I resti del volo Malaysia Airlines MH17 nella base aerea olandese di Gilze-Rijen, 2 marzo 2015 (ROBIN VAN LONKHUIJSEN/AFP/Getty Images)
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  • martedì 13 Ottobre 2015

Il rapporto finale sul volo MH17

Secondo gli esperti olandesi che hanno cooordinato le indagini internazionali, l'aereo fu abbattuto da un missile di fabbricazione russa lanciato dall'Ucraina orientale

I resti del volo Malaysia Airlines MH17 nella base aerea olandese di Gilze-Rijen, 2 marzo 2015 (ROBIN VAN LONKHUIJSEN/AFP/Getty Images)

Gli investigatori olandesi – che da oltre un anno stanno cercando di spiegare le cause dell’abbattimento del volo MH17 di Malaysia Airlines avvenuto il 17 luglio del 2014 in Ucraina orientale, causando la morte di 298 persone – hanno pubblicato il rapporto conclusivo della loro inchiesta: il volo fu abbattuto da un missile terra aria Buk di fabbricazione russa lanciato dall’Ucraina orientale, che colpì la cabina di pilotaggio sul lato sinistro, facendo poi disintegrare il resto dell’aeroplano. Il rapporto dice anche che lo spazio aereo sull’Ucraina doveva essere chiuso in quei giorni per evidenti motivi di sicurezza.

L’Ufficio olandese d’inchiesta per la sicurezza (Ovv, che ha coordinato le indagini internazionali) si è occupato degli aspetti tecnici dell’abbattimento senza identificare responsabilità, ma le sue conclusioni, di fatto, avranno importanti conseguenze politiche: confermano infatti la tesi di Ucraina e Stati Uniti che da tempo, e in base a diverse ipotesi piuttosto accreditate, sostengono che l’aereo sia stato abbattuto da un missile terra-aria, fornito ai separatisti dalla Russia, che ha invece sempre smentito questa tesi accusando le forze ucraine.

Le indagini russe
Il governo russo, a poche ore dalla pubblicazione del rapporto, ha ribadito di essere estraneo ai fatti e che il missile è partito da un villaggio controllato dalle forze armate ucraine. Martedì 13 ottobre, la società russa che fabbrica armi Almaz-Antey ha presentato i risultati della sua indagine sull’abbattimento del Boeing 777. Secondo l’amministratore delegato della compagnia, Yan Novikov, i loro risultati «smentiscono totalmente» le conclusioni della Commissione olandese: non si sarebbe trattato, come ipotizzato dalla controparte olandese, di un missile terra-aria Buk, prodotto proprio dalla Almaz-Antey e la postazione del lancio risulterebbe in un punto controllato dalle forze regolari ucraine e non dai separatisti filorussi.

Almaz-Antey ha condotto un esperimento in cui è stato simulato l’impatto di un missile Buk contro un aereo di linea e la conclusione è che il volo MH17 sarebbe stato colpito da un missile 9M38M del sistema Buk-M1, sparato da una zona allora sotto il controllo dell’esercito ucraino. Secondo l’indagine russa, l’arma responsabile dell’abbattimento non è inoltre da diverso tempo utilizzata dalle forze armate di Mosca. Si tratta del secondo esperimento condotto da Almaz-Antey che ha portato a questi risultati ma che la Commissione olandese, hanno accusato i russi, ha rifiutato di considerare.

Le ipotesi che circolavano finora a sostegno della tesi di USA e Ucraina
Il volo MH17 è precipitato vicino a Grabovo, un paese dell’Ucraina orientale della regione di Donetsk, territorio che già allora era sotto il controllo dei separatisti filo-russi. Il 17 luglio, poco dopo le 16, i piloti entrarono in contatto per l’ultima volta con la torre di controllo dell’aeroporto internazionale di Dnipropetrovsk, in Ucraina, e quello che successe dopo è stato ricostruito nelle settimane e nei mesi successivi l’incidente.

Da quando il volo MH17 è precipitato diversi giornalisti, blogger ma anche governi e servizi segreti di diversi paesi hanno indagato su quello che è successo. All’inizio le ipotesi più accreditate erano due: il governo ucraino sosteneva che l’aereo fosse stato abbattuto con un missile dai ribelli filo-russi, mentre il governo russo e i ribelli sostenevano che il volo MH17 fosse stato abbattuto – per sbaglio o volutamente – dall’aviazione ucraina. Nei mesi successivi sono cominciate a emergere diverse prove a sostegno della prima ipotesi.

Il 30 marzo del 2015 l’account YouTube della polizia olandese aveva pubblicato un video che sintetizzava in poco meno di 15 minuti le prove raccolte sull’ipotesi che ad abbattere il volo MH17 fosse stato un missile Buk sparato dai ribelli filorussi. In breve: la mattina del 17 luglio i servizi di intelligence ucraini intercettarono una telefonata tra due ribelli filorussi che parlavano di un sistema Buk che era arrivato a Donetsk, in territorio sotto il controllo dei ribelli (l’intelligence ucraina rese pubblica la conversazione). Il sistema Buk, hanno sostenuto poi indagini successive, era stato probabilmente portato in Ucraina settimane prima da alcuni soldati russi. Un mezzo con a bordo il Buk fu fotografato o filmato in almeno quattro posti diversi nella mattina del 17 luglio: fu visto l’ultima volta alle 13:30 a Snizhne, una città a circa 25 chilometri da Grabovo: secondo il dipartimento di Stato americano il missile sarebbe stato sparato proprio in prossimità di Snizhne.

Poco dopo l’abbattimento dell’aereo, Igor “Strelkov” Girkin – l’allora comandante dei ribelli filo-russi nell’autoproclamata Repubblica Popolare di Donetsk – pubblicò un post su VKontake, il Facebook russo, per dire che il suo gruppo aveva appena abbattuto un aereo cargo ucraino, aggiungendo: «Li avevamo avvertiti di non volare nel nostro spazio aereo». In realtà non era stato abbattuto alcun aereo cargo: diversi giornalisti cominciarono a ipotizzare che i filo-russi avessero abbattuto il volo MH17 per sbaglio. Un altro comandante separatista, Alexander Khodakovsky, fu intercettato mentre ordinava al telefono ai suoi uomini di trovare la scatola nera, che gli era stata richiesta dal governo russo (anche questa conversazione fu resa pubblica dall’intelligence ucraina). Pochi giorni dopo la scatola nera fu consegnata da un altro ribelle filo-russo alla delegazione malese durante una conferenza stampa strana e surreale che si tenne a Donetsk.

Nel frattempo il sistema Buk fotografato il giorno dell’abbattimento dell’MH17 era stato spostato di nuovo verso Luhansk, in Ucraina orientale, e poi oltre il confine con la Russia. Un video girato dopo l’incidente mostrava però che da quel sistema Buk mancava un missile: in molti ipotizzarono che si trattasse del missile usato per abbattere l’MH17.