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  • venerdì 16 ottobre 2015

Gli scontri di oggi in Palestina e la Tomba di Giuseppe incendiata

Il luogo di culto venerato dagli ebrei situato in Cisgiordania è stato incendiato stamattina. Negli scontri con l'esercito israeliano sono morti due palestinesi, un altro ha accoltellato un soldato a Hebron

Nella mattina di venerdì 16 ottobre centinaia di giovani palestinesi hanno dato fuoco all’edificio che ospita la Tomba di Giuseppe, un monumento funerario di un’importante figura biblica venerata dagli ebrei che si trova vicino Nablus, nel nord della Cisgiordania. Sempre in Cisgiordania due palestinesi sono morti: uno a Hebron, travestito da fotogiornalista, ha accoltellato un soldato israeliano. Altri soldati gli hanno sparato subito dopo. A Gaza 3 palestinesi sono stati uccisi negli scontri con l’esercito israeliano, almeno altri 20 sono rimasti feriti, ha detto il ministro della Salute palestinese.

Il Giuseppe della tomba è solo un lontanissimo antenato del Giuseppe di Gesù, cioè San Giuseppe. Poco dopo aver lanciato delle molotov i giovani sono stati messi in fuga dalle autorità palestinesi, che sono anche riuscite a controllare le fiamme prima che sul posto arrivasse l’esercito israeliano. Per il momento non si hanno notizie di persone ferite a causa dell’incendio. Secondo il Jerusalem Post l’edificio che ospita la tomba ha subito «danni consistenti». L’esercito israeliano ha detto che ricostruirà la struttura. L’incendio della Tomba di Giuseppe è l’ultimo dei gravi incidenti e scontri che dall’inizio di ottobre coinvolgono palestinesi e israeliani.

Giuseppe è figlio di Giacobbe, che è figlio di Isacco, a sua volta figlio di Abramo. La tomba è situata sul sito dove secondo la tradizione ebraica è sepolto il corpo di Giuseppe. Il sito è venerato da secoli ma non esistono prove certe che sia il luogo esatto della tomba di Giuseppe (che ovviamente a sua volta non è una figura storica, ma biblica). Secondo accordi presi nel 1995 l’area della Tomba di Giuseppe era considerata un’enclave israeliana in territorio palestinese, ma a partire dall’inizio della Seconda intifada gli israeliani hanno deciso di abbandonarla perché troppo difficile da difendere: da allora è gestita dai palestinesi.

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