Il ministro degli Esteri iraniano Javad Zarif (secondo da destra) e il segretario di Stato americano John Kerry (secondo da sinistra) a Vienna. (Carlos Barria/Pool via AP)
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  • domenica 28 giugno 2015

Si discute di nuovo di nucleare iraniano

È cominciata da due giorni l'ultima fase dei colloqui tra Iran e paesi del 5+1, quella decisiva: una breve guida e cosa se ne dice

Il ministro degli Esteri iraniano Javad Zarif (secondo da destra) e il segretario di Stato americano John Kerry (secondo da sinistra) a Vienna. (Carlos Barria/Pool via AP)

Da venerdì sera sono riuniti a Vienna, in Austria, i rappresentanti dell’Iran e quelli dei paesi del cosiddetto gruppo “5+1″, cioè i cinque stati che hanno il potere di veto al Consiglio di sicurezza dell’ONU (Stati Uniti, Francia, Regno Unito, Russia, Cina) più la Germania, per cercare di trovare un accordo definitivo sul programma nucleare iraniano. I punti generali di un accordo preliminare erano stati concordati lo scorso aprile ed erano stati definiti “storici” da diversi analisti e giornalisti: in sintesi, l’accordo preliminare prevede che l’Iran limiti di molto la sua capacità di produrre armi nucleari – il governo iraniano ha comunque sempre negato di voler sviluppare il nucleare per scopi militari, senza però riuscire a convincere gli stati occidentali e i suoi avversari arabi – in cambio di un sostanziale alleggerimento delle sanzioni che sono state imposte all’Iran negli ultimi anni. Nel documento concordato ad aprile mancano però alcuni dettagli piuttosto importanti e la firma di tutti i negoziatori: la scadenza che si sono dati i partecipanti coinvolti nei colloqui è il 30 giugno, ma il termine potrà essere allungato fino al 7 luglio.

La questione, in sintesi
I paesi occidentali e i loro alleati accusano l’Iran di voler costruire una bomba atomica. L’Iran sostiene di aver sviluppato un programma a scopi soltanto civili, anche se nel corso degli anni ha tenuto un atteggiamento molto ambiguo a riguardo, ad esempio rifiutando di accettare ispezioni internazionali all’interno del suo territorio. Molti dubitano che l’Iran abbia davvero bisogno di un sistema di centrali nucleari a scopo civile, essendo uno dei paesi con le maggiori riserve di petrolio al mondo. Il rifiuto dell’Iran a collaborare con gli ispettori internazionali è stato punito con una serie di sanzioni economiche. Negli ultimi mesi, al peso delle sanzioni si è aggiunto il crollo del prezzo del petrolio che ha messo l’Iran in una gravissima situazione economica. Spinto anche dai problemi di bilancio, il governo iraniano ha accettato lo scorso aprile un accordo per limitare lo sviluppo dell’energia nucleare, che prevede tra le altre cose i controlli da parte degli ispettori internazionali. È questo l’accordo che deve essere finalizzato e firmato nei prossimi giorni.

Perché è importante?
Con quasi ottanta milioni di abitanti l’Iran è una delle principali potenze del Medio Oriente. Dalla rivoluzione guidata dall’ayatollah Khomeini del 1979, il governo iraniano è controllato dal clero sciita e ha adottato un atteggiamento fortemente anti-americano e anti-israeliano. La sua politica estera è molto aggressiva e attualmente l’Iran finanzia e appoggia militarmente il regime siriano di Bashar al Assad e il governo sciita iracheno: ha legami strettissimi con Hezbollah, un movimento politico-militare libanese, con Hamas, il gruppo che controlla la Striscia di Gaza, e sostiene i ribelli houthi che occupano gran parte dello Yemen.

In molti considerano il programma nucleare iraniano un pericolo, poiché l’arma nucleare permetterebbe all’Iran di essere ancora più aggressivo in politica estera. L’accordo raggiunto a Losanna renderebbe molto difficile per gli iraniani costruire una bomba atomica senza farsi scoprire, ma è comunque ritenuto insufficiente da diversi paesi nemici dell’Iran. Il governo israeliano ha adottato un atteggiamento molto aggressivo sul tema e il primo ministro conservatore Benjamin Netanyahu ha parlato di recente al Congresso degli Stati Uniti per chiedere che l’accordo non venisse approvato. Anche l’Arabia Saudita, l’altro principale avversario dell’Iran in Medio Oriente, è fortemente ostile all’accordo al punto che, secondo alcuni esperti, potrebbe decidere di dotarsi a sua volta di armi nucleari.

