Cosa succede quando scrivete vù vù vù punto ilpost punto it

La sorprendente storia del DNS, un grande elenco telefonico che amministra i domini di Internet, e che sta per cambiare

di Danielle Kehl - Slate

Ogni giorno scrivete decine di URL (come ilpost.it) nella barra degli indirizzi del vostro browser per andare sui siti dove leggete le notizie, controllate le email, accedete all’home-banking e fate acquisti online. Ma è probabile che non siate a conoscenza del complesso sistema di nomi e numeri che fa funzionare tutto questo dietro le quinte: o della discussione sul piano globale su chi dovrebbe essere responsabile della supervisione di questo sistema quando il governo degli Stati Uniti smetterà di farlo, alla fine del 2015.

Sapevate, per esempio, che il dominio .tv usato dai siti di televisioni e video è in realtà un dominio di primo livello nazionale (TLD) di Tuvalu, una piccola isola che si trova nell’oceano Pacifico? O che le vendite dei diritti su quel dominio per 50 milioni di dollari nel 1998 hanno permesso di finanziare diversi progetti e infrastrutture importanti per Tuvalu? O che .fm, una scelta sempre più popolare per i siti di radio in streaming, appartiene agli Stati Federati di Micronesia? O che fino al 1998 buona parte delle decisioni su questi temi era assunta da un solo ricercatore di informatica della University of Southern California?

tuvalu

La risposta a queste domande è probabilmente no. Poche persone sono a conoscenza del Domain Name System (DNS) di Internet, che aiuta Internet a funzionare su un piano prettamente tecnico. Eppure è un pezzo fondamentale della struttura alla base della Rete: è ciò che assicura che quando scrivi una URL come ilpost.it nel browser, questa ti porti effettivamente al sito che volevi visitare. Questo sistema presto potrebbe finire in mani diverse rispetto a quelle del governo degli Stati Uniti, che dovrà lasciare il suo ruolo di controllore dei DNS.

Tutto cominciò quando gli informatici che usavano la prima versione di Internet ebbero bisogno di un sistema per mandare messaggi che non richiedesse di ricordarsi il Protocollo Internet (IP), un indirizzo numerico assegnato a ogni computer che è collegato nella rete. All’inizio, l’intero sistema era basato su una lista compilata da una singola persona che lavorava presso l’Information Sciences Institute della University of Souther California. Jon Postel – conosciuto da molti come il “Dio di Internet” per il contributo che diede ai primi sviluppi della Rete – aveva utilizzato una sorta di rubrica molto simile a quella usata per i numeri di telefono, annotando manualmente il nome di ogni computer sulla Rete e il suo corrispondente indirizzo IP. Ben presto Postel e alcuni suoi colleghi si resero conto che fosse necessario un sistema più efficiente per la gestione degli indirizzi, considerata la velocità cui si stava espandendo la Rete. Per questo motivo crearono il DNS, che organizza e raggruppa i nomi in modo gerarchico in diversi domini (come per esempio .com e .edu) e che mantiene le informazioni necessarie per risalire dai nomi agli indirizzi numerici IP, utilizzando un certo numero di computer (server) collegati a Internet e sparpagliati in giro per il mondo.

Anche se il sistema continuò a ingrandirsi e a diventare più complesso tra gli anni Ottanta e Novanta, Postel era ancora il punto di riferimento principale per coordinare buona parte del lavoro intorno agli indirizzi Internet di tutto il mondo – all’epoca tutto ciò che terminava con .com, .net., .org, o .edu – con l’aiuto di diverse organizzazioni e il beneplacito del governo degli Stati Uniti. Fu Postel, per esempio, ad assegnare un codice di due lettere alle nazioni del mondo, che è poi il modo in cui Tuvalu ottenne il .tv o l’Italia il suo .it. Per dare un certo tono di ufficialità alla cosa, si faceva riferimento a Postel parlando di IANA (“Internet Assigned Numbers Authority”), anche perché come dice il docente di Harvard Jonathan Zittrain: “Man mano che i protocolli venivano compilati, pareva un po’ troppo informale scrivere in un documento che ‘beh di questa cosa se ne occupa un tizio che si chiama Jon’”.

