• Cultura
  • martedì 22 settembre 2015

Le copertine dei libri di Elena Ferrante sono brutte?

Per diversi americani sì, e ne hanno scritto e discusso: gli editori ne difendono "l'ironia"

A settembre è uscito negli Stati Uniti e nel Regno Unito l’ultimo libro della serie L’amica geniale, della scrittrice italiana Elena Ferrante, divenuta molto famosa per il successo dei suoi libri ma soprattutto per non aver mai rivelato l’identità di chi scrive sotto questo pseudonimo. L’uscita in inglese di Storia della bambina perduta – pubblicato in Italia lo scorso ottobre – è stata molto seguita e recensita, in considerazione del grandissimo successo dei libri di Ferrante, caso rarissimo per un libro di un autore italiano tradotto. Molte vetrine di librerie delle città inglesi e americane sono state dedicate interamente a Storia della bambina perduta nelle scorse settimane, e tutti i maggiori giornali e siti di news lo hanno recensito, nella gran parte dei casi con favore (questa è stata la copertina del supplemento letterario del Times): per esempio sull’Atlantic o sul Guardianche lo ha addirittura definito un romanzo da premio Nobel.

La saga L’amica geniale racconta in quattro libri la storia dell’amicizia tra due donne dall’infanzia all’età adulta, ed è ambientato prevalentemente nei quartieri popolari di Napoli a partire dagli anni del dopoguerra. In Italia l’ultimo della serie è stato candidato al premio Strega – il più importante tra i premi letterari che orientano le vendite dei libri – dopo un intenso dibattito intorno all’identità del suo autore o autrice: ma la scarsa forza dell’editore E/O e l’inesistente impegno autopromozionale dell’autore/autrice gli hanno impedito di vincerlo.

(La nuova pagina sui libri del Post)

La traduttrice in lingua inglese è Ann Goldstein che lavora anche come editor al New Yorker. Ma i lettori angloamericani sono stati anche molto colpiti dalle copertine dei libri di Ferrante – che riproducono quelle originali italiane – per la loro povertà grafica un po’ kitsch. Il sito americano Quartz ha definito le copertine «degne di un romanzo da 4 dollari che si compra nelle stazioni di servizio» e si è meravigliato di una grafica che potrebbe essere quella di “Cinquanta sfumature di grigio”. Quartz ha raccolto altre opinioni simili, tra cui quella di Steve Heller, che è stato per trent’anni l’art director del supplemento libri del New York Times e che ha definito la copertina di Storia della bambina perduta «simile a una pubblicità di una marca del Viagra». A proposito della tesi che ci sia dell’ronia, Erik Carter, art director dell’editore New Directions, dice:

«Non sono abbastanza volgari. Sono banali. Sembrano fotografie di stock. Se avessero voluto essere ironiche avrebbero dovuto spingere di più, essere dieci volte più svenevoli. Queste sono le scelte più ordinarie possibili».

E l’articolo di Quartz ipotizza anche – citando alcuni tweet – che in questi tempi di ebook l’attrattiva della copertina ricercata stia perdendo valore a favore dei commenti e segnalazioni sui social network.

Alle copertine si è incuriosito anche il sito Slate che ha intervistato Sandra Ozzola, la fondatrice insieme al marito Sandro Ferri delle case editrici E/O ed Europa editions, che pubblicano i libri di Ferrante rispettivamente in Italia e negli Stati Uniti. Ozzola ha difeso le copertine, disegnate da Emanuele Ragnisco, dicendo che sono intenzionalmente kitsch, e comunicano la volgarità che è uno degli elementi centrali di tutta la saga dei libri. Ha aggiunto che Ferrante non è stata coinvolta nel processo creativo delle copertine ma ha sempre approvato il lavoro fatto dalla casa editrice. Sandro Ferri, interpellato da Quartz, ha detto che «i libri di Ferrante sono un mix di letteratura popolare e intellettuale. Volevamo ribadire questo concetto anche nelle copertine» e che gli sembra strano come i lettori della saga non abbiano colto l’evidente ironia della scelta.

Mostra commenti ( )