I palazzi di Park Place (AP Photo/Jin Lee, File)
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  • martedì 6 ottobre 2015

Che fine ha fatto “la moschea di Ground Zero”?

Cosa ne è stato della storia che tra il 2010 e il 2011 ha fatto litigare gli americani ed è stata discussa in mezzo mondo (la moschea comunque non era proprio a Ground Zero)

I palazzi di Park Place (AP Photo/Jin Lee, File)

Nel 2009 l’imam del quartiere newyorkese di TriBeCa Feisal Abdul Rauf e Sharif El-Gamal, un imprenditore immobiliare statunitense di origini polacche ed egiziane, proposero la costruzione di una moschea all’interno di un ampio centro islamico aperto a tutti, in un palazzo a due isolati di distanza dal sito del Word Trade Center a New York. Da allora si sono susseguite una serie di polemiche e discussioni che tracimarono fuori dagli Stati Uniti soprattutto nell’estate del 2010, che continuano ancora oggi e che il sito americano The Awl ha messo insieme qualche giorno fa.

Il palazzo di Park Place originariamente destinato alla costruzione del centro era un edificio costruito nella seconda metà dell’Ottocento in cui dal 1990 aveva una delle proprie sedi la Burlington Coat Factory, una catena di negozi d’abbigliamento a basso prezzo. L’11 settembre 2001 l’edificio venne seriamente danneggiato da alcuni rottami dei due aerei che si schiantarono contro le Torri Gemelle e fu abbandonato per gli otto anni successivi. Nel 2009 i proprietari lo vendettero alla Soho Properties di El-Gamal per circa cinque milioni di dollari. Dopo aver ricevuto dei permessi temporanei, un piano del palazzo ospitò una spazio religioso destinato ai fedeli della moschea Al Farah di Tribeca, ad una decina di minuti da Park Place e troppo piccola per poter ospitare tutti i suoi fedeli. Fu allora che Abdul Rauf, imam della sala preghiere, ed El-Gamal cominciarono a considerare l’ipotesi di ricostruire l’intero palazzo e destinarne una parte a una moschea e a un centro comunitario islamico aperto a tutti.

Nel 2010 il consiglio comunale di New York approvò il progetto con ventuno voti favorevoli, uno contrario e dieci astensioni. Le prime forti opposizioni al progetto non arrivarono infatti da Manhattan, ma dai politici di Washington e dal resto del paese. Alcuni importanti esponenti del Partito Repubblicano attaccarono duramente il progetto, perché contrari alla realizzazione di una moschea a pochi passi dal World Trade Center: secondo loro sarebbe stata una mancanza di rispetto nei confronti delle vittime dell’11 settembre, dei loro familiari e in generale di tutto il paese. Le stesse associazioni dei familiari delle vittime dell’11 settembre resero pubblico il loro disappunto, dicendo che costruire la moschea sarebbe stata una mancanza di sensibilità. Allo stesso modo, uno speculare movimento di opinione sostenne che costruire una moschea vicino Ground Zero sarebbe stato un segno di armonia tra culture diverse e quindi, in ultima istanza, una sconfitta dell’ideologia di chi aveva condotto gli attentati dell’11 settembre.

Tutti i finanziatori del progetto promosso da Rauf ed El-Gamal furono oggetto di controlli da parte delle autorità, le quali scoprirono che uno dei finanziatori di Rauf, R. Leslie Deak, era un imprenditore statunitense convertito all’Islam e con alcuni legami poco chiari con la CIA: niente di illecito, ma la cosa bastò a far aumentare sospetti e polemiche. I movimenti contrari al progetto, intanto, cominciarono a raccogliere fondi e li usarono per diffondere campagne pubblicitarie e spot televisivi anti-moschea.

Nonostante tutto Rauf e El-Gamal continuarono nello sviluppo del progetto, che inizialmente venne chiamato “Cordoba House” con chiaro riferimento alla città spagnola in cui musulmani, cristiani ed ebrei convissero pacificamente per diverso tempo durante il Medioevo. Per molti però la Cordoba House continuava ad essere solamente una moschea vicina al World Trade Center e non un centro islamico aperto a tutti: per questo il progetto cambiò nome in Park51. Per rispondere alle critiche, Rauf dichiarò più volte che la presenza di una moschea vicino al sito del World Trade Center non avrebbe rappresentato un’offesa all’America ma avrebbe rafforzato ancor di più l’immagine di una delle città più multiculturali e accoglienti al mondo.

Mentre i movimenti contrari al progetto si ingrossavano, cominciarono ad arrivare alcuni commenti favorevoli alla moschea da alcuni familiari delle vittime degli attentati dell’11 settembre, da diversi esponenti del Partito Democratico, dall’allora sindaco di New York Michael Bloomberg e dal presidente degli Stati Uniti Barack Obama, che durante l’annuale cena alla Casa Bianca per il mese del Ramadan disse che i musulmani avevano tutto il diritto di costruire una moschea all’interno di un edificio privato a Lower Manhattan. Secondo diversi sondaggi pubblicati fra il 2010 e il 2011, la maggioranza dei cittadini statunitensi e di New York era contraria alla costruzione del centro islamico mentre la maggioranza degli abitanti di Lower Manhattan – il quartiere che l’avrebbe ospitata – era favorevole.

Negli anni successivi il progetto fu ridimensionato più volte, anche a causa di alcuni problemi legati al contratto di acquisto del palazzo stipulato dalla Soho Properties nel 2009. Anche i rapporti tra El-Gamal e Rauf col tempo si deteriorarono e portarono al ridimensionamento del potere di Rauf all’interno del progetto.

Nel 2013 la Soho comprò l’adiacente palazzo al 43 di Park Place, più piccolo rispetto al numero 45 ma necessario per la costruzione del complesso. Le dimensioni del centro islamico si ridussero più volte, fino a limitarsi a un piccolo museo e una sala per le preghiere.

Lo scorso settembre la Soho ha comunicato i dettagli del progetto attuale a Bloomberg Businessweek. L’edificio principale sarà composto da settanta piani con almeno quindici appartamenti extra-lusso che costeranno più di tremila dollari per piede quadrato. Una piazza collegherà l’edificio principale al museo islamico e alla sala preghiere, che verrano costruiti in un edificio più piccolo e non visibile dal memoriale delle vittime del World Trade Center. Il vecchio edificio è stato demolito, ma i lavori per la costruzione della nuova struttura devono ancora cominciare.

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