L'arbitro Craig Joubert mostra il cartellino giallo allo scozzese Sean Maitland (David Rogers/Getty Images)
  • Sport
  • mercoledì 28 Ottobre 2015

La “moviola in campo” nel rugby funziona?

Se ne sta riparlando dopo un errore ai Mondiali: viene utilizzata troppo spesso e rallenta ancora di più uno sport già lento di suo

L'arbitro Craig Joubert mostra il cartellino giallo allo scozzese Sean Maitland (David Rogers/Getty Images)

In uno dei quarti di finale della Coppa del Mondo di rugby – la cui finale verrà giocata sabato pomeriggio a Londra – c’è stato un importante e decisivo errore arbitrale che ha portato l’attenzione di tifosi, giocatori e media su alcuni problemi legati all’utilizzo della prova tv istantanea nel rugby: quella cosa che in Italia viene definita superficialmente “moviola in campo”, chiamata più correttamente anche Television Match Officials (TMO).

Al penultimo minuto della partita tra Scozia e Australia, l’arbitro sudafricano Craig Joubert ha fischiato un fallo a favore dell’Australia, sotto di due punti e a quel punto quasi certa dell’eliminazione. Joubert aveva ritenuto in fuorigioco la posizione del pilone scozzese Jon Welsh, che aveva preso la palla pur essendo rimasto oltre la linea degli avversari. La palla però, sfuggita di mano a un giocatore scozzese durante una touche – la rimessa in gioco da bordo campo – era prima rimbalzata per terra, poi contesa tra due avversari e successivamente deviata dalla spalla di un giocatore australiano verso Welsh, che era rimasto fra le linee avversarie dopo la touche. Secondo il regolamento Welsh avrebbe dovuto essere considerato ancora in gioco, a causa della deviazione del giocatore australiano non vista da Joubert.

Dopo il fischio, Joubert non ha potuto richiedere il TMO perchè quel tipo di fallo non rientra nei casi in cui è concesso utilizzarlo, e ha confermato la sua decisione, concedendo il calcio che ha permesso all’Australia di rimontare, superare la Scozia di un punto e ottenere la vittoria praticamente a tempo scaduto.

Dopo il calcio dell’Australia, gli schermi dello stadio hanno trasmesso le immagini al rallentatore dell’episodio contestato: i quasi 80 mila spettatori presenti alla partita hanno visto l’errore e hanno cominciato a fischiare Joubert, continuando fino al termine della partita. Probabilmente per evitare tensioni con i giocatori scozzesi, l’arbitro sudafricano è uscito dal campo immediatamente dopo il fischio finale, senza salutare i giocatori: una cosa molto inusuale nel rugby.

Il TMO è stato introdotto nel rugby nel 2003 per aiutare gli arbitri a convalidare le mete segnate nelle situazioni dubbie: da allora è usato in tutti i tornei internazionali più importanti. Due anni fa il suo utilizzo è stato consentito anche per prendere decisioni sui falli e sulle infrazioni difensive, e questo ha causato un significativo aumento delle interruzioni di gioco: nel 2003 le azioni giudicate usando il TMO furono in media 0,75 a partita, nelle 44 partite di Coppa del Mondo disputate finora la media è diventata ben 2,41. Nel primo incontro del torneo, quello tra Inghilterra e Fiji, in campo erano presenti sei arbitri e il TMO è stato utilizzato diverse volte per una durata complessiva di circa dieci minuti.

rugby_chart_2

Il problema della prova tv nel rugby è il modo in cui viene usata e quanto viene usata. In uno sport “lento” come il rugby, in cui già ci si ferma parecchio (i falli, i calci, le touche, le mete e gli infortuni richiedono infatti molte sospensioni), il frequente utilizzo della prova tv spezzetta ancora di più le partite e le rende meno divertenti per il pubblico. Nel rugby l’arbitro è l’unico che può richiedere la prova tv, e spesso è influenzato dalla situazione in cui si trova: potrebbe trovarsi a decidere se usare o meno il TMO circondato dai trenta giocatori in campo e dal pubblico, magari dopo aver corso per tutta la partita. Nonostante le critiche degli ultimi mesi la World Rugby, il principale organo di governo del rugby mondiale, ha fatto sapere che non ha in programma nessuna revisione delle regole della prova tv.

L’Economist in un articolo di pochi giorni fa ha preso in considerazione i modi in cui gli altri sport più popolari regolano l’uso della prova tv. Nella NFL e nella NHL, i campionati nordamericani di football e hockey, i tecnici della moviola operano in una struttura attrezzata con schermi che trasmettono contemporaneamente la partita da diverse angolazioni e per tutta la sua durata, fornendo ai direttori di gara immagini chiare e senza prolungare di molto la sospensione di una partita. Un’altra regola abbastanza diffusa – e che sarebbe stata d’aiuto a Joubert – vieta la trasmissione di immagini della moviola sugli schermi degli stadi, in modo da risparmiare agli arbitri ulteriori polemiche e tensioni da gestire.