George Harris e Jack Evans si sposano a Dallas, in Texas il 26 giugno 2015. (AP Photo/Tony Gutierrez)
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  • sabato 27 Giugno 2015

La sentenza sui matrimoni gay, in 16 foto

La tradizionale "gara degli stagisti", la Casa Bianca con i colori dell'arcobaleno e molta commozione: un racconto fotografico di una storica giornata per gli Stati Uniti

George Harris e Jack Evans si sposano a Dallas, in Texas il 26 giugno 2015. (AP Photo/Tony Gutierrez)

George Harris e Jack Evans sono stati la prima coppia gay a sposarsi nella contea di Dallas, in Texas, dopo la storica decisione della Corte Suprema che ha dichiarato incostituzionali i divieti ai matrimoni gay in tutti gli stati americani. Harris ha 82 anni ed Evans 85: i due stanno insieme da 54 anni. Molte altre coppie di donne e uomini gay si sono sposati ieri e lo faranno nei prossimi giorni in tutto il territorio americano, soprattutto in quegli stati in cui fino a venerdì i matrimoni gay non venivano riconosciuti validi dalla legge. La sentenza della Corte Suprema è stata festeggiata in moltissime città degli Stati Uniti: a Washington la facciata della Casa Bianca, la sede del governo, è stata illuminata dai colori dell’arcobaleno, che sono gli stessi della bandiera usata per sostenere i diritti dei gay. Una cosa simile è stata fatta al municipio di San Francisco, che ha appeso all’entrata una grande bandiera colorata per festeggiare la decisione della Corte Suprema.

Tra le cose fotografate ieri c’è stata anche la cosiddetta “gara degli stagisti”, una cosa molto divertente vista da qui: le sentenze della Corte Suprema vengono diffuse in un primo momento solo in formato cartaceo e quindi le grandi testate devono mandare fisicamente qualcuno dentro l’edificio della Corte a prendere i fogli con le sentenze e portarli fuori. L’operazione solitamente viene affidata gli stagisti, che muniti di scarpe da ginnastica partecipano – appunto – a quella che viene definita “la gara degli stagisti”. E per finire ieri ci sono stati alcuni momenti particolarmente emozionanti: per esempio quando il presidente Obama ha chiamato al telefono e in diretta televisiva Jim Obergefell, uno dei ricorrenti della causa che ha dato avvio al processo che ha poi portato alla sentenza.