La bandiera portoricana e quella statunitense sventolano insieme della città vecchia di San Juan. (PAUL J. RICHARDS/AFP/Getty Images)
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  • lunedì 29 Giugno 2015

Anche Porto Rico ha un problema con i debiti

Il governatore ha detto che l'isola non sarà in grado di ripagare i creditori di oltre 70 miliardi di dollari

di Michael Fletcher – Washington Post
La bandiera portoricana e quella statunitense sventolano insieme della città vecchia di San Juan. (PAUL J. RICHARDS/AFP/Getty Images)

Il governatore di Porto Rico – un territorio non incorporato degli Stati Uniti d’America, da tempo in trattative per diventare il cinquantunesimo stato americano – ha deciso che lo stato non è in grado ripagare il suo debito di oltre 70 miliardi di dollari (circa 63 miliardi di euro), aprendo una crisi finanziaria inedita che potrebbe destabilizzare il mercato delle obbligazioni emesse da governi e municipalità americane e far aumentare i costi di finanziamento delle amministrazioni locali in tutti gli Stati Uniti. La decisione di Porto Rico agita ulteriormente i mercati statunitensi, già alle prese con la crisi del debito della Grecia: e pone anche domande sul mercato – un tempo molto stabile –delle obbligazioni degli enti locali, su cui stati e città contano per pagare servizi pubblici, come le strade, i parchi e gli ospedali.

Per molto tempo queste obbligazioni sono state considerate investimenti sicuri, ma quelle certezze sono venute meno negli ultimi anni, dopo che alcuni comuni – come Detroit in Michigan e Stockton e Vallejo in California – hanno fatto bancarotta. Perlomeno quei fallimenti prevedevano per gli investitori la protezione garantita dalle leggi sulla bancarotta statunitense, che stabilisce un metodo con cui gli investitori possono recuperare almeno parte del loro denaro. Ma quella norma non si applica ai singoli stati e nemmeno a Porto Rico: non rispettare un accordo con i creditori può innescare un processo complicato, senza precedenti e di lunga durata per risolvere le obbligazioni finanziari dell’isola. Inoltre il debito di Porto Rico è grande quattro volte quello di 18 miliardi di dollari di Detroit, la più grande città degli Stati Uniti ad aver dichiarato bancarotta, nel 2013.

Le conseguenze sono serie anche per gli americani fuori da Porto Rico, perché molti sono proprietari di obbligazioni dell’isola attraverso i fondi comuni di investimento. Si stima che a un certo punto nel 2013 tre fondi comuni di investimento degli enti locali su quattro avessero anche obbligazioni di Porto Rico, particolarmente interessanti per l’alto rendimento e l’esenzione dalle tasse federali, statali e locali.

Il governatore di Porto Rico, Alejandro Garcia Padilla, cercherà di ottenere qualche concessione dai creditori – che comprendono dai fondi comuni di investimento negli Stati Uniti ai grandi fondi speculativi (hedge fund) che hanno comprato il debito di Porto Rico ad alto tasso di interesse – nel tentativo di allungare il pagamento dei prestiti e ridurre gli oneri finanziari che stanno azzoppando l’economia in difficoltà dell’isola. Il New York Times è stato il primo giornale a dare la notizia che il governo non è in grado di ripagare. Secondo Gabriela Melendez, portavoce a Washington del governo portoricano, si tratterebbe però di una notizia «inaccurata». Melendez ha aggiunto che lunedì sera il governatore di Porto Rico terrà un discorso in tv per aggiornare gli abitanti sulla crisi finanziaria del paese.

Porto Rico è un cosiddetto “stato associato degli Stati Uniti”, ha 3,6 milioni di abitanti e un debito pro capite più alto che negli altri stati americani. L’isola sta barcollando sotto l’aumentato peso delle obbligazioni da anni, mentre la sua economia è calata bruscamente, provocando un’emigrazione verso gli Stati Uniti che non si vedeva dagli anni Cinquanta. Nel frattempo il governo ha alzato le tasse, tagliato il personale e ridotto le pensioni in un futile tentativo di riportare il debito sotto controllo. Queste azioni hanno soltanto ritardato l’accumularsi del debito, e hanno al contempo danneggiato gli sforzi di rilanciare l’economia.

La crisi finanziaria a Porto Rico va avanti da anni, ma finora il governo era riuscito a mantenerla sotto controllo tagliando la spesa e raccogliendo sempre più soldi dai mercati azionari. Negli anni però il rating di Porto Rico è stato declassato fino ai livelli considerati “spazzatura” e l’isola ha dovuto pagare tassi sempre più alti per ottenere nuovo denaro.

I numerosi debiti includono obbligazioni a garanzia generica, che secondo la costituzione di Porto Rico devono essere ripagati ai creditori ancora prima del salario dei lavoratori. Ma altri miliardi di dollari in obbligazioni sono stati emessi da enti pubblici che forniscono servizi fondamentali, come l’energia elettrica, la costruzione di strade, l’acqua corrente e il sistema fognario. Oltre al debito delle obbligazioni, Porto Rico deve 37 miliardi di dollari – circa 33 miliardi di euro – in pensioni ai lavoratori e agli ex lavoratori. Porto Rico ha spinto perché il Congresso degli Stati Uniti garantisca la protezione dalla bancarotta anche agli enti pubblici, ma finora la proposta di legge in questione non è andata da nessuna parte.

© Washington Post 2015