Due donne in un centro di recupero per malati di AIDS in Russia. (ALEXANDER NEMENOV/AFP/Getty Images)
  • Mondo
  • lunedì 25 Maggio 2015

L’epidemia di HIV a Mosca

Nella capitale della Russia il numero di malati continua a crescere, per via di politiche obsolete e scarsa attenzione per la prevenzione del contagio

Due donne in un centro di recupero per malati di AIDS in Russia. (ALEXANDER NEMENOV/AFP/Getty Images)

Mosca, la capitale della Russia, è coinvolta da alcuni anni da una grossa epidemia di HIV. Per quanto il numero dei contagi naturalmente non sia paragonabile a quello dell’Africa Subsahariana, la Russia è oggi uno dei pochi paesi in cui il numero dei malati è in crescita costante e non in calo. Scrive il Guardian che negli ultimi cinque anni il numero dei russi affetti da HIV è quasi raddoppiato: nel 2010 si contavano 500.000 contagiati in città mentre oggi se ne contano 930.000, e il numero reale è probabilmente molto più alto. In questi anni almeno 192.000 persone sono morte di AIDS. Secondo le stime ufficiali di questo passo tra cinque anni in Russia ci saranno almeno due milioni di sieropositivi.

Le cause dirette sono due grossi problemi particolarmente diffusi in Russia. Innanzitutto l’utilizzo di droghe per via endovenosa, soprattutto eroina, diffuso soprattutto nelle periferie della città: lo scambio di aghi non sterilizzati è uno dei fattori scatenanti del contagio. La diffusione della tossicodipendenza in Russia è di difficile risoluzione, anche a causa della mancanza di un piano di recupero medico e sociale, ed è ormai una specie di circolo vizioso: le terapie di sostegno a base di metadone, diffuse nella maggior parte dei paesi occidentali, in Russia sono considerate illegali; i nomi dei tossicodipendenti vengono iscritti in un registro apposito. Il risultato è che nessuno assume i tossicodipendenti e gli ex tossicodipedenti, che non riuscendo a trovare lavoro non riescono neanche a reintegrarsi normalmente nella società e restano emarginati. L’altra causa della diffusione della malattia è il sesso senza protezioni. «Nella maggior parte dei casi i russi non sono sposati e cambiano partner di frequente senza prendere le dovute precauzioni», ha detto Ilya Lapin, attivista per la prevenzione dell’AIDS in Russia.

Alla base di tutto c’è la mancanza di una politica di prevenzione capillare. Vadim Pokrovsky, responsabile del centro AIDS di Mosca, ha detto alla BBC che mancano i fondi necessari e che il governo russo si ostina a portare avanti una politica a tutela dei valori familiari tradizionali che non è al passo con i tempi e rimuove il problema. l fondi per la lotta contro la malattia quest’anno sono aumentati, ma per la maggior parte vengono utilizzati per le terapie antiretrovirali e non per la prevenzioni: per tenere in vita chi è già malato, insomma, e non per evitare che nuove persone si ammalino. «Abbiamo bisogno di molti più soldi da investire nella prevenzione, di nuove leggi sul metadone e di un nuovo modo di trattare la vita provata delle persone», ha detto sempre Pokrovsky, che ha provato anche a proporre l’inserimento di un programma di educazione sessuale approfondito nelle scuole russe. La sua proposta è stata respinta.

Per sopperire alle mancanze del governo, alcuni gruppi di volontari si danno da fare per le strade di Mosca: cercano di lavorare sulla prevenzione e sulla sensibilizzazione, parlando con i soggetti considerati più a rischio e distribuendo aghi puliti e profilattici. Uno di questi è il gruppo della Fondazione Rylkov: ha uno staff composto da 15 persone, nella maggior parte dei casi ex tossicodipendenti che hanno avuto problemi con le droghe e sono riusciti a uscirne, che si appostano fuori dalle farmacie delle periferie. Sono comunque in pochi e il loro impatto non è sufficiente a contrastare realmente la crescente diffusione dell’HIV nella città. Questi volontari però non lavorano solo per strada: si impegnano anche a redigere relazioni e statistiche da inviare al presidente Vladimir Putin e al governo russo, nella speranza che finalmente il problema venga preso seriamente in considerazione: «organizzazioni come la nostra lo informano, gli scrivono, gli inviano dei report. Lui continua a non ascoltarci, ma noi continueremo a scrivergli», ha detto Ilya Lapin.