Verso la fine degli anni Novanta, questo sistema di coordinamento dei DNS divenne sempre più difficile da sostenere, specialmente in seguito alla bolla economica di Internet che contribuì alla nascita in pochissimo tempo di una enorme quantità di siti e di servizi. Nel 1998, rispondendo a una richiesta del governo statunitense che fino ad allora aveva appoggiato il lavoro di Postel e della IANA, si decise di formalizzare l’intero sistema di gestione. Fu istituita un’organizzazione senza scopo di lucro chiamata Internet Corporation for Assigned Names and Numbers (ICANN) allo scopo di “regolamentare il sistema dei nomi e degli indirizzi di Internet”. Buona parte delle attività legate al DNS furono messe sotto la responsabilità dell’ICANN, che sarebbe dovuta diventare il punto di riferimento per quanto riguarda le regole su nomi, numeri e protocolli che fanno funzionare Internet. Il cambiamento avvenne il primo dicembre 1999, ma se ne accorsero concretamente in pochi: il DNS continuò a funzionare come aveva fatto fino al giorno prima.

Per essere certi che le cose continuassero a girare nel modo giusto, il governo statunitense decise di ritagliarsi comunque un ruolo di controllore attraverso il suo ministero del Commercio, che strinse un contratto con l’ICANN. Fu definito un patto di natura “tecnica” e “amministrativa”, perché di fatto il ministero non aveva praticamente alcun controllo: doveva solo assicurarsi che l’ICANN seguisse le regole che si era imposto. A marzo del 2014 le cose sono cambiate, quando era diventato evidente che non aveva più senso che ci fosse un solo governo a supervisionare il sistema ormai usato da miliardi di persone in giro per il mondo. Il ministero del Commercio si è tirato indietro, annunciando che non avrebbe più rinnovato il contratto in scadenza quest’anno.

Ora si sta lavorando alla creazione di un organismo di controllo internazionale e non governativo che possa assolvere ai compiti di controllo di cui l’ICANN ha bisogno, per dare ulteriori garanzie a chi usa Internet. Le parti coinvolte ne stanno discutendo e il processo dovrebbe concludersi verso la fine del prossimo settembre. Il passaggio del DNS dalla supervisione del governo statunitense a una nuova entità internazionale segnerà un momento importante nell’evoluzione di Internet, e se avrà successo sarà la dimostrazione che alcune risorse fondamentali per fare funzionare la Rete possono essere effettivamente gestite a livello internazionale. È per questo motivo che il settore privato, la società civile, i governi del mondo e la comunità informatica hanno appoggiato con entusiasmo l’iniziativa; ma trattandosi di un processo complicato sia dal punto di vista tecnico sia dal punto di vista legale, è difficile portare avanti una discussione pubblica e informata su cosa bisognerà fare per far funzionare la transizione della IANA.

Una transizione di successo risulterà invisibile a buona parte degli utenti, ed è una buona cosa. Ma per arrivarci, dobbiamo assicurarci che alcuni temi legati alla responsabilità delle parti in causa siano risolti, perché se la transizione della IANA fosse un insuccesso – con il sistema che va in pezzi o che viene mal gestito – ci potrebbero essere gravi conseguenze per la Rete a livello globale. Per esempio, se si finisse con più organizzazioni che si contendono il ruolo di controllori dei nomi e degli IP, potrebbe venire meno il singolo sistema DNS che ha fatto funzionare tutto alla perfezione fino a oggi. Il controllo di DNS potrebbe anche essere usato per fare leva e ottenere più poteri per l’ICANN che vanno oltre il suo mandato prettamente tecnico, e ci sono già alcune prove di questa pressione: per esempio attribuire all’ICANN un ruolo nella complicata gestione del diritto d’autore su Internet. Libero dalla supervisione del governo degli Stati Uniti, che cosa potrebbe impedire all’ICANN di diventare un organismo globale del diritto su Internet, un ruolo per il quale l’organizzazione stessa non è stata pensata e che è molto distante dal compito principale di mantenere in funzione il DNS?

La chiave per il successo è fare in modo che l’ICANN rimanga sotto la supervisione di un organismo internazionale, cosa che è ampiamente discussa da tempo e che fa parte degli intenti per la sua transizione quando smetterà di esercitare il suo ruolo il governo degli Stati Uniti. Se saremo fortunati, e quando tutto sarà finito, molte persone non si saranno nemmeno rese conto che il cambiamento è avvenuto.

©2015 Slate

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