Protesta dei Deputati del Movimento 5 Stelle durante la discussione alla Camera della legge su giustizia e intercettazioni, 23 settembre 2015 (Fabio Cimaglia / LaPresse)

Come funziona la riforma delle intercettazioni

O meglio: delle regole che stabiliscono in quali casi si potranno pubblicare sui giornali. È stata approvata alla Camera, ora tocca al Senato

Protesta dei Deputati del Movimento 5 Stelle durante la discussione alla Camera della legge su giustizia e intercettazioni, 23 settembre 2015 (Fabio Cimaglia / LaPresse)

Mercoledì 23 settembre la Camera dei deputati ha approvato un disegno di legge sulla riforma del processo penale con 314 sì, 129 no e 51 astensioni. Nella legge è contenuta anche una delega per il governo a regolamentare le intercettazioni: o meglio, l’uso che giudici e giornalisti potranno fare delle registrazioni audio e video. Il testo deve ora passare al Senato e solo a quel punto il governo potrà pubblicare il decreto, anche se nel provvedimento generale sono contenute delle linee guida a cui il governo stesso dovrà attenersi. Dopo il voto finale, il ministro della Giustizia nominerà una commissione ministeriale di magistrati, avvocati e giornalisti per cominciare a scrivere le nuove regole. Nel frattempo la legge (e il fatto che la materia sarà regolamentata con una delega) ha causato molte proteste, soprattutto da parte del Movimento 5 Stelle.

Il disegno di legge si chiama “Modifiche al codice penale e al codice di procedura penale per il rafforzamento delle garanzie difensive e la durata ragionevole dei processi e per un maggiore contrasto del fenomeno corruttivo, oltre che all’ordinamento penitenziario per l’effettività rieducativa della pena”: era stato presentato nel dicembre 2014 e dopo l’esame della commissione Giustizia, lo scorso 27 luglio, era cominciata la discussione in aula. L’articolo che delega il governo a intervenire sulle intercettazioni è il numero 29.

Nel testo dell’articolo si fissano alcuni principi di base a cui la futura norma del governo dovrà attenersi: fanno riferimento all’articolo 15 della Costituzione («La libertà e la segretezza della corrispondenza e di ogni altra forma di comunicazione sono inviolabili. La loro limitazione può avvenire soltanto per atto motivato dell’autorità giudiziaria con le garanzie stabilite dalla legge») e all’articolo 267 del codice di procedura penale che si occupa dei mezzi di ricerca della prova.

La delega del governo dovrà vietare la pubblicazione di «comunicazioni non rilevanti a fini di giustizia penale» e tutelare «la riservatezza delle comunicazioni e delle conversazioni delle persone occasionalmente coinvolte nel procedimento». Inoltre dovrà prevedere «che chiunque diffonda, al fine di recare danno alla reputazione o all’immagine altrui, riprese o registrazioni di conversazioni svolte in sua presenza e fraudolentemente effettuate» sia «punito con la reclusione da sei mesi a quattro anni». Si parla dunque di carcere per quanto riguarda le riprese o le registrazioni abusive, ma la punibilità sarà esclusa nel caso in cui quelle stesse riprese o registrazioni siano utilizzate «nell’ambito dell’esercizio del diritto di difesa» o costituiscono prova di un processo o rientrano nel diritto di cronaca.

Nella legge, infine, grazie a un emendamento della presidente della commissione Giustizia Donatella Ferranti del PD è stata eliminata l’udienza filtro per «selezionare» le intercettazioni penalmente rilevanti da quelle che non lo sono. Nel testo originale era previsto che alla presenza di tutte le parti coinvolte, davanti a un giudice, si esaminasse il materiale intercettato e registrato per decidere cosa fosse rilevante oppure no.