Draghi ha deciso di lasciare invariati i tassi d’interesse

Il presidente della BCE ha detto che le decisioni sull'innalzamento dei tassi e le politiche di stimolo all'economia sono state rinviate

Il governatore della Banca Centrale Europea Mario draghi (DANIEL ROLAND/AFP/Getty Images)

Mario Draghi, governatore della Banca Centrale Europea (BCE), ha parlato oggi a Malta delle politiche monetarie da adottare e della situazione economica in Europa. Draghi ha detto che le politiche di stimolo all’economia europea saranno riesaminate nel prossimo incontro del consiglio governativo della BCE che si terrà a dicembre ed è stato deciso di lasciare i tassi di interesse invariati. L’acquisto di titoli da parte della BCE (il cosiddetto quantitative easing) continuerà nel 2016 e proseguirà anche nell’anno successivo se necessario, e comunque fino a quando non ci sarà una crescita stabile e sostenuta. Draghi ha detto che «tutte» le misure di stimolo sono state discusse dal consiglio governativo della BCE, ed è stato chiesto alle varie commissioni dell’istituzione di analizzare i pro e i contro di ciascuno strumento.

Cosa sono i tassi d’interesse
I tassi d’interesse di cui si sta parlando sono quello a cui le banche “normali” e anche la banca centrale si prestano soldi fra loro, spesso per periodi molto brevi. La banca centrale decide il tasso a cui le banche “normali” possono chiederle soldi, e quello a cui possono depositare presso di lei del denaro quando ne hanno troppo. Da questi tassi dipendono tutti gli altri, anche se non in misura perfettamente corrispondente: se i tassi decisi dalla banca centrale si alzano, si alzerà alla fine anche quello a cui le banche concedono i mutui alle famiglie.

I tassi d’interesse sono uno degli strumenti principali che le banche centrali hanno per influenzare l’economia. Se l’economia cresce troppo velocemente e c’è il rischio che l’inflazione superi il limite considerato sano (in Europa e negli Stati Uniti questo limite è del 2 per cento l’anno), la banca centrale alza i tassi d’interesse: prendere soldi in prestito diventa più costoso, allo stesso tempo diventa più conveniente tenere i soldi depositati in banca – perché crescono al tasso d’interesse, appunto – anziché spenderli. Quindi l’economia rallenta, o meglio: cresce in modo più graduale e senza portare a un aumento eccessivo dell’inflazione e una svalutazione della moneta. Quando l’economia cresce poco, invece, la banca centrale di norma abbassa i tassi d’interesse: le imprese possono prendere soldi in prestito più facilmente per finanziare i loro progetti e crescere, i privati non traggono un gran vantaggio dal tenere i soldi depositati e quindi spendono.

Euro-dollaro
La conferenza stampa di Draghi ha causato un forte calo nel valore dell’euro in confronto col dollaro. Nella metà di settembre anche Janet Yellen, governatrice della FED (la banca centrale degli Stati Uniti) aveva deciso di lasciare invariati i tassi d’interesse: la conseguenza era stata un rafforzamento dell’euro nei confronti del dollaro. Un euro troppo forte non aiuta la ripresa economica in Europa perché incide negativamente sulle esportazioni (che sono una componente positiva del PIL). Draghi ha comunque ribadito che i tassi di cambio non sono un obiettivo della BCE, sono chiaramente tenuti in considerazione, ma solo in relazione alla stabilità economica e all’inflazione.

Inflazione
Per quanto riguarda l’inflazione Draghi ha detto che rimarrà molto bassa nel prossimo futuro. Ad una domanda di un giornalista sulla “buona deflazione”, Draghi ha risposto che una deflazione avrebbe l’effetto di aggravare la condizione dei debitori: l’obiettivo della BCE è quello di un tasso d’inflazione al 2 per cento.

La decisione di Draghi conferma le previsioni di molti economisti che i tassi sarebbero rimasti invariati. I tassi d’interesse molto bassi hanno permesso di mantenere un tasso di risparmio invariato mentre il reddito disponibile è cresciuto allo stesso livello del tasso di consumo. Draghi ha detto che le politiche monetarie fino adesso hanno migliorato le dinamiche dei prestiti sia nei confronti delle famiglie che delle imprese, e che non ci sono dubbi sull’efficacia delle politiche intraprese finora.

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