(Justin Sullivan/Getty Images)

Il nuovo Google Foto, Android M e tutto il resto

Che cosa ha presentato Google giovedì a San Francisco, dal servizio gratuito per archiviare foto senza limiti al prossimo Android M e un nuovo sistema operativo per la casa

(Justin Sullivan/Getty Images)

Giovedì 28 maggio a San Francisco (California) è iniziata Google I/O, la serie di conferenze che Google organizza ogni anno per presentare le sue novità sul software agli sviluppatori, cioè quelli che materialmente creano le applicazioni e i programmi. Come da consuetudine, Google I/O è iniziata con un lungo evento di apertura: più di due ore di presentazioni in cui sono stati annunciati il nuovo Google Foto, le anteprime della prossima versione di Android, un nuovo sistema operativo per la casa che si chiama Brillo, alcune novità per gli smartwatch, nuove funzioni di Google Now e sistemi per usare servizi come YouTube e Google Maps offline, nei paesi dove le connessioni mobili sono carenti.

Google Foto
Il miglior servizio offerto da Google+ – il disgraziato social network di Google – è sempre stato quello per salvare e organizzare le proprie fotografie online, ma aveva il difetto di essere sommerso da tante altre funzionalità che finora non hanno riscosso molto successo. Quelli di Google se ne sono resi conto e alla fine hanno deciso di separare il servizio per le fotografie dallo sfortunato Google+, creando il nuovo Google Foto, che permette di salvare tutte le proprie fotografie online e di mantenerle sincronizzate su computer tramite browser e su tablet e smartphone, sia Android sia Apple. La cosa sorprendente, e che non fa nessun altro, è che il servizio è completamente gratuito: non ci sono limiti al numero di fotografie che si possono caricare. Apple ha un servizio simile ma richiede il pagamento di un abbonamento mensile se si superano i 5 GB di spazio occupato.

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Google Foto mantiene la risoluzione originale delle foto fino a 16 megapixel e i video in alta definizione a 1080p. Le fotografie sono sincronizzate sui dispositivi in modo da non occupare tutta la loro memoria, con anteprime delle immagini che se aperte vengono poi scaricate in piena risoluzione. Le foto sono ordinate cronologicamente all’interno dell’applicazione, ma Google ha applicato gli algoritmi che già usa per identificare e riconoscere le immagini sul suo motore di ricerca. Il sistema capisce per esempio se una foto mostra una nevicata, e usa anche le informazioni geografiche che gli smartphone attribuiscono ai singoli scatti. Se si cerca quindi “nevicata a Bolzano” all’interno dell’applicazione, il sistema mostra tutte le foto con neve scattate a Bolzano. C’è anche un sistema per il riconoscimento dei volti, simile a quello utilizzato da Apple nel suo servizio. L’app permette anche di selezionare un certo numero di foto e ottenere istantaneamente un link che può essere condiviso con i propri amici, anche se non possiedono Google Foto.

Android M
Per ora la prossima versione del sistema operativo per dispositivi mobili di Google non ha un nome, ma come da tradizione viene chiamata con la lettera dell’alfabeto seguente a quella dell’edizione attuale: quindi da L di “Lollipop” si passa a “M”. Rispetto ai cambiamenti radicali per quanto riguarda la grafica e le funzioni introdotte con Lollipop, Android M è volutamente meno rivoluzionario e teso a migliorare e correggere alcune cose del suo predecessore. Quelli di Google si sono concentrati su sei novità:

• è stato rivisto interamente il sistema usato dalle applicazioni per ottenere i permessi necessari per accedere a funzioni come microfono, fotocamera, album fotografici e compagnia: i permessi non vengono chiesti tutti subito dopo l’installazione dell’applicazione, ma solo quando si accede a una determinata funzione e solo la prima volta che lo si fa; un pannello riassuntivo permette di sapere sempre quali permessi sono stati concessi a ogni applicazione, dando la possibilità di revocarli;

• in molte applicazioni, come per esempio quella di Twitter, se si clicca su un link si apre un browser interno all’app per potere visualizzare la pagina, ma creare browser all’interno delle app richiede più lavoro agli sviluppatori e porta spesso a risultati poco soddisfacenti: su Android M è disponibile una versione personalizzabile del browser di Chrome da usare all’interno delle applicazioni, in modo da avere a disposizione le funzioni classiche del programma (password salvate comprese) senza abbandonare l’applicazione in cui ci si trova;

• quelli di Google hanno messo a disposizione nuovi strumenti per rendere più semplici i link tra diverse applicazioni: se per esempio si riceve un link verso un tweet in un messaggio, toccandolo si finisce all’interno dell’app di Twitter e non su Chrome per visualizzarlo da browser;

• la funzione per i pagamenti tramite smartphone è stata sensibilmente rivista e ora si chiama Android Pay, e ricorda molto il sistema presentato da Apple lo scorso autunno: si inseriscono i dati della propria carta di credito nello smartphone e questo può poi essere usato per i pagamenti presso le casse con POS abilitati per il nuovo sistema;

• Android M ha una nuova serie di strumenti per rendere più semplice la gestione degli smartphone che hanno sensori per le impronte digitali: comprendono sistemi per sbloccare il telefono, attivare funzioni all’interno delle applicazioni e rendere più sicuri i pagamenti tramite Android Pay;

• è stata aggiunta una nuova funzione che valuta i momenti di inattività dello smartphone – quando per esempio viene lasciato per lungo tempo su un tavolo o sul comodino di notte – e riduce al minimo il consumo della batteria facendo fare meno cose al telefono: Google dice che nei test eseguiti il nuovo sistema ha permesso di raddoppiare la durata della batteria in standby.

