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  • sabato 25 aprile 2015

Più di duemila morti nel terremoto in Nepal

È il più forte degli ultimi 80 anni, è stato di magnitudo 7.8 con epicentro vicino alla capitale Katmandu: sta proseguendo la ricerca dei dispersi

Più di 2.400 persone sono morte a causa di un terremoto di magnitudo 7.8 che ha colpito il Nepal alle 12:11 di questa mattina (erano le 8:26 in Italia). L’epicentro del terremoto è stato a circa 80 chilometri a nord-ovest di Katmandu, la capitale del Nepal, e a quindici chilometri di profondità. Almeno 700 persone sono morte soltanto nella capitale. Molti edifici sono crollati e i soccorsi stanno proseguendo per cercare di trovare delle persone ancora vive tra le macerie. Le scosse si sono sentite fino a Nuova Delhi e in altre città nel nord dell’India (a Varanasi alcuni edifici sono stati evacuati). Altre 35 persone sono morte in India, cinque in Tibet e due in Bangladesh. Secondo Reuters, altre otto persone sono morte alle pendici del monte Everest.

Lo United States Geological Survey (USGS) – agenzia federale statunitense – ha scritto che ci sono state più di dieci scosse di terremoto successive alla prima, la più forte di magnitudo comprese tra 4.8 e 6.6. Si tratta del terremoto più forte nella regione negli ultimi 80 anni. Lo USGS ha anche realizzato una simulazione del probabile numero di morti e dei danni economici causati del terremoto. Secondo la stima, ci sono il 65 per cento di probabilità che il numero totale di morti sia tra i mille e i diecimila, mentre le stime dei danni sono comprese tra il 9 e il 50 per cento dell’intero PIL del Nepal.

Tra gli edifici crollati c’è anche Dharahara, una torre di nove piani alta oltre 60 metri che si trova al centro di Sundhara, a Katmandu. Dharahara, che era visitabile al suo interno, è patrimonio dell’UNESCO. Nelle ultime ore circa 180 corpi sono stati estratti dalle macerie della torre. Dai primi resoconti sembra abbiano subito gravi danni anche molti altri degli edifici storici di Katmandu, tra cui diversi templi antichi e il palazzo reale. Gran parte di questi edifici fanno parte, come la torre Dharahara, del complesso dell’architettura di Katmandu, uno dei patrimoni tutelati dall’UNESCO.

Il terremoto ha anche causato una serie di valanghe sul Monte Everest dove alcune centinaia di arrampicatori stavano tentando la scalata. Il New York Times ha riportato quello che ha scritto su Facebook Nima Namgyal Sherpa, una guida turistica locale: «Molti campi sono stati spazzati via dalle vibrazioni e dallo spostamento d’aria causato dalla valanga. Tutti i medici che si trovano qui stanno cercando di fare del loro meglio per salvare i feriti». Almeno dieci persone sono morte nella valanga, secondo il ministero del Turismo nepalese. Ci sono inoltre notizie non confermate che almeno un’ottantina di persone sarebbero state coinvolte nelle varie valanghe. Un alpinista rumeno che si trova in uno dei campi base sulla montagna ha scritto su Twitter che ci sono numerosi morti e feriti e che molte persone rischiano la vita se non arriveranno rapidamente dei soccorsi.


Il primo ministro indiano Narendra Modi ha detto che il suo governo sta ancora cercando di avere informazioni precise su quello che è accaduto. Intanto dall’India sono già partiti i primi voli aerei carichi di aiuti umanitari. La radio nazionale nepalese ha chiesto alle persone di uscire dagli edifici perché si temono ulteriori scosse. L’ufficio delle Nazioni Unite per gli affari umanitari nell’Asia e nel Pacifico (OCHA) ha scritto su Twitter: «Edifici crollati, si temono centinaia di persone intrappolate e ferite, la rete telefonica ha dei problemi. Il nostro team è pronto a cominciare i soccorsi».

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