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  • domenica 10 Maggio 2015

I truffatori informatici del Ghana

BBC è tornata a raccontare il fenomeno sociale dei "Sakawa Boys": tra la criminalità internazionale, la moda giovanile e la magia nera

Se possedete una casella mail avete ricevuto almeno una volta una lettera proveniente da un principe nigeriano (o da un uomo d’affari del Congo o un funzionario del governo della Guinea) in cui vi veniva chiesto di inviare del denaro per sbloccare un carico di diamanti, acquistare azioni di una miniera d’oro o qualcosa di simile, o salvare una qualche principessa. In cambio, il principe o il funzionario di turno, vi prometteva non solo di restituirvi fino all’ultimo centesimo, ma di ricompensarvi con cifre enormi per il vostro aiuto. La reazione a queste mail, in genere, è domandarsi chi possa essere così sciocco da cadere in una truffa del genere. La risposta, in realtà, è “molti”: così tanti che, ha raccontato di nuovo in questi giorni BBC, nel Ghana si è creata non solo una professionalità diffusa su questo genere di truffe ma anche un gruppo sociale di truffatori definito da una propria cultura. Si chiamano Sakawa boys, e tra i loro tratti accessori più frequenti indossano jeans aderenti, guidano auto costose e praticano la magia nera.

Sakawa in lingua hausa significa “mettere dentro” e fino a pochi anni fa indicava uno specifico tipo di truffa informatica praticata soprattutto dai nigeriani (che erano i leader africani delle frodi online, noti come “Yahoo boys”). Nel giro di una decina di anni il significato della parola è cambiato e ora si riferisce a tutti gli elementi (vestiti, marche di auto, generi musicali, film) associati ai giovani ghanesi che si sono arricchiti grazie alle truffe online. Si tratta di un fenomeno che nel paese risale a una ventina di anni fa, quando tra la fine degli anni Ottanta e l’inizio dei Novanta decine di migliaia di lavoratori ghanesi furono espulsi dalla vicina Nigeria.

Tornati nel loro paese, molti dei lavoratori ghanesi espulsi dalla Nigeria si dedicarono ad un’attività che avevano imparato dai nigeriani: le frodi via lettera. In sostanza funzionava così: si scrivevano lettere a decine di americani, inglesi o australiani, si raccontava quanto fosse dura la vita in Africa e si aspettava che l’occidentale inviasse regali o soldi. Con l’arrivo di internet questo tipo di attività divenne più semplice, anche perché il Ghana diventò rapidamente uno dei paesi con le telecomunicazioni più efficienti dell’Africa Occidentale. Le mail hanno permesso di elaborare le truffe, di inventare i famosi “principi nigeriani” e tutta un’altra serie di frodi.

Ad esempio, un Sakawa boy ha raccontato a Sammy Darko, corrispondente di BBC Africa, un’altra truffa che a quanto pare funziona molto bene. Per cominciare bisogna fingersi una donna su una chat di incontri. Per farlo, in genere, i Sakawa boys utilizzano filmati di donne riprese mentre scrivono in chat, e poi scrivono ai loro contatti che non hanno il microfono e che quindi sono costrette a scrivere. Con il tempo cercano di sviluppare una relazione romantica e di farsi inviare dei soldi. I Sakawa boys più abili hanno ulteriormente migliorato le loro tecniche e alcuni di loro sono diventati pirati informatici in generale, in grado di compiere truffe con carte di credito false e di rubare password e accessi di conti bancari.

Non è chiaro perché, ma nel corso degli ultimi anni a queste pratiche criminali e alla costruzione di un modello di successo di arricchimento criminale – soprattutto tra i giovani – si è aggiunta anche una componente legata ai culti tradizionali e tribali. O, come la chiamano i sacerdoti cristiani ghanesi, la magia nera. Vice ha realizzato nel 2011 un documentario che racconta come i Sakawa spendano molti soldi per ottenere dagli stregoni locali speciali “capacità persuasive” per raggirare le loro vittime oppure benedizioni per far sì che le loro mail vengano sempre lette dai destinatari. Le relazioni con i culti tradizionali e il denaro hanno reso alcuni Sakawa molto influenti. BBC ha raccontato diversi casi in cui funzionari pubblici sono stati minacciati per aver denunciato dei Sakawa e altri in cui i Sakawa hanno cercato di corrompere un governatore locale per far cambiare il nome al proprio villaggio (la scelta pare fosse tra “Galaxy City” o “La Palmas”).

A parte i funzionari corrotti, il governo del Ghana ha atteggiamenti contraddittori con il fenomeno dei Sakawa. Le frodi online sono uno dei pochi sistemi con cui i giovani ghanesi possono guadagnarsi da vivere (in Ghana la disoccupazione giovanile si aggira intorno al 30 per cento) e questo per il governo è un vantaggio, perché li tiene lontani da eventuali proteste contro l’oligarchia semi-autoritaria che governa il paese. Ma il fatto che nel paese la criminalità online sia così diffusa e di fatto tollerata è anche uno dei motivi principali per cui il Ghana è stato inserito dalle organizzazioni internazionali nella “lista nera” di paesi dove è molto diffuso il riciclaggio di denaro. Questo, a sua volta, ha scoraggiato molti uomini d’affari occidentali ad investire nel paese: avere a che fare con un paese su una “lista nera” è in genere sinonimo di parecchi controlli delle autorità fiscali in patria. Da pochi anni nel paese sono state scoperte nuove riserve di petrolio: le seste più grandi di tutta l’Africa. Per sfruttarle, però, il Ghana ha bisogno di investitori stranieri. Qualche anno fa, un reportage di CNN ipotizzava che quella dei Sakawa fosse una bolla pronta a scoppiare non appena il governo si fosse deciso a rendere il paese nuovamente appetibile per gli stranieri. Da allora sono passati quattro anni, ma, come racconta BBC, i Sakawa non hanno ancora smesso di fingersi giovani donne attraenti o uomini di stato africani bisognosi di denaro, e nessuna maggiore repressione delle loro attività sembra essere stata messa in atto.