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  • lunedì 13 aprile 2015

Le pene per i militari di Blackwater

Una guardia privata è stata condannata all'ergastolo, le altre tre a 30 anni di carcere: sono state giudicate colpevoli dell'omicidio ingiustificato di 14 iracheni nel 2007

Nicholas Slatten, una delle quattro guardie private che lavoravano per Blackwater Worldwide, è stato condannato a Washington da un tribunale statunitense all’ergastolo e suoi tre colleghi a 30 anni di carcere ciascuno per il loro ruolo nell’uccisione di 14 iracheni al mercato di piazza Nisour a Baghdad nel 2007. Blackwater — ora conosciuta con il nome Academi – è una società militare privata tra le più grandi al mondo, nonché il contractor di riferimento del Dipartimento di Stato degli Stati Uniti, a cui fornisce un migliaio di ex militari impiegati in conflitti come quello iracheno. La sentenza di colpevolezza nei riguardi delle quattro guardie private era stata emessa nell’ottobre del 2014, ma non erano state ancora decise le pene.

La strage a Bagdhad del 2007
Il 16 settembre 2007 alle quattro guardie di Blackwater fu ordinato di recarsi in piazza Nisour, a Baghdad – una zona che era stata attaccata da poco – e verificare che fosse tutto tranquillo in vista del passaggio di un convoglio del Dipartimento di Stato. Le guardie in seguito diedero la loro versione della storia: un’automobile della Kia con a bordo una donna e un bambino aveva cominciato ad avvicinarsi lentamente contromano, ignorando l’ordine di liberare la strada e pure gli spari di avvertimento (un minimo di contesto: erano anni in cui gli attentati esplosivi con autobombe erano frequentissimi). Un poliziotto iracheno aveva affiancato l’auto: le guardie lì per lì non avevano capito se lo avesse fatto per accertarsi di cosa ci fosse all’interno o per spingerla (capitava anche che gli attentatori si vestissero da poliziotti o lo fossero). L’auto comunque non si era fermata e le guardie di Blackwater avevano sparato verso la Kia, uccidendo i due passeggeri e il poliziotto. I militari avevano lanciato poi granate stordenti per far scappare gli altri eventuali presunti attentatori. Un gruppo di agenti della polizia irachena, scambiando le granate stordenti per granate normali e vedendo il loro collega morto, aveva allora aperto il fuoco verso gli uomini di Blackwater, che a loro volta avevano risposto con ulteriore violenza. Alla fine morirono 17 persone: i due occupanti dell’auto, il poliziotto e altre 14.

Il governo e la polizia iracheni dissero da subito che gli spari non erano stati provocati e che le uccisioni erano state volontarie: insomma, che non si era trattato di un incidente. Anche una successiva inchiesta dell’FBI stabilì che soltanto la morte dei due occupanti dell’auto e del poliziotto poteva considerarsi in qualche modo “giustificata”, ma non le altre 14. Tuttavia le prove forensi e la balistica non riuscirono a collegare nessun militare alle vittime: per questo l’inchiesta si basò in seguito sulle dichiarazioni dei testimoni, che a loro volta avevano dato versioni contrastanti e poco credibili.

Il caso creò un serio problema diplomatico tra Iraq e Stati Uniti, e fece crescere ulteriormente le critiche della popolazione americana verso il governo statunitense. C’era poi la questione dell’uso dei contractors in generale – e Blackwater in particolare – che è sempre stata molto ambigua e controversa. I contractors, non facendo parte dell’esercito regolare statunitense e di fatto essendo “mercenari”, erano sottoposti a regole diverse sul campo di battaglia (in molti hanno sostenuto che non ne avessero proprio, di regole). E venivano visti come un simbolo dell’aggressività militare degli Stati Uniti.

La sentenza di ottobre 2014
I militari di Blackwater erano stati condannati lo scorso ottobre, con una sentenza decisa dopo 28 giorni di camera di consiglio da una giuria federale che ha analizzato i fatti avvenuti a Baghdad e ha deciso di considerarli un atto criminale. La giuria ha riconosciuto colpevoli le quattro guardie su quasi tutte le 32 imputazioni di cui erano accusate. Nicholas Slatten, che l’accusa ha ritenuto responsabile per l’inizio della sparatoria, è stato condannato per omicidio di primo grado. Paul Slough, Evan Liberty e Dustin Heard sono stati condannati per omicidio volontario (meno grave dell’omicidio di primo grado: in questo caso si ritiene che il reato sia stato commesso in un particolare stato d’ira determinato da una provocazione altrui), tentato omicidio e possesso di armi da fuoco. Un quinto contractor, Jeremy Ridgeway, si era già dichiarato colpevole di omicidio volontario e aveva collaborato con l’accusa.

Foto: le quattro ex guardie private di Blackwater, da sinistra Dustin Heard,
Evan Liberty, Nicholas Slatten e Paul Slough – AP Photo