Com’è fatto il padiglione della Spagna

Ci sono tantissime valigie, una stanza – molto bella – piena di piatti illuminati: e se siete fortunati, assaggi gratuiti

Il muro di piatti su cui vengono proiettate immagini, nel padiglione della Spagna (Marta Cantoni/Il Post)

Il padiglione della Spagna – che si trova sul Decumano, appena prima dell’intersezione con il Cardo, tra Romania e Ungheria – ha una struttura molto particolare, tra zone aperte e zone al chiuso, e punta molto sulla convivenza tra tradizione e innovazione. È stato disegnato dallo studio spagnolo B720 Arquitectos dell’architetto Fermín Vázquez, ed è uno spazio di circa 2500 metri quadri, in legno e acciaio ed è pieno di valigie.

Dentro il padiglione ci sono molte installazioni multimediali: si comincia subito, appena prima di entrare, con una valigia di 5×4 metri dell’artista catalano Antoni Miralda che mostra immagini di cibi tipici spagnoli. Dentro alla struttura a cielo aperto ci sono altri valigie più piccole, con uno schermo che proietta nomi di cibi fondamentali nella cultura del paese, come pomodori, riso, baccalà e patate. Il tema delle valigie prosegue, con una valigia aperta in mezzo alla sala successiva da cui escono dei fogli con su scritte parole in molte lingue, legate al cibo e al mangiare. Per terra sono proiettate parole come “aria”, “eccellenza”, “dieta”, “sorriso”, “ricordi”, tutte legate all’esperienza del cibo.

Nella sala successiva c’è uno specchio opacizzato al cui interno scorre dell’acqua: crea un effetto molto bello con luci diverse, che cambiano colore ogni pochi secondi, e su cui compaiono parole che vengono “cancellate” dall’acqua che scorre. Sulle pareti tutto intorno ci sono video, scritte e informazioni sulle coltivazioni, sulle tecniche e sulla sostenibilità, che la Spagna propone come soluzione alla scarsa disponibilità di materie prime e cibi. Proseguendo si entra nella sala più d’impatto del padiglione: un intero spazio con le pareti ricoperte di piatti, a migliaia, su cui vengono proiettati paesaggi e cibi tipici spagnoli. Uscendo dal padiglione si passa davanti al ristorante di tapas, circondato da alberi di arance: non è economico, ma pare che sia uno tra i più buoni di Expo.

È anche uno dei pochi padiglioni in cui – se siete fortunati, passate all’orario giusto (dalle 18 in poi) e vi prenotate per tempo – potrete assaggiare gratuitamente piatti spagnoli: tartare di tonno, carne di maiale – con cui si fa il prosciutto pata negra – birra artigianale e un cocktail a base di limone e zenzero, ma le proposte possono variare di giorno in giorno.

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