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  • lunedì 13 Aprile 2015

L’Australia vuole sospendere i sussidi alle famiglie che non vaccinano i figli

Una nuova norma dovrà essere votata dal Parlamento, ma sono già d'accordo sia governo che opposizione: chi non vaccina i figli perderà l'equivalente di 10mila euro

Il primo ministro australiano Tony Abbott ha annunciato l’intenzione di sospendere i sussidi e gli assegni statali alle famiglie che non faranno somministrare i vaccini ai loro figli: «I cittadini possono, se lo vogliono, opporsi alla vaccinazione dei loro bambini, ma se non fate vaccinare i vostri bambini, a meno che non sia per motivi strettamente religiosi o medici, non avrete diritto ai sussidi statali». La nuova regola – che dovrà essere votata dal Parlamento, ma che è condivisa anche dall’opposizione – dovrebbe entrare in vigore dal primo gennaio 2016 e potrebbe costare a ogni famiglia in un anno, in termini di perdita di sussidi, fino a 15 mila dollari australiani per ogni figlio: cioè più di 10 mila euro.

Anche se il tasso di vaccinazioni in Australia è elevato (supera abbondantemente il 90 per cento), circa 39 mila bambini al di sotto dei sette anni non sono vaccinati. In alcuni casi si tratta di bambini che non possono essere vaccinati per allergie e altre malattie, e proprio per tutelarli è importante che siano vaccinati tutti gli altri. Negli ultimi dieci anni però in Australia l’obiezione di coscienza sui vaccini è aumentata, e ci sono circa 24 mila bambini i cui genitori hanno firmato un modulo che testimonia la loro “obiezione di coscienza” ai vaccini per motivi personali, ideologici, religiosi o medici. Questo modulo – che richiede comunque una consultazione preventiva con un medico – era finora necessario per presentare la richiesta dei sussidi e dei fondi che lo Stato assegna alle famiglie che decidono di fare un figlio.

La nuova legislazione, una volta votata ed entrata in vigore, continuerà a permettere di rifiutare i vaccini ma restringerà notevolmente le possibilità di farlo. Abbott ha detto che «la scelta di non immunizzare i propri figli non è supportata da alcuna politica pubblica o ricerca medica» e che «un simile comportamento non dovrebbe essere supportato dai contribuenti sotto forma di sussidi per l’infanzia».

Saranno esclusi da questa futura legge i bambini che non possono essere vaccinati per motivi medici e quelli affiliati a un gruppo religioso il cui statuto presenta un’obiezione formale riconosciuta dal governo federale: in Australia c’è una sola organizzazione che ha questo riconoscimento ma il ministro dei Servizi Sociali, Scott Morrison, si è rifiutato di nominarla per timore di fare propaganda tra gli obiettori. Sempre secondo Morrison, le famiglie esentate saranno «nell’ordine delle migliaia» in tutta l’Australia, e saranno circa 14 mila su 39 mila i bambini che potrebbero essere vaccinati a seguito delle modifiche annunciate.

Il principio su cui si basa la nuova decisione del governo australiano è che la vaccinazione non va considerata come una scelta individuale ma come una responsabilità nei confronti dell’intera comunità. Dean Robertson, medico australiano, ha scritto un articolo a favore della decisione di Abbott sul quotidiano Sydney Morning Herald spiegando come i bambini non vaccinati abbiano comunque un beneficio dalla cosiddetta herd immunity, “immunità di gruppo”, dal fatto cioè che quando la maggior parte della popolazione è vaccinata contro una determinata malattia si riduce la circolazione dei virus e diminuisce anche la possibilità che i non vaccinati possano ammalarsi. Ma tale protezione dovrebbe essere riservata ai bambini che davvero non possono essere vaccinati (i neonati, i bambini in chemioterapia, gli allergici) e non a quelli che potrebbero esserlo, ma non lo sono per una scelta spesso “male informata” dei genitori.