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  • mercoledì 1 aprile 2015

Cosa sta succedendo in Turchia?

L'attacco armato di Istanbul sembra venire da un'altra era della storia del paese, scrive la stampa internazionale, e mostra un altro lato dei problemi del presidente Erdogan

Martedì 31 marzo in Turchia alcuni uomini armati del gruppo marxista-leninista DHKP/C sono entrati in un tribunale di Istanbul prendendo in ostaggio il procuratore Mehmet Selim Kiraz. L’attacco è terminato diverse ore dopo, con un blitz delle forze speciali turche. Kiraz, che stava indagando sulla morte di Berkin Elvan, un giovane turco ucciso durante le proteste anti-governative al parco Gezi di Istanbul nel 2013, è morto in serata in ospedale. Oggi invece un uomo armato è entrato nell’ufficio di Istanbul dell’AKP, il partito conservatore al governo, e ha appeso una bandiera rossa a una finestra (la bandiera non è ancora stata identificata). L’uomo è stato arrestato poco dopo dalla polizia. Nel pomeriggio sono stati sentiti dei colpi di arma da fuoco di fronte a una stazione di polizia di Istanbul: BBC scrive che la polizia ha sparato a due uomini armati. Ayla Albayrak del Wall Street Journal ha scritto che il governatore di Istanbul ha detto che uno dei due assalitori era una donna: ha tentato di farsi esplodere ma è stata uccisa dalla polizia. Il secondo assalitore è scappato.

Ieri molte province della Turchia sono state interessate da cali di corrente elettrica e blackout, i peggiori nel paese dal 1999: il primo ministro turco Ahmet Davutoğlu ha detto che stanno proseguendo le indagini per capire che è successo, ma il governo non esclude un attacco terroristico. Tra i vari episodi non è stato per ora confermato alcun legame.

Il New York Times ha scritto che la crisi “ha evocato in Turchia fantasmi e traumi recenti”. DHKP/C, il gruppo marxista che ha compiuto l’attacco al tribunale di Istanbul, è nato e cresciuto nel corso degli anni Settanta, un periodo di grande violenza politica nel paese. Nel giro di pochi anni, specialmente dal 1976 al 1980, gli scontri tra gruppi ultranazionalisti di estrema destra e gruppi di estrema sinistra provocarono circa 5mila morti. Le violenze si intesificarono anche per le interferenze di Unione Sovietica e Stati Uniti, che negli anni della Guerra Fredda cercarono di aumentare la loro influenza in Turchia, uno dei paesi europei più importanti dal punto di vista strategico. Gli scontri tra estrema destra ed estrema sinistra diminuirono dopo il 1980, quando Kenan Evren, il militare e capo dello staff generale della Turchia, guidò un colpo di stato portò al potere l’esercito per i successivi tre anni: i golpe non sono stati rari nella storia della Turchia, in cui tradizionalmente l’esercito è visto come “custode della laicità dello Stato” e politicamente vicino più alla sinistra che alla destra.

Ragip Soylu, giornalista per il quotidiano filo-governativo Sabah, ha scritto su Twitter: «Penso che la Turchia potrebbe essere l’unico paese del Medio Oriente ad avere un gruppo militante dei tempi della Guerra Fredda che compie attacchi terroristici». Nonostante DHKP/C abbia raggiunto la sua massima forza durante gli anni di tensione della Guerra Fredda, l’attacco al tribunale di Istanbul è stato legato alle grandi proteste contro il governo di Erdogan del maggio del 2013. In particolare durante il sequestro gli uomini armati hanno detto di voler processare di fronte a un “tribunale popolare” il procuratore che stava indagando sulla morte di Berkin Elvan, che Erdogan aveva definito un “terrorista”. Da circa due anni le tensioni tra opposizioni turche – rappresentate in parte dalle proteste del parco Gezi – e il presidente Erdogan si sono sommate alle tensioni tra Erdogan e l’esercito: i militari turchi si sono fatti garanti nel corso degli anni della stabilità e della laicità dello stato turco, intervenendo sia per riportare l’ordine (come è successo nel 1980) sia per contrastare i movimenti islamisti, come è successo nel corso degli ultimi 15 anni con l’AKP di Erdogan.

La situazione politica della Turchia è molto difficile da capire, anche per la capacità di gruppi esterni di influenzare i centri di potere del paese. Dalla fine del 2013, per esempio, il presidente Erdogan è stato accusato di essere coinvolto in diversi scandali di corruzione che hanno colpito il suo partito e che hanno portato anche alla pubblicazione di alcune intercettazioni telefoniche che lo riguardano giudicate piuttosto compromettenti. Erdogan ha sempre negato le accuse, dicendo che il responsabile di tutto era Fethullah Gülen, influente studioso turco residente negli Stati Uniti e fondatore del movimento Hizmet (“servizio”), un movimento islamista turco che comprende diversi esponenti della magistratura. Le ultime vicende sembrano avere aggiunto alla complicata tensione della Turchia le violenze di DHKP/C.

nella foto: il presidente turco Recep Tayyip Erdogan in visita al palazzo presidenziale di Bucarest, in Romania. (AP Photo/Vadim Ghirda)

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