Cosa prevede l’accordo
A Losanna sono stati stabiliti i “parametri di un piano di azione comprensivo congiunto riguardo il programma nucleare della Repubblica islamica dell’Iran” (JCPOA). Il dipartimento di stato americano ha pubblicato il testo del JCPOA, che tra le altre cose dice:

– L’Iran ha accettato di ridurre di circa due terzi il numero delle sue centrifughe: dalle 19mila attuali ne rimarranno 6.104, di cui solo 5.060 adibite ad arricchire l’uranio per i prossimi 10 anni (l’arricchimento dell’uranio è un passaggio necessario per la costruzione della bomba atomica).

– L’Iran ha accettato di non arricchire l’uranio al di là della soglia del 3,67 per cento per almeno 15 anni (semplificando molto: la soglia indicata per delimitare gli usi civili da quelli militari è del 5 per cento). Ha inoltre accettato di non costruire altre installazioni adibite all’arricchimento dell’uranio per i prossimi 15 anni.

– L’Iran ha accettato di non arricchire l’uranio nella sua istallazione sotterranea a Fordow – che si trova vicino alla città di Qom e che è stata scoperta dell’intelligence occidentale pochi anni fa – per almeno 15 anni. La centrale di Fordow sarà convertita e usata come centro nucleare, fisico, tecnologico e di ricerca, esclusivamente per fini pacifici.

– L’Iran arricchirà l’uranio solo nella centrale di Natanz, nella provincia di Isfahan, usando esclusivamente le centrifughe IR-1 di prima generazione: quelle più sofisticate verranno rimosse oppure non usate per almeno 10 anni.

– L’Iran ha accettato di ricevere ispezioni regolari in tutte le sue centrali nucleari dall’Agenzia Internazionale per l’Energia Atomica (AIEA). Le ispezioni riguarderanno anche le miniere di uranio e le yellowcake (scorte di uranio concentrato, sostanza che può essere usata nella preparazione di combustibili per i reattori nucleari). Inoltre il reattore di acqua pesante di Arak sarà ricostruito per non produrre plutonio sufficientemente puro da poter essere usato per scopi militari.

– Le sanzioni imposte sull’Iran da Stati Uniti e Unione Europea saranno rimosse dopo che la AIEA avrà verificato che il governo iraniano ha preso tutte le misure necessarie per rispettare i parametri di Losanna. Nel caso di violazione dell’accordo, verranno reintrodotte. Non sono ancora chiari i tempi relativi alla sospensione delle sanzioni.

Cosa succederà a Vienna
La questione del programma nucleare per i politici iraniani è anche un problema di politica interna. La stampa iraniana, in gran parte controllata e influenzata dal regime, ha trasformato la discussione sul nucleare in un tema da cui dipende l’orgoglio nazionale. L’attuale governo, guidato dal moderato Hassan Rouhani, ha il compito molto complicato di bilanciare le necessità dell’economia iraniana, che per tornare a crescere ha bisogno di un alleggerimento delle sanzioni, con i desideri dei conservatori, contrari ad accettare un accordo troppo severo che potrebbe essere visto come un’umiliazione per l’Iran.

Proprio per la necessità di raggiungere un difficile compromesso, pochi giorni dopo gli accordi di Losanna il governo iraniano ha rinnegato uno dei punti principali che erano stati stabiliti in Svizzera: cioè che le sanzioni sarebbero state rimosse gradualmente di pari passo con le ispezioni. Adesso i negoziatori iraniani chiedono che le sanzioni siano ritirate «il giorno dopo la firma degli accordi», un punto su cui però non sono d’accordo gli Stati Uniti e altri paesi. Questo ed altri dettagli dell’accordo potrebbero essere cambiati o attenuati prima della firma definitiva. Anche i negoziatori occidentali, soprattutto statunitensi, devono fronteggiare le pressioni degli israeliani e dei sauditi, oltre che di alcuni analisti americani, che chiedono più severità nei confronti dell’Iran. In molti pensano che l’accordo alla fine verrà firmato anche se con qualche giorno in ritardo rispetto alla scadenza del 30 giugno.

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