Al padiglione della Romania non c’è niente

Se avete poco tempo, saltatelo: oppure passate direttamente al ristorante

Il padiglione della Romania (Marta Cantoni/Il Post)

Da fuori il padiglione della Romania – che si trova sul Decumano, appena prima dell’intersezione con il Cardo, di fianco al padiglione della Spagna – non è male: è una specie di rivisitazione in chiave moderna di un villaggio rumeno, con la palizzata che dovrebbe richiamare il flauto di Pan (lo strumento musicale del dio greco metà uomo, metà capra) e una costruzione molto simile alle loro case di campagna. Dentro però non c’è nulla.

I primi giorni c’era gente che entrava, incuriosita dalla forma del padiglione e dal fatto che nessuno sapeva molto cosa aspettarsi in generale dall’Esposizione; ora invece pochissima gente passa all’interno della struttura della Romania, probabilmente anche per il passaparola: il tempo è poco, i visitatori vogliono entrare in più padiglioni possibili e molti non pensano che valga la pena di impiegare del tempo per quello della Romania.

All’entrata del padiglione ci sono due manichini con abiti tipici sulla destra, poi un corridoio vuoto. Il percorso, uno dei più brevi di Expo, è formato da quattro corridoi intorno al corpo centrale, dove c’è una “band” di tre persone con pianoforte, chitarra elettrica e batteria, che suona davanti a una ventina di sedie vuote. Nel primo corridoio ci sono quindi i due manichini con i vestiti, e basta. Girando l’angolo ci sono appesi sei quadri astratti di artisti rumeni con una breve spiegazione appesa a lato. Proseguendo nel terzo corridoio la situazione non migliora: ci sono tre quadri, su cavalletto, senza nessun tipo di spiegazione sui soggetti o su chi li abbia dipinti, che ricordano moltissimo i disegni che si facevano alle scuole elementari con i colori a cera su cartoncino nero. L’ultimo corridoio ha una piccola bacheca, con dieci ripiani che contengono alcuni piattini e vasellame vario, senza nessun tipo di spiegazione.

Finito di visitare il piano terra, si può salire al primo piano dove c’è il ristorante con piatti tipici rumeni, circondato da qualche pianta verde. Finisce così la parte espositiva del padiglione, che secondo il sito di Expo, dovrebbe “offrire ai visitatori una complessa prospettiva delle caratteristiche del Paese, delle risorse e delle sue potenzialità. L’obiettivo è condividere l’essenza dello spirito rumeno, la coesistenza di biodiversità, potenziale dell’agricoltura, pratiche tradizionali, folklore, ospitalità”.

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