• Cultura
  • Questo articolo ha più di sette anni

Di che cosa parla “Youth”

Non proprio della vecchiaia, spiega Paolo Sorrentino in una bella intervista di Concita De Gregorio

Youth – La giovinezza è il nuovo film del regista italiano Paolo Sorrentino, presentato al festival di Cannes il 20 maggio. In un’intervista per Repubblica con Concita de Gregorio, Sorrentino ha raccontato un po’ sul nuovo film: più che della vecchiaia, dice, parla “di memoria e di assenza. Di cosa resta, nel ricordo, dei gesti di una vita quando la vita finisce. Cosa resta di un padre”. Sorrentino racconta infatti della sua infanzia e di aver perso i genitori quando aveva 17 anni, e dice di essere spaventato dal pensiero di cosa si ricorderebbero i suoi figli di lui se dovesse morire ancora giovane. Youth – La giovinezza è al cinema in Italia da mercoledì 20 maggio.

Albergo sul mare, ultimo piano. In terra una palla da calcio di pezza per giocare con Carlo, 12 anni. Nell’altra stanza Anna, 18, si stira i capelli. Seduto in terrazza Paolo Sorrentino guarda i figli dalla porta a vetri. “Crescono. Bello, sì, ma anche un segreto dispiacere. Essere padre mi piace tanto, e non so bene come si fa il genitore quando diventano grandi”. Non lo sa. Aveva 17 anni quando i suoi genitori sono morti. “Sono stato solo figlio bambino, ragazzo. Mai figlio adulto”. È di questo che parla il suo film – la vecchiaia è uno schermo. Di memoria e di assenza. Di cosa resta, nel ricordo, dei gesti di una vita quando la vita finisce. Cosa resta di un padre.

Michael Caine dice a proposito della figlia: non ricordo niente della mia infanzia, anche lei dimenticherà. Ho fatto tanti sforzi per un risultato insignificante.
“È questo. I miei sono morti da 26 anni. Ho passato più tempo senza di loro che con loro e mi trovo adesso nel punto esatto della vita in cui si trovava mio padre quando se n’è andato. Mia figlia ha 18 anni. Se rimanesse sola oggi cosa ricorderebbe, da adulta, dei nostri giorni insieme? È un pensiero che mi ha ossessionato come una malattia. Ho cominciato a scrivere per liberarmene. Due anni fa, nell’agosto dopo la Grande bellezza, esattamente quando lei è arrivata alla soglia che ho dovuto attraversare io alla sua età”.

(Continua a leggere sul sito di Repubblica)