Google ha anche sistemato i controlli per il volume, rendendoli più intuitivi rispetto a Lollipop, ha migliorato il modo in cui si può fare copia/incolla dei testi e ha aggiunto una funzione per condividere contenuti direttamente con i propri contatti preferiti. Android M sarà disponibile entro fine anno e distribuito progressivamente agli smartphone compatibili dai singoli produttori.

Now on Tap
All’interno di Android M sono state aggiunte alcune modifiche a Google Now, l’assistente personale di Android che può essere usato per impostare promemoria, cercare cose online o ricevere informazioni su spostamenti, meteo e molto altro. Una nuova funzione che si chiama “Now on Tap” permette a Google Now di comprendere il contesto in cui ci si trova, per esempio quando si sta usando un’applicazione. Se si sta ascoltando una canzone e si vuole sapere il vero nome di un cantante conosciuto con uno pseudonimo basta chiedere a Google Now “qual è il suo vero nome?”, senza specificare di chi si sta parlando: il sistema capisce che la domanda è riferita al cantante che si sta ascoltando e trova autonomamente la risposta. “Now on Tap” funziona anche quando ci si scambia SMS, se per esempio in un messaggio si parla di andare a cena, il sistema suggerisce in automatico un ristorante, oppure dà la possibilità di fare una prenotazione, o ancora di inserire un promemoria.

Android Wear
La versione di Android per gli smartwatch ha ricevuto diversi nuovi aggiornamenti per rendere più semplice l’utilizzo degli orologi che fanno più cose oltre a mostrare data e ora. Per Google è un terreno complicato soprattutto da quando Apple ha presentato i suoi smartwatch, che hanno ricevuto critiche molto positive e che sono in vendita da circa un mese negli Stati Uniti: la concorrenza è forte e i modelli di smartwatch prodotti fino a ora con Android non sono stati molto sorprendenti. Google confida di cambiare le cose grazie a una serie di modifiche e di nuove funzioni aggiunte nell’ultimo aggiornamento:

• un nuovo sistema permette di lasciare sempre acceso il quadrante del proprio smartwatch senza incidere più di tanto sul consumo della batteria grazie alla riduzione al minimo della luminosità: è una funzione utile per consultare più facilmente l’ora senza dover fare strani movimenti col polso per svegliare il telefono, ma anche se si devono seguire indicazioni stradali o tenere d’occhio la lista della spesa al supermercato;

• sono stati aggiunti nuovi gesti che si possono fare con il polso per fare scorrere le varie schede o le notifiche sullo schermo senza doverlo toccare;

• è possibile comporre messaggi con emoji disegnandoli direttamente sul quadrante; l’applicazione riconosce il disegno e propone gli emoji che gli assomigliano di più;

• è stato modificato e reso più accessibile l’elenco delle applicazioni e delle notifiche mostrato sul quadrante.

Brillo e Weave
Negli ultimi anni diversi produttori di elettrodomestici, lampadine e altri aggeggi per la casa hanno messo in vendita prodotti che si possono collegare a Internet e che possono essere impostati tramite uno smartphone. Il problema è che raramente questi oggetti dialogano tra loro e di solito fanno capo ad applicazioni separate per essere utilizzati. Google vuole cambiare le cose con una nuova soluzione che permetta ai vari prodotti per la casa di comunicare tra loro e di essere usati più facilmente da chi li possiede. Il progetto si chiama Brillo e comprende un nuovo sistema operativo, che alla sua base ha Android, e una serie di strumenti per fare comunicare gli oggetti che si chiama Weave.

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L’idea è di avere dispositivi che dialogano tra loro, condividono informazioni e si regolano automaticamente, o grazie a un semplice comando inviato da un’unica app sul proprio smartphone. Se per esempio si sta leggendo una ricetta per una torta, si può attivare a distanza il forno e impostarlo alla giusta temperatura per quando dovrà essere infornato l’impasto. Brillo secondo Google ha enormi potenzialità soprattutto per quanto riguarda l’ottimizzazione dei consumi energetici nelle case, perché potrebbe analizzare e gestire meglio l’utilizzo dei sistemi di illuminazione, di riscaldamento, di raffreddamento e per la cottura. Brillo e Weave sono ancora in fase di sviluppo e saranno disponibili a una prima serie di produttori entro fine anno.

Offline
Google ha annunciato una serie di aggiornamenti per alcune sue applicazioni come Google Maps e YouTube per utilizzare alcune delle loro funzioni offline. Le novità, in parte già sperimentate in passato, sono soprattutto pensate per i paesi in via di sviluppo dove le connessioni su rete mobile sono ancora molto lente. Su Google Maps è possibile salvare una mappa e utilizzarla senza connessione per trovare informazioni geografiche, sui locali in città e per avviare il navigatore satellitare. Tramite YouTube si possono invece salvare video da vedere offline quando non si dispone di una connessione.

In sintesi
A parte Google Foto, quest’anno Google non ha presentato grandissime sorprese, ma ha comunque messo le basi per i suoi passi futuri dedicati quasi interamente ai servizi online e solo marginalmente all’hardware (in passato Google I/O era anche un’occasione per presentare nuovi smartphone e tablet). La scommessa più grande continua a essere la possibilità di portare Android ovunque, dalle automobili alle case, e di rendere Google Now sempre più intelligente: almeno quanto il computer di Star Trek.