosione di una bomba a bordo. L’aereo di Metrojet era partito il 31 ottobre da Sharm el-Sheikh, in Egitto, ed era diretto a San Pietroburgo, in Russia: tutte le 224 persone che erano a bordo sono morte.

La decisione del governo russo è stata inaspettata: nei giorni scorsi la Russia aveva definito “frustrante” la decisione del governo del Regno Unito di sospendere i voli di tutte le compagnie aeree britanniche verso Sharm el-Sheikh. La Russia aveva anche detto in diverse occasioni che era necessario aspettare i risultati delle indagini prima di prendere provvedimenti così drastici. Le conseguenze della decisione del governo russo potrebbero essere notevoli, perché in Egitto ci sono attualmente 45mila turisti russi: non è chiaro come il governo organizzerà il loro rientro in Russia, ma sicuramente ci saranno conseguenze molto negative per il settore turistico egiziano.

Giovedì anche il presidente statunitense Barack Obama ha detto che è possibile che l’aereo sia caduto a causa dell’esplosione di una bomba messa da un gruppo terrorista nella stiva. Obama, che ha parlato durante un’intervista in radio, ha anche detto che al momento non ci sono certezze sulle cause dell’incidente e ha confermato che dell’indagine si stanno occupando prevalentemente le autorità egiziane. La provincia del Sinai, gruppo terroristico affiliato allo Stato Islamico (o ISIS) e operante nel Sinai, ha rivendicato l’attentato.

L’ipotesi della bomba e le indagini
A quasi una settimana dalla strage, la situazione all’aeroporto di Sharm el-Sheikh è ancora piuttosto caotica. Diverse compagnie aeree – tra cui quelle britanniche e Lufthansa – hanno sospeso tutti i loro voli da e per Sharm el-Sheikh, mentre le autorità egiziane hanno cominciato a indagare sui membri dell’equipaggio del volo precipitato e anche sul personale di terra che lavora all’aeroporto. Negli ultimi due giorni è diventata prevalente l’ipotesi che l’aereo sia precipitato per l’esplosione causata da una bomba che era stata messa a bordo prima della partenza. Non è ancora chiaro in che modo sia stata messa a bordo e come l’attentatore sia riuscito a eludere i controlli di sicurezza. Di certo si sa che il governo britannico aveva effettuato dei controlli dieci mesi fa per il timore che nell’aeroporto non fossero rispettati gli standard di sicurezza minimi. Un impiegato dell’aeroporto ha detto al Guardian: «Il sistema era un problema. I britannici si lamentarono che non c’erano controlli sufficienti sulle persone. Che avremmo dovuto fare di più. La sicurezza avrebbe potuto essere migliorata mettendo un altro body scanner e aggiornando quelli già presenti».

Il Telegraph ha scritto che la decisione del governo del Regno Unito di sospendere tutti i voli da e per Sharm el-Sheikh è stata presa dopo che l’intelligence britannica ha trovato dei messaggi scambiati da membri dell’ISIS precedenti alla strage del 31 ottobre in cui si parlava di un grosso attacco terroristico nella regione. La notizia data dal Telegraph non è stata per il momento confermata da altre fonti. La decisione del governo britannico è stata criticata molto dagli egiziani, che l’hanno definita “ingiustificabile”.

Il caos all’aeroporto di Sharm el-Sheikh
Ieri si sono incontrati a Londra il presidente egiziano Abdel Fattah al Sisi e il primo ministro britannico David Cameron, che si sono accordati per ripristinare il prima possibile tutti i voli verso la località turistica egiziana e per aumentare le misure di sicurezza previste nell’aeroporto. Dopo l’incontro a Londra, Cameron ha dato l’autorizzazione di effettuare alcuni voli per riportare nel Regno Unito i turisti britannici rimasti bloccati fino ad oggi a Sharm el-Sheikh: a causa delle limitate capacità dell’aeroporto locale, oggi partiranno solo otto voli dei venti previsti, ha detto il ministro dell’aviazione civile egiziano. Diversi turisti britannici costretti a tornare in albergo dopo non essere riusciti a imbarcarsi hanno reagito con rabbia nei confronti dell’ambasciatore britannico John Casson, che questa mattina ha parlato con i giornalisti dall’aeroporto.

Intanto le autorità egiziane, con la collaborazione dei britannici, hanno già cominciato a rafforzare la sicurezza nell’aeroporto, anche se le misure prese da questa mattina sono state giudicate da diverse persone “inutili” e “caotiche”.

Venerdì Air France ha detto di avere aumentato i suoi controlli di sicurezza al Cairo e il governo francese ha invitato i suoi cittadini a limitare i viaggi verso l’Egitto. Il ministro degli Esteri francese ha specificato di evitare Sharm el-Sheikh, Taba e altre aree della penisola del Sinai.

Le rivendicazioni della provincia del Sinai, alleato dell’ISIS
Sharm el-Sheikh è una località turistica molto nota che si trova nel sud della Penisola del Sinai, una zona dell’Egitto da anni piuttosto instabile a causa della presenza di gruppi estremisti e terroristici. La provincia del Sinai, un gruppo che opera nel Sinai e che nel novembre del 2014 ha dichiarato fedeltà allo Stato Islamico (o ISIS), ha detto di essere il responsabile dell’attentato contro l’aereo di Metrojet. La provincia del Sinai ha diffuso tre rivendicazioni ma non ha ancora mostrato prove definitive che dimostrano il suo ruolo nella strage. Nonostante l’iniziale diffidenza, da un paio di giorni molti esperti e analisti si sono mostrati più possibilisti verso l’ipotesi di una bomba a bordo, mentre sembrano escludere la possibilità che l’aereo sia stato abbattuto con un missile. Gli investigatori stanno comunque ancora valutando l’ipotesi di un guasto.

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