(AP Photo/Reno Gazette-Journal, Andy Barron)

Inizia Burning Man

Le cose da sapere sul leggendario festival che si tiene nel deserto del Nevada, con regole rigidissime che convivono con una sostanziale anarchia

(AP Photo/Reno Gazette-Journal, Andy Barron)

Oggi nel deserto del Nevada comincia Burning Man, uno dei festival più famosi del mondo che si tiene dal 1991: l’edizione di quest’anno si concluderà il 7 settembre. Il Burning Man è un festival leggendario e difficile da inquadrare: è ufficialmente dedicato «alla comunità, all’arte, all’espressione personale e all’autosufficienza», ma ogni anno attira commenti e critiche per via della sua sostanziale diversità dagli altri normali festival e per le apparenti contraddizioni da cui è caratterizzato. Nella pratica, ogni anno migliaia di persone si radunano nel deserto e costruiscono Black Rock City, una città effimera che nasce e scompare con il festival e che funziona con regole anarchiche e rigide insieme.

Il Burning Man non è un festival musicale tipo il Coachella o Glastonbury, né è un festival hippy tipo Woodstock: c’è la musica, ma non è la parte più importante dell’evento e soprattutto non sono previste esibizioni di artisti famosi. Importanti tanto quanto i vari piccoli concerti che si tengono di giorno in giorno ci sono corsi di bricolage, di yoga e molte altre attività, e soprattutto ci sono le installazioni artistiche, che rappresentano una delle principali attrazioni: anche se l’attrazione del Burning Man è in realtà il Burning Man stesso, cioè l’insieme di tutte queste cose. Fu ideato nel 1990 da tre amici, Kevin Evans, John Law e Michael Mikel: si inizia costruendo la città in cui si svolge il festival, che si chiama Black Rock City ed è pianificata urbanisticamente in maniera molto attenta e rigorosa, con strade con nomi e spazi ben distinti. Anche le regole di convivenza sono molto precise: non deve girare denaro, vale solo il baratto, e si deve essere autosufficienti per tutta la settimana, portandosi quindi cibo, acqua e tutto il resto. Non viene venduto niente, a parte il ghiaccio e il caffè: se si finisce qualcosa, o se ci si accorge di non avere qualche utensile per il campeggio, si deve fare affidamento sulla generosità degli altri partecipanti.

L’ambiente in cui si svolge il Burning Man però è decisamente ostile: fa caldissimo, anche per via del periodo dell’anno, e spesso capita che arrivi una tempesta di sabbia. A Black Rock City sono vietate le fotografie non autorizzate e si può girare in auto solo se questa è stata approvata da uno speciale “Dipartimento delle automobili mutanti”. L’ultima notte del festival si brucia un’enorme statua di legno costruita in mezzo alla città del festival, e dal giorno dopo si pulisce completamente l’area su cui è sorta, e si va via senza lasciare tracce.

Chiunque riesca a ottenere un biglietto – ogni anno c’è il limite di circa 70mila, per un prezzo individuale di 390 dollari, ma le richieste sono sempre di più – può organizzare esibizioni, installazioni o mostre, che può segnalare agli organizzatori o no. Una parte importante dello spettacolo del Burning Man sono le macchine, che vengono modificate per assomigliare a praticamente qualsiasi cosa, da grossi animali ad astronavi di Star Wars a case in stile vittoriano. A Black Rock City ci sono diversi “negozi”, dai bar ai ristoranti ai parrucchieri, che funzionano tutti con il sistema del baratto: e ci si può anche sposare in maniera regolare. In mezzo a tutte queste regole molto rigide, lo spirito del festival è che ognuno può fare qualsiasi cosa. Molti ci vedono una contraddizione, ma effettivamente il senso del festival è proprio questa anarchia sotto delle regole precise: la gente si veste (o non si veste) come vuole, e si predica la massima libertà di espressione artistica e personale.

Quest’anno, una decina di giorni prima dell’inizio del festival, gli organizzatori hanno scritto sul loro blog che c’era una specie di invasione di cimici, che ora sembra però risolta. Il tema di questa edizione è “carnevale degli specchi” (Carnival of Mirrors), e sembra che ci sarà una parte a tema clown-horror.

Al Burning Man il campeggio è strettamente regolamentato negli spazi, e c’è chi ci va in tenda o in roulotte e chi invece vive in camper di lusso. Questa è l’altra contraddizione del Burning Man, di cui si parla soprattutto negli ultimi anni: accanto a chi arriva al festival facendo autostop, c’è chi atterra con il proprio jet privato. Come scrissero molti giornali americani in occasione dell’edizione dell’anno scorso, però, sarebbe un errore credere che al Burning Man «sono arrivati i ricchi»: la verità è che ci sono sempre stati, e ne è un esempio il fatto che le automobili-mutanti che girano costano decine di migliaia di dollari, e lo stesso prezzo elevato del biglietto ne è un indicatore. Il Burning Man non è mai stato un festival di hippy nostalgici, ma piuttosto un ritrovo di gente eccentrica e utopista appassionata di tecnologia. È vero però, concordavano molti giornalisti che avevano visitato l’ultima edizione, che il numero di ricchi è aumentato, e sono nati interi “quartieri” dove campeggiano solo camper ultra-sofisticati e dove «bellissime ragazze in biancheria intima servono cocktail», come aveva raccontato Nellie Bowles su Re/code.