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  • domenica 14 giugno 2015

Lo Zimbabwe abbandona la sua moneta

Dopo lunghi periodi di super-inflazione: da lunedì si potranno cambiare 175 milioni di miliardi di dollari dello Zimbabwe per cinque dollari americani

(DESMOND KWANDE/AFP/Getty Images)

Da lunedì 15 giugno il dollaro dello Zimbabwe smetterà di avere corso legale e sarà ufficialmente sostituito dalle due monete che già si usano nel paese: il dollaro americano e il rand sudafricano. Coloro che possiedono la vecchia moneta potranno ancora cambiarla grazie a uno speciale programma della banca centrale che durerà fino a settembre. Il cambio fissato tra le due monete è abbastanza impressionante: per 175 milioni di miliardi di dollari dello Zimbabwe si possono ottenere cinque dollari americani. Chi possiede banconote stampate prima del 2009 avrà un cambio un po’ più favorevole: 250 mila miliardi di dollari dello Zimbabwe per un dollaro americano. In tutto la banca centrale ha messo da parte 20 milioni di dollari americani per rimborsare i detentori della vecchia moneta nazionale.

Per lo Zimbabwe quello di domani non sarà un cambiamento particolarmente traumatico visto che nessuno utilizza più la moneta locale da parecchio tempo: alla fine degli anni 2000 valeva così poco che la banconota più grossa in circolazione, quella da centomila miliardi, non era sufficiente a comprare un biglietto dell’autobus. Dalla fine del 2009 il governo ha smesso di stamparla e l’ha sostituita per le sue transazioni con il dollaro americano e altre valute estere. Nel novembre dell’anno prima, nel 2008, la super-inflazione dello Zimbabwe aveva raggiunto il record mondiale con un tasso mensile di 79 miliardi di punti percentuali: tradotto significa che se il primo novembre una cosa costava un dollaro dello Zimbabwe, un mese dopo ne costava 79 miliardi. In quei mesi i cittadini dello Zimbabwe avevano bisogno di buste della spesa piene di soldi anche per acquistare beni primari come pane e latte.

La spirale di iperinflazione nello Zimbabwe cominciò nei tardi anni Novanta quando il dittatore locale, Robert Mugabe che è ancora in carica, ordinò il sequestro di tutta la terra in mano agli ex-coloni bianchi e la sua redistribuzione. Il processo però non funzionò e la produzione agricola del paese cominciò a crollare. Negli anni successivi una serie di cattive scelte economiche peggiorarono ulteriormente la situazione: le esportazioni crollarono mentre Mugabe portò più volte il paese in guerra, costringendo il governo ad aumentare le spese militari. La banca centrale cominciò a finanziare le necessità economiche del governo stampando dei veri e propri fiumi di denaro e la popolazione smise rapidamente di credere nella capacità della moneta locale di mantenere il suo valore. Il governo dichiarò illegale l’inflazione e arrestò molte persone accusate di aver alzato i prezzi. Ma queste misure, come molte altre volte nella storia, non produssero effetti rilevanti.

Il governo annunciò più volte l’inizio di un nuove regime monetario, ma nessuno credeva che Mugabe avrebbe davvero attuato delle politiche monetarie più rigorose. Il governo corrotto e inefficiente da un lato e la sfiducia della popolazione dall’altro fecero precipitare il paese in una spirale che si autoalimentava. Alla fine del primo decennio del 2000 l’inflazione raggiunse livelli che non si erano mai visti. Per quanto il governo stampasse denaro, era oramai evidente che la popolazione li considerava pezzi di carta senza valore. Nel 2009 il governo decise di smettere di stampare moneta, ma le incredibili banconote da 100 mila miliardi sono rimaste in circolo: almeno fino a domani, quando potranno essere scambiate per 40 centesimi di dollaro americano l’una